Napoli, i commercianti del centro storico:
«Noi già in lockdown da mesi»

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Antonio Folle

A poche ore di distanza dal varo, da parte del Governo, del nuovo "Decreto Ristoro", che prevede uno stanziamento di 6,8 miliardi di euro che andranno suddivisi tra le categorie più colpite dai Dpcm che prevedono chiusure totali o anticipate - bar, ristoranti e alberghi in primis - i commercianti del centro storico di Napoli lanciano un vero e proprio allarme. Da diversi mesi, infatti, il commercio cittadino sta subendo una fortissima contrazione causata dalla diminuzione del turismo in città e, più in generale, da un diffuso pessimismo che spinge le famiglie a ridurre i consumi.

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Settembre, un mese "vitale" per tantissime attività che speravano proprio nell'avvio delle scuole per rilanciarsi dopo mesi di lockdown, è stato decisamente un settembre nero sul fronte del commercio. L'incertezza che regna anche sul fronte dell'apertura delle scuole ha inciso tantissimo sugli acquisti e sono ormai in tantissimi i commercianti che devono fare i conti con i magazzini pieni di merce invenduta.

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Un passo dalla catastrofe, e non potrebbe essere altrimenti con incassi che si attestano su una media di 100 euro al giorno, per migliaia di piccole attività che rischiano di abbassare definitivamente le serrande in caso di nuovo lockdown.

«Lo stiamo dicendo da settimane - ha affermato Rosario Ferrara del Consorzio Toledo-Spaccanapoli - che se proprio si doveva arrivare al lockdown bisognava chiudere prima in modo da consentire la riapertura per il periodo natalizio. Invece con i vari tentennamenti di Governo e Regioni si stanno creando i presupposti per una chiusura durante il periodo di Natale, la mazzata finale per centinaia di piccoli commercianti che non potrebbero resistere ad una botta così forte. Sono mesi - prosegue Ferrara - che siamo in un lockdown di fatto. Siamo aperti, ma nei nostri negozi non entra nessuno perchè la gente ha paura o perchè non ha soldi da spendere. E nessuno può resistere a periodi così lunghi dove gli incassi si attestano sui 100 euro al giorno. Specie se - continua ancora - ci sono persone che, tra fitto, utenze, dipendenti e materiali hanno spese che si attestano sugli 8000 euro al mese. Il decreto varato dal Governo ha pensato alle categorie colpite dalle chiusure - ha poi concluso Ferrara - ma c'è una enorme categoria di persone che di fatto è già virtualmente chiusa da mesi».

Il comparto del commercio al dettaglio non è il solo ad essere colpito da una crisi galoppante che "morde" da mesi e che rischia di mettere in ginocchio decine di attività nel centro storico di Napoli. L'intero settore dell'artigianato locale è in forte crisi a causa della diminuzione dei flussi turisti e di alcune politiche di sicurezza messe in campo da alcune compagnie di navigazione - è il caso di Msc e di Costa Crociere - che impediscono ai crocieristi di fare acquisti nella quasi totalità dei negozi napoletani.

«Io penso che nemmeno i ristoratori sono contenti dall'ultimo decreto del Governo - afferma Mario Talarico, storico artigiano partenopeo - perchè chi lavora ogni giorno non vuole essere aiutato con le solite mancette, ma vuole essere messo in condizione di lavorare. Ci sono persone che hanno sostenuto costi altissimi per la sanificazione dei loro locali, e ora si dice loro di chiudere accontentandoli con gli sgravi fiscali e con piccole elargizioni che non possono assolutamente bastare a risollevare una economia in crisi da tempo. Chi ha venti o trenta dipendenti come può sperare di risollevarsi con una elargizione una tantum e con la promessa di una nuova cassa integrazione - l'affondo di Talarico - se ci sono migliaia di persone che aspettano ancora la cassa integrazione dello scorso mese di aprile?»,

Il tema della fortissima crisi economica che sta colpendo le attività commerciali napoletane è finito sul tavolo dell'assessore al Commercio Rosaria Galiero che, di concerto con i rappresentanti dei commercianti, sta studiando misure che possano - anche solo momentaneamente - "risollevare" le sorti economiche di attività che, altrimenti, rischiano la chiusura. Allo stato attuale niente ancora è stato definito, ma secondo alcune voci di corridoio palazzo San Giacomo starebbe studiando un provvedimento di sgravi fiscali ad hoc per il mondo del commercio. 

Salvare le miriadi di attività del centro storico non è un imperativo solo dal punto di vista dell'occupazione. Impedire la chiusura di attività - anche storiche - che tengono vivo il centro cittadino è forse l'unico mezzo per impedire la "penetrazione" di gruppi criminali - gli unici che possono disporre di ingenti capitali liquidi da investire - nel tessuto sociale e commerciale partenopeo. 

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