Napoli, via ai tuffi nel mare vietato: folla sulla spiaggia di San Giovanni a Teduccio

Domenica 2 Agosto 2020 di Alessandro Bottone
Sole, mare e spensieratezza. Forse anche troppa per chi si tuffa e fa il bagno delle acque di San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale di Napoli, da anni inquinato e negato alla cittadinanza. Nonostante il divieto di balneazione perenne oggi sono centinaia le persone che scelgono di rinfrescarsi nello specchio di mare tra il museo ferroviario e il depuratore dismesso da anni.

Si nuota tra le chiazze di schiuma, visibili ad occhio nudo camminando sulla passeggiata a ridosso della scogliera, zeppa di rifiuti di ogni genere. E se non bastassero le chiazze allora è interessante leggere il report e i dati dell'agenzia regionale Arpac sugli scarichi a mare, ovvero sulle fonti di possibile contaminazione dell'acqua. Il più preoccupante è il canale Sannicandro che sversa a mare liquidi non depurati. Segnalato con un "bollino rosso" sulla mappa interattiva così come altri cinque sempre sulla costa di San Giovanni a Teduccio. Sono il collettore Volla-Alveo Pollena - su cui si sta lavorando in questi mesi con interventi massicci - e la foce pluviale Corradini. Qui scaricano anche la foce pluviale Garibaldi, lo scarico di fondo cunicolo sottoservizi San Giovanni e lo scarico collettore Vigliena. Bollino blu (apporto pluviale) per lo scarico in corrispondenza del cunicolo sottoservizi di vico secondo marina, ovvero al centro della banchina.
 
 

Dopo un boom di escherichia coli registrato a inizio giugno ora i valori sono nella norma, almeno rispetto a quanto riporta l'ultimo prelievo realizzato il 14 luglio scorso dall'Arpac che monitora questo tratto di mare sin dal 2011. Resta negato anche un altro enorme tratto di costa, ovvero quella accessibile da vicoletto Municipio le cui acque sono considerate «non adibite alla balneazione e permanentemente vietate».

Da tempo cittadini e associazioni chiedono di "recuperare" il mare, la spiaggia e l'intera costa di Napoli Est e non lasciarla nell'abbandono che li caratterizza da tempo. Nel weekend questo spazio pubblico viene invaso da moltissime persone, perlopiù residenti della zona orientale che non hanno la possibilità di spostarsi e godere di un mare non inquinato.

Oltre l'inquinamento dell'acqua il problema resta anche il distanziamento sociale. Due operatori dovrebbero far rispettare le misure di sicurezza per l'emergenza sanitaria da coronavirus. Tra gli ombrelloni non c'è alcuna distanza e molto spazio viene sottratto dalle barche "parcheggiate" sulla spiaggia da tempo.Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 07:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA