Evasione show da Rebibbia, il re delle truffe catturato a casa di una vedova di camorra

Venerdì 23 Agosto 2019 di Giuseppe Crimaldi
Era riuscito ad evadere con le manette ancora ai polsi. Scortato dal carcere romano di Rebibbia all'ospedale Pertini - dove si trovava dopo essere stato estradato dal Messico - il pregiudicato napoletano Vincenzo Sigigliano aveva fatto marameo agli agenti della penitenziaria, dileguandosi e facendo perdere ogni traccia. Introvabile, per cinque lunghi giorni. La grande fuga è terminata ieri mattina all'alba, quando agenti della Squadra mobile di Napoli e del commissariato di Scampia sono riusciti a stanarlo dal covo nel quale s'era rifugiato: un appartamentino di Melito, dove lo avevano raggiunto anche moglie e figli.
 
L'operazione è scattata nella notte, quando gli investigatori - forse grazie a una soffiata, o ad un improvviso spostamento di gruppo dei parenti del ricercato - hanno avuto conferma del luogo in cui si nascondeva. Le indagini hanno così portato i poliziotti nel cuore della enclave del clan degli Scissionisti, e si è scoperto anche che la casa di via Arno occupata dal latitante è di proprietà di una sua parente, Maria Crisanti, vedova di camorra: suo marito, Davide Tarantino, venne assassinato nel febbraio di tre anni fa nell'ambito di un repulisti interno alla cosca degli Amato-Pagano. Tuttavia Sigigliano non risulta coinvolto in alcuna dinamica di criminalità organizzata e deve rispondere esclusivamente di una condanna per truffa e falso (nei suoi confronti pendeva una condanna emessa dal Tribunale di Brescia).

Dopo questa sentenza che lo condannava a sette anni e sei mesi Sigigliano - che evidentemente è uno che la sa lunga - aveva compreso che restare in Italia diventava pericoloso, e così s'era imbarcato per il Messico. Qui aveva continuato a far soldi, vendendo per originali trapani, generatori e altri macchinari di scarsissima qualità. Roba pezzottata grazie a marchi e sigilli perfettamente falsificati. Una storia, la sua, che richiama la drammatica vicenda di altri tre napoletani scomparsi nella regione di Jalisco e mai più ritrovati. I familiari di Antonio Russo, Raffaele Russo e Vincenzo Cimmino cercano ancora la verità, e tra qualche settimana inizierà il processo a carico dei presunti poliziotti corrotti messicani che avrebbero ceduto i tre napoletani ad una spietata cosca di narcotrafficanti messicani.

A Sigigliano e ai suoi compari, però, era andata decisamente meglio: in quattro vennero catturati dalla polizia messicana, che nell'appartamento lussuoso preso in affitto trovò anche altro materiale perfettamente contraffatto: polizze assicurative e marche da bollo del Paese centroamericano imitate alla perfezione e pronte a essere immesse sul mercato. C'è anche un video, su internet, che ne documenta l'arresto.

Dal fitto riserbo investigativo (sono in corso altre indagini per individuare i complici che hanno favorito la fuga del 47enne dall'ospedale romano a Napoli) filtra un'indiscrezione: a Melito Sigigliano stava già organizzando una nuova fuga, e con ogni probabilità voleva ritornare proprio in Sud America, forse in Honduras (dove pure aveva messo a segno decine di truffe).

Ma chi ha aiutato Sigigliano ad evadere? Dando per scontato che l'uomo - che al momento del trasferimento al Pertini aveva una frattura ossea ad un braccio - non ha potuto attraversare la Capitale con le manette ancora ai polsi, c'è da presumere che avesse preordinato ogni particolare della fuga, contando sull'appoggio di uno o più complici che lo attendevano non lontano dall'ospedale, in macchina. Una prima conseguenza derivante dalla cattura c'è già: dopo l'irruzione nel covo gli investigatori hanno arrestato anche il figlio della vedova titolare dell'appartamento, il 24enne Giuseppe Tarantino, con l'accusa di procurata inosservanza di pena. Il giovane verrà processato stamattina con rito direttissimo. Ultimo aggiornamento: 12:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA