Torna l'incubo della faida di camorra a Napoli, le confessioni soft dei boss di Scampia

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Leandro Del Gaudio
Una decina tra boss e killer chiedono di confessare, di svelare il proprio ruolo in omicidi consumati in questi anni a nord di Napoli, come esecutori materiali o come mandanti. Chiedono di parlare con i pm, quasi ad anticipare le loro mosse, senza però svelare alcun particolare sulla responsabilità di altri affiliati. Strana strategia, quella degli scissionisti di Secondigliano, parliamo degli Amato Pagano. Chiedono di confessare e non solo. Si dicono pronti anche a risarcire i parenti delle vittime, ponendo sul tavolo una somma per il danno arrecato, con tante scuse a tutti.
 
Eccoli gli Amato-Pagano, boss che quindici anni fa colpirono duro contro i Di Lauro, dando seguito a una terribile scissione per il controllo delle piazze di spaccio. Oggi appaiono meno sanguinari, più attendisti. Hanno una strategia evidente: vogliono chiudere i loro processi con una condanna a trent'anni di reclusione, magari in continuazione con altre condanne, in modo da sgomberare il campo dal fine pena mai. Confessioni, risarcimenti e niente ergastoli. E sono sempre gli Amato Pagano (o quel che resta sul territorio) al centro delle indagini sugli ultimi due morti ammazzati a Scampia. Restiamo al caso del cadavere di Domenico Gargiulo, in 29enne ucciso la scorsa settimana e seppellito nel cofano di un'auto trovata a Scampia. Particolari choc sulla sua esecuzione. Come è morto Domenico Gargiulo? Come hanno ucciso l'immortale, il sopravvissuto ad almeno tre agguati?

Un colpo alla nuca, mentre era nella sua auto, una vettura che i killer hanno fatto sparire subito dopo l'omicidio. Un colpo alla nuca, mentre era con persone di cui si fidava, assieme ai complici di sempre a parlare di affari, di droga e armi. Eccolo il retroscena. Gli hanno avvolto una coperta attorno al collo e alla testa, celando anche il foro di entrata del proiettile, che è stato invece messo in rilievo dalle indagini autoptiche disposte dalla Procura. Un omicidio simile a quello del boss Giovanni Pianese, un anno fa a Mugnano, sempre alla nuca, sempre da parte di soggetti ritenuti fidati e insospettabili. Così muoiono i boss o gli aspiranti tali, qui nei narcorioni alle porte di Napoli. Uccisi dagli amici, indagini che puntano su un gruppo formato da soggetti degli Amato Pagano e da altri reduci dei clan scissionisti che stanno lasciando la cella dopo aver scontato qualche anno di detenzione per fatti di droga (come quelli del lotto di case popolari detto C3).

Un colpo alla nuca per Domenico Gargiulo, noto come sicc e penniello per il suo fisico lungo e nervoso, ma anche come «l'immortale» di Scampia, uno che si era tatuato la data della sua non morte (15-10-2012), il giorno in cui al suo posto i killer uccisero per errore Lino Romano, studente e operaio estraneo alla camorra. Poi c'è l'omicidio di Gennaro Sorrentino, il 51enne ammazzato sull'asse mediano sabato mattina.

Cosa succede a Scampia e dintorni? Al netto di colpi di testa, come l'autobomba consumata in via Striano lo scorso maggio, c'è una strategia sottile, raffinata da parte dei capi scissionisti. Che stanno lavorando per il loro futuro. In questi mesi, alcuni esponenti del clan Amato-Pagano hanno scritto in Procura. Confessano anche prima di essere raggiunti da indagini o da misure cautelari, quasi ad anticipare le mosse dei pm. Parlano solo di se stessi, delle loro responsabilità, senza svelare alcun particolare che possa riguardare altri affiliati (che non siano pentiti o reo confessi). E non è tutto. C'è la mossa dei risarcimenti, degli indennizzi, quasi a voler costruire un patteggiamento al di fuori di un'aula di giustizia. Sono una decina nell'ultimo anno (ma tutti abbastanza noti alle cronache) quelli che si stanno muovendo in questi termini, con confessioni mirate e soldi da versare per risarcimenti post mortem. Si capisce che c'è un lavoro, un ragionamento, un'organizzazione. Anche i soldi degli indennizzi, quelli messi sul tavolo per eventuali risarcimenti, sono tecnicamente in chiaro: sono giustificati da pensioni di invalidità di parenti (su cui è logico attendersi delle verifiche) o miracolose vincite a lotterie e calcio scommesse (le famose bollette delle partite). Indagano i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, riflettori puntati sugli Amato-Pagano. Da sempre puntano alle case celesti, a quello che era un feudo dei Marino, famiglie quindici anni fa alleate nella galassia degli scissionisti contro i Di Lauro. C'è una convinzione, in certi ambienti: chi controlla le case celesti può mettere le mani sulla cassaforte del narcotraffico, parliamo di milioni di euro che vengono puntualmente riciclati in miriadi di attività apparentemente pulite. Un caso su tutti: quello di Raffaele Imperiale, quello che custodiva i Van Gogh rubati all'inizio del decennio scorso, che da anni vive al riparo dagli arresti nel suo impero di Dubai. Ultimo aggiornamento: 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA