Napoli ai tempi del Covid, l'aeroporto di Capodichino ha già perso 5 milioni di passeggeri

Giovedì 13 Agosto 2020 di Maria Pirro

Scomparsi. Wanted. Desaparecidos. Tra il 2019 e il 2020, i passeggeri in partenza e arrivo all'aeroporto di Napoli sono passati da 6.535.000 a 1.815.000. «Sono quasi 5 milioni in meno», certifica Roberto Barbieri, l'amministratore delegato di Gesac che gestisce lo scalo, dando la misura della crisi causata dal Covid-19.
Il traffico aereo è più che dimezzato.

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«Perdiamo il 63 per cento». Ci sono segnali di ripresa?
«L'11 agosto abbiamo registrato 13.680 viaggiatori anziché i 38.423 contati lo stesso giorno del 2019. Venticinquemila in meno. E dobbiamo definirlo un buon risultato, perché in crescita se paragoniamo questa cifra allo zero dei mesi del lockdown. Il nostro è tra gli aeroporti più dinamici».

Pesano le limitazioni nei voli internazionali.
«Nel dettaglio, sempre l'11 agosto abbiamo avuto 8234 passeggeri in transito contro i 13.316 l'11 agosto 2019. Ecco spiegato perché non vediamo più tanti turisti stranieri in città».

Quanti di meno?
«Il 74 per cento».

Di qui la stima di 1,5 miliardi di Pil bruciati solo a Napoli.
«Sono dati drammatici e mostrano anche perché riteniamo sia necessario aiutare il settore in modo serio: dobbiamo uscire vivi da questa crisi per il bene del Paese».

Va meglio sulle tratte nazionali?
«Lo stesso giorno abbiamo avuto 5.500 passeggeri con i voli domestici contro i 6200 registrati l'11 agosto 2019. Dunque, perdiamo solo il 12 per cento: e questo perché abbiamo fatto un ottimo lavoro, i miracoli, per coprire tutte le rotte nazionali, contattando compagnie come Volotea, EasyJet, Ryanair».

Ma non basta per superare la crisi.
«Il nostro aeroporto ha sempre avuto una notevole forza di attrazione internazionale, grazie ai collegamenti diretti con tante città, da Lione a Tallin, che a tante famiglie consentono una vacanza low cost, in media per 4-5 giorni».

Fino all'emergenza Coronavirus.
«Nel 2019 abbiamo avuto 11 milioni di passeggeri, di cui almeno sette nell'ambito del traffico aereo internazionale.
Adesso risentiamo delle limitazioni di movimento dovute al timore della pandemia e alle regole anti contagi, ma anche alla crisi economica conseguenziale».

Si va verso un Ferragosto nero?
«Speriamo in una buona settimana, con un traffico ridotto del 45 per cento rispetto all'anno scorso: da luglio stiamo risalendo gradualmente, un poco alla volta».

Previsioni per settembre?
«Difficile farle ora: ci sono i voli, ma sappiamo bene che la situazione resta collegata all'evoluzione della pandemia, e riguarda tutto il settore. Noi siamo il settore più danneggiato dalla crisi. Eppure, nessuno ci aiuta: abbiamo assistito a contributi dati a tutti, nelle misure del governo, dal decreto Rilancio al Salva-Italia d al bilancio. Non per gli aeroporti, e vogliamo precisare una cosa».

Prego.
«La nostra è un'azienda privata, proprietaria di un fondo di investimento. Stiamo perdendo il 75 per cento di fatturato».

Come superare le difficoltà?
«Finora non abbiamo avuto contributi nemmeno per ripagare in parte gli investimenti che abbiamo dovuto sostenere per gli interventi di sanificazione e la sicurezza. Siamo stati del tutto ignorati e abbiamo subito forse la confusione tra l'aeroporto con l'Alitalia, che ha invece avuto 3,5 miliardi. Ma, negli ultimi 15 anni, i passeggeri sono passati da 90 a 190 milioni, in totale, grazie alle compagnie low cost».

Napoli al centro.
«Con 106 destinazioni, di cui solo due coperte da Alitalia: Roma e Milano Linate. Come si pensa così di dare una mano al settore?»

La stretta nei controlli al rientro dall'estero e la quarantena per chi torna non rischiano di rallentare se non impedire il rilancio atteso?
«Dobbiamo mettere la sicurezza al primo posto per il bene comune ed evitare un altro lockdown: un piccolo sacrificio oggi ci evita un grande sacrificio domani. Noi in aeroporto stiamo garantendo un servizio ottimo e l'ambiente migliore possibile: abbiamo speso oltre un milione di euro solo per la sanificazione».

Quali misure di sicurezza vengono garantite?
«Abbiamo un sistema per l'aria condizionata che uccide al 100 per 100 virus e batteri attraverso i raggi ultravioletti e un termoscanner di ultima generazione. Provvediamo alla sanificazione di oggetti e contenitori con costanza. E, poi, la cosa di cui siamo più orgogliosi sono le cabine di sanificazione come quelle installate per il personale sanitario all'ospedale Cotugno».

Risultato?
«Massima serenità, si sale a bordo senza correre rischi: l'aereo non è un focolaio».

Quanto tempo serve per i controlli?
«Sono abbastanza rapidi, occorre arrivare solo un po' prima. Un'ora o poco di più per un volo nazionale».

E se l'allarme arriva da altri scali?
«Come per i 4 ragazzi di Arezzo, di ritorno da Corfù, alle autorità sanitarie presenti in aeroporto diamo tutto il sostegno logistico perché possano gestire direttamente i casi sospetti».

Non è semplice evitare assembramenti.
«La nostra è una battaglia quotidiana per far mantenere le distanze: abbiamo anche comprato alcuni robot che girano nell'aeroporto per ricordarlo. Ma occorre l'aiuto di tutti».
 

Ultimo aggiornamento: 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA