Napoli. Città della Scienza: «Inquirenti in difficoltà spostano l'attenzione»

Napoli. Città della Scienza: «Inquirenti in difficoltà spostano l'attenzione»
di Davide Cerbone
Domenica 20 Settembre 2015, 10:14 - Ultimo agg. 10:15
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È amareggiato, Enzo Lipardi. Amareggiato e contrariato, per dirla con eleganza. «La verità è che in questa città fa comodo pensare che nella melma siamo tutti uguali», risponde dalla Cina, dove su incarico del Miur, Città della Scienza sta coordinando le relazioni tra università, centri di ricerca e aziende di Cina e Italia in materia di innovazione tecnologica.

A rovinargli la trasferta sono le polemiche sul risarcimento di 18 milioni erogato dall'assicurazione a copertura dei danni provocati dall'incendio del 4 marzo 2013 e iscritto nel documento di esercizio 2014. Una bella boccata d'ossigeno per i conti della Fondazione Idis. «Guardi, io proprio non capisco di cosa si parli: è un caso inventato sul nulla - risponde con il tono venato di disappunto il consigliere delegato di Città della Scienza -. Basti pensare che noi stessi alcuni mesi fa avevamo annunciato pubblicamente l'accordo con l'assicurazione. E poi, i nostri bilanci li abbiamo pubblicati ad aprile. Allora mi domando: chi, dopo 5 mesi, ha interesse a far venire fuori una non-notizia del genere?».



Lei un'idea se l'è fatta?

«La risposta per me è chiarissima: sono passati due anni e mezzo dall'incendio e nonostante il fatto che la Procura per mesi sia venuta a chiederci carte tutti i giorni le indagini sono ancora ferme. Si trattava di una normale dialettica e noi abbiamo offerto tutta la collaborazione possibile, con estrema trasparenza. Il risultato è stato un nulla di fatto. Si vede che, a questo punto, la cosa più facile è adombrare il sospetto di un interesse interno e trasformare le vittime in carnefici. Siamo molto, molto arrabbiati».



Insomma, secondo lei la Procura sta cercando di togliersi lo scuorno da faccia?

«Senta, io so che il Tribunale del Riesame ha detto agli inquirenti: vi siete concentrati su un povero Cristo (il custode Paolo Cammarota, ndr), mentre un pentito ha affermato che già tra il 2008 e il 2009 i clan di Bagnoli avevano deciso di bruciare Città della Scienza. Hanno fatto una brutta figura e sono in difficoltà, forse c'è bisogno di spostare l'attenzione. Ma una cosa dev'essere chiara: se vogliono archiviare le indagini, noi non ci stiamo. Vogliamo sapere la verità e andremo fino in fondo».



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