Scandalo Cnr a Napoli, giochi gonfiabili con i fondi destinati alla biologia marina

Mercoledì 20 Novembre 2019 di Leandro Del Gaudio

Si va dai giochi per bambini - i tanto desiderati gonfiabili delle ludoteche - alle forniture di ipad e smartphone di ultima generazione, per non parlare poi dei marsupi del Napoli che passano di mano in mano, marsupi zeppi di soldi, di tangenti. Brutta storia all’ombra del Cnr, l’istituto di via Castellino con il quale tutti gli studiosi di biologia o di materie scientifiche sognano di collaborare: sei arresti ai domiciliari, ci sono tre dirigenti pubblici (che hanno svolto funzioni apicali in forza al Cnr), ma anche tre manager privati che avrebbero offerto le proprie consulenze per fabbricare false fatture, per inventare progetti, tutti ritenuti rigorosamente fasulli. 

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A finire ai domiciliari l’ex direttore generale del Cnr Massimiliano Di Bitetto, ma anche altri due dirigenti degli istituti di ricerca finanziati dallo Stato: si tratta di Ennio Marsella e Salvatore Mazzola; oltre a figure di imprenditori o consulenti del lavoro, che si sarebbero prestati a fabbricare false fatture, poi utilizzate per creare in modo posticcio progetti di ricerca mai portati a termine (quasi sempre con lunghe denominazioni copiate dalla rete e comunque ritenuti mai eseguiti) o consulenze fittizie. Inchiesta condotta dal pm Ida Frongillo, magistrato in forza al pool reati contro la pubblica amministrazione (sue le indagini, tra l’altro, su via Marina o sui cosiddetti furbetti del cartellino al Loreto Mare), al termine delle verifiche della Guardia di Finanza: ammonta a quasi 2 milioni e 300mila euro lo sperpero di fondi pubblici che a Napoli è passato per consulenze e progetti che in alcuni casi sarebbero passate per l’Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche (Iamc, oggi denominato Istituto per le scienze marine).


Massimiliano Di Bitetto

Decisivo in questi anni il contributo reso da uno dei perni del sistema Cnr. Si tratta di Vittorio Gargiulo, fermato due anni fa in una prima fase delle indagini (condannato in primo grado a 5 anni), che ha svelato alcuni retroscena ritenuti attendibili dal gip Giovanna Cervo. Era il segretario dell’istituto, un ruolo chiave, prestato per anni alla definizione di consulenze e progetti fittizi. Aveva una seconda attività, alle prese con la ludoteca di famiglia «facimm fest», per la quale sarebbero stati sbloccati ordinativi di spesa per acquistare gli ormai famigerati «gonfiabili». Fu la dirigente Laura Giuliano, giunta a Napoli dalla Sicilia, per un incarico amministrativo a notare le pesanti irregolarità di gestione, dando il là alle indagini: quei gonfiabili venivano acquistati con la voce «boe» da impiegare per le ricerche scientifiche in mare. 

È il ruolo attribuito in questa storia al dirigente Di Bitetto, ritenuto in grado di gestire due strutture parallele, una interna al Cnr e l’altra esterna costituita da ditte facenti capo a D’Anselmi e Morganti, entrambi rappresentanti legali e soci delle società (12 in tutto, quelle che venivano scelte a rotazione, prevalentemente con sede legale a Roma e a Milano) e Michele Cilli (consulente tecnico che vantava contratti di lavoro per diverse Procure del sud Italia, ma anche con i servizi segreti interni dell’Aisi). Poi c’era chi doveva preparare la documentazione, ruolo che viene attribuito ai dirigenti Ennio Marsella, Salvatore Mazzola e allo stesso Gargiulo.

Per almeno due anni, le consulenze hanno riguardato attività intangibili, come, per esempio, l’allocazione di spazi interni, la redazione di bilanci sociali, l’analisi e l’elaborazione dati, lo sviluppo software, la stampa di volumi ed elaborazioni grafiche, l’archiviazione digitale, lo studio, progettazione e la realizzazione di portali web. Sono 46 le consulenze incriminate. Per i militari non ci sono dubbi: costruite ad arte, per cifre tra 25mila e 75mila euro, per aggirare eventuali controlli ma anche per non dover allestire bandi di gara. 

Stando alla lettura del provvedimento firmato dalla Cervo, c’è una consulenza da 75mila euro per una analisi di natura scientifica che sarebbe stata pagata due volte dallo stesso Istituto. Una vicenda che attende ora la replica degli indagati. Dopo essere stati raggiunti dalle prime indagini (difesi, tra gli altri, dai penalisti Roberto Imperatore, e Alfonso Furgiuele), gli indagati si dicono pronti a dimostrare la correttezza della propria condotta. È il caso di Salvatore Mazzola, che ha sempre replicato a blitz e perquisizioni della prima ora, ricordando che la sua firma era stata più volte falsificata.

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 14:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA