Napoli, la faida tra gli ex vassalli del clan Lo Russo: in via Janfolla scatta il coprifuoco

di Nico Falco

Nessuna telecamera, nessun testimone. A ventiquattr'ore dal duplice omicidio di mercoledì sera le forze dell'ordine partono da una sola certezza: chi ha armato la mano dei sicari è qualcuno che sta cercando di riconquistare l'impero che era stato dei Lo Russo e che adesso è al centro di spietate lotte di potere tra gruppi nemici ed ex sodali affrancatisi dopo l'implosione del clan. I carabinieri della compagnia Vomero hanno acquisito alcune telecamere di sorveglianza del quartiere, nella speranza che in quelle immagini siano stati immortalati i killer in fuga. Sul punto dell'agguato, invece, non c'è nessuna telecamera. E nessuno si è fatto avanti per raccontare.
 

Come succede spesso, quasi sempre, quando la firma dietro gli omicidi è chiara: è una questione di camorra e in questi casi la prima regola è quella dell'omertà. Il terrore di una ritorsione è ancora più forte quando lo scenario dietro il fatto di sangue è quello che per decenni è stato il feudo del boss e che, ancora oggi, ricopre un ruolo centrale nelle lotte di potere che si stanno registrando. Nella seconda traversa Janfolla, infatti, abitava Carlo Lo Russo, uno degli ultimi capi del clan, scarcerato nel 2015 e subito protagonista di una violenta guerra col gruppo Mallo e poi coi Genidoni Esposito della Sanità. Scontri che hanno lasciato sull'asfalto anche sangue innocente, come quello di Genny Cesarano, ucciso da una paranza dei Lo Russo che era arrivata in piazza Sanità per rispondere al fuoco degli Esposito, che poco prima erano andati a fare una stesa a Miano.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Venerdì 9 Febbraio 2018, 10:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP