Napoli, allarme Girolamini: dopo il chiostro c'è pericolo di altri crolli

Domenica 12 Luglio 2020 di Ugo Cundari

Al complesso dei Girolamini il Fai quattro anni fa dedicò le giornate di primavera con l’apertura straordinaria della biblioteca, la più antica di Napoli. Quelle giornate, la responsabile regionale Maria Rosaria de Divitiis, ancora se le ricorda. «C’erano file lunghissime, i napoletani si vollero riappropriare di un’istituzione culturale allora sotto sequestro giudiziario per via dei tanti furti sciagurati. Contammo migliaia di persone, comprese molte famiglie con bambini al seguito. Era tale la folla che stabilimmo dei turni per contingentare gli ingressi e non mettere in difficoltà i custodi. Adesso, aver saputo che con questo crollo, invece di andare avanti si è andato indietro, è avvilente» dice la de Divitiis. 

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«I Girolamini sono tra i luoghi del cuore del Fai, non meritano il disinteresse delle istituzioni. Mi fa tristezza e rabbia pensare che uno scandalo di portata così grande come quello che l’ha colpito quando furono scoperti i furti, invece di aver portato più attenzione sul bene e un degno investimento per la sua manutenzione, ha prodotto effetti opposti, incuria e disinteresse». Diego Guida, che con Antonio Parlati, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco organizza il Salone del libro di Napoli, quest’anno alla stazione marittima, si rammarica perché la zona dei Girolamini, dove è avvenuto il crollo, «avrebbe dovuto ospitare una delle prossime edizioni del Salone. Abbiamo anche tenuto diverse riunioni con i vari responsabili, adesso un’iniziativa del genere diventa sicuramente più difficile, se non impossibile. Eppure l’intento era non solo offrire il nostro contributo per una nuova valorizzazione del luogo, ma anche dare la possibilità a tanti editori italiani e stranieri di conoscerlo, ne sarebbero rimasti incantati».  

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È preoccupato l’architetto Vito De Nicola, che fino a marzo ha lavorato ai Girolamini ed è stato il custode giudiziario della biblioteca. «L’ala dove è avvenuto il crollo si trova nell’area dove è stato aperto il cantiere dell’Unesco ma ci sono altre zone potenzialmente fragili che necessitano di interventi strutturali, tenendo fuori la biblioteca. Mi riferisco alla parte dove c’era la pinacoteca e dove c’era l’archivio musicale, bisogna tenerle sott’occhio se vogliamo evitare nuovi crolli improvvisi. Fra l’altro, ci sono diverse aree cantierizzate, per esempio nella chiesa, dove continuano i lavori, che dovrebbero essere ultimati a breve». 

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Andrea Mazzucchi, direttore della scuola di Alta formazione della Federico II, è responsabile del corso di specializzazione in «Storia e filologia del manoscritto e del libro antico» che si tiene nella biblioteca dei Girolamini. «Se dovesse verificarsi una situazione complessiva di inagibilità purtroppo saremmo costretti, a malincuore, a cambiare sede. Le alternative a Napoli ci sono, abbiamo già avviato contatti con la biblioteca universitaria e con quella nazionale. Spero che il cambio di sede non sia necessario e che sia ancora consentito proseguire l’attività permettendo l’accesso ai venti giovani studenti che seguono le lezioni, anche in una stanza, in una piccola postazione fino ad oggi inutilizzata. Quel che conta è non arrestare un’iniziativa fortemente voluta ai Girolamini». Mazzucchi scelse come sede del suo corso proprio i Girolamini non solo perché aveva a disposizione per i suoi studenti un patrimonio unico al mondo, ma anche perché l’idea di riportare i ragazzi in un «luogo di cultura stuprato dai ladri» era un messaggio di speranza, per i napoletani e per chiunque avesse a cuore la cultura. «Vista la situazione, il cantiere infinito e il crollo, a preoccuparmi, prima ancora che il proseguimento del corso, è tutto quello che un cittadino può dedurre da una vicenda del genere, ossia che i beni prestigiosi e nobili di una città come Napoli siano lasciati in uno stato di degrado e di abbandono, insomma che la cultura valga poco e niente».

 

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