Addio a Massimo Rosi, l'architetto della memoria oggi avrebbe compiuto 80 anni

di Alessandro Castagnaro

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Massimo Rosi oggi avrebbe compiuto ottantotto anni. Ieri ci ha lasciati dopo una vita intensa di attività e ricerche sviluppate nell'ambito della Facoltà di Architettura dell'Università Federico II. Da sempre impegnato sia nel sociale che nel mondo culturale. Personaggio colto, attento studioso, dall'humor raffinato e pronto alla battuta con quell'accento napoletano che non sfociava mai nel volgare come solo pochi veri signori possono consentirsi. Attento e profondo conoscitore della città di Napoli, autore di molteplici libri dalla Cartografia Tematica, sua disciplina di insegnamento, a Napoli entro e fuori le Mura, Area Metropolitana di Napoli Acqua, terra, aria, fuoco scritto con Corrado Beguinot, Aldo De Chiara, Aldo Loris Rossi e altri illustri autori. Ha pubblicato con Liguori un attento studio dal titolo L'Altro Rinascimento Architettura meridionale nel 400, nella collana diretta da Renato De Fusco.

Rosi era sempre in prima linea nei dibattiti a difesa del territorio, del centro storico di Napoli, del paesaggio e dell'architettura sin da quando, giovanissimo architetto, nel 1963 collaborò realizzando la sceneggiatura del film Le mani sulla città diretto dal fratello Franco, famoso regista che segnò con la sua opera di impegno civile la dura denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell'Italia e di Napoli negli anni '60 del secolo scorso. Impegno civile, culturale e sociale che ha accompagnato Massimo in tutta la sua intensa attività fino ai dibattiti più recenti sviluppati in pubbliche assise e anche nell'ambito delle attività culturali tenute Al Blu di Prussia dei Mannajuolo, ai quali era legato da profonda amicizia. Ha presieduto inoltre la Commissione Toponomastica del Comune di Napoli.

Posillipino di nascita, si è formato al liceo Umberto ed è sempre rimasto legato al quartiere Chiaia studiandolo a fondo dallo sviluppo della sua nascita fino alla contemporaneità. Ma Massimo Rosi non ha mai abbandonato la sua attività di architetto, formatosi come allievo prima e assistente poi di Giulio De Luca, uno dei grandi Maestri di architettura. 

Amico e collega di Aldo Loris Rossi, Gerardo Mazziotti, Alberto Izzo, Salvatore Bisogni, ha progettato molteplici opere a Napoli e nell'Italia meridionale. Nei suoi progetti non ha mai abbandonato quel principio di coesione tra Antico e Nuovo, professato da Roberto Pane e da lui applicato come nel progetto del complesso conventuale con annessa scuola in Via Pasquale Scura (Spaccanapoli) negli anni della ricostruzione post-terremoto del 1980. È proprio a Chiaia che Rosi assieme al figlio Riccardo e al compianto Benedetto Gravagnuolo progettano il nuovo assetto dello spazio pubblico del quartiere: dalle piazze Amedeo e San Pasquale fino alla piazzetta Rodinò e quella alla base della chiesa di Santa Teresa a Chiaia, dove domani alle 16, amici, colleghi, si uniranno alla moglie Maria Teresa, ai figli Antonella e Riccardo per l'ultimo saluto ad un napoletano illustre che ha amato e studiato a fondo la nostra città. 
 
Lunedì 28 Gennaio 2019, 15:22 - Ultimo aggiornamento: 28-01-2019 15:24
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1 di 1 commenti presenti
2019-01-29 01:28:31
Condoglianze alla famiglia e apprezzamento per l'impegno civile di Rosi .

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