Napoli. Il capo dei Barbudos ucciso per i legami con il boss della Sanità

Mercoledì 8 Giugno 2016 di Leandro Del Gaudio
Napoli. Il capo dei Barbudos ucciso per i legami con il boss della Sanità

Si era rintanato lì a Ponticelli, a dieci chilometri di distanza dai vicoli del rione Sanità, lontano dalla faida delle Fontanelle, dalla guerra aperta tra i clan del centro storico. Da alcune settimane soggiornava qui, nei pressi del lotto zero di Ponticelli, in attesa di notizie e strategie a stretto giro, ma la sua sagoma non era passata inosservata. Killer inesorabili: Raffaele Cepparulo, 24 anni, è stato centrato e ucciso sul colpo, pagando con la vita la sua fedeltà ad Antonio Genidoni, uno degli emergenti del rione Sanità arrestato come mandante della strage di via delle Fontanelle, lo scorso aprile alla Sanità. Piombo e sangue, terrore e morte a Napoli est, le vittime sono due. Nello stesso agguato è rimasto ammazzato anche un ragazzo incensurato: si chiamava Ciro Colonna, 19 anni, che era a poca distanza da Cepparulo, all’interno di un circoletto abusivo frequentato anche da soggetti in odore di camorra.

Inutile la corsa all’ospedale Villa Betania, dove i medici si sono limitati a constatarne il decesso, probabile che Colonna non fosse il target numero uno del raid: probabile che sia finito nel volume di fuoco dedicato a Cepparulo, pagando con la vita una frequentazione sbagliata. Anche in passato - emerge dalle fonti di pg - il ragazzo era stato controllato a Ponticelli, assieme ad altri pregiudicati del posto. Scenario di morte in città, in una guerra che straripa da un quartiere all’altro. Inchiesta coordinata dal pm anticamorra Antonella Fratello, si scava sul profilo di Cepparulo: da almeno un anno era conosciuto come esponente dei cosiddetti «barbudos», per il look stile Isis (barba folta e viso rabbioso) che lo ha contraddistinto assieme ad altri tre presunti soci. Ricordate la storia dei quattro «barbudos» della Sanità? Furono arrestati dai carabinieri un anno fa mentre - armati - si recavano a compiere un probabile agguato: fermavano tutte le Fiat Panda che passavano a un varco designato, in attesa di colpire uno della paranza opposta. Ma furono arresti cancellati nel giro di poco tempo. In cella, Cepparulo ci era rimasto sei mesi, per poi essere scarcerato (assieme ai tre presunti complici) per decorrenza dei termini.

Una svolta inattesa, imprevedibile: per loro, in sede di Riesame, era caduto l’aggravante della finalità mafiosa, e si era ristretto il tempo a disposizione della Procura per chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio. Non solo tecnicismi, ma materia vivente, che ha fatto rimbalzare sul territorio soggetti indicati dalla Dda di Napoli come altamente a rischio. Liberi di agire nella città polveriera. Il resto lo dicono le foto postate su Facebook, repertorio immancabile per i nuovi camorristi, come emerge dal profilo di Raffaele Cepparulo: un tatuaggio al collo che riproduce la scritta «Antonio Genidoni» (oltre ad armi e messaggi di morte), in segno di fedeltà al presunto boss emergente della Sanità, a sua volta legato a Pietro Esposito (ucciso lo scorso novembre) e a una serie di «fuoriusciti» dal quartiere del centro storico.

Ultimo aggiornamento: 20:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA