Napoli, massacrata dal marito a colpi di stampella: «Aveva un altro, voleva lasciarmi»

Venerdì 8 Marzo 2019 di Giuseppe Crimaldi
L'ha massacrata a mani nude. Prima gli insulti, poi sono arrivati i pugni e i calci e - infine - il colpo di grazia, inferto con una stampella. Ancora sangue sulle donne. E succede, ancora una volta in meno di una settimana, a Napoli. Alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne la tragedia che si consuma in un appartamentino della periferia settentrionale della città dimostra come - ammesso che ve ne fosse ancora bisogno - quello dei femminicidi resta un fenomeno gravissimo, in allarmante espansione e da non sottovalutare.

«Correte, ho picchiato mia moglie: non respira più». Fortuna Bellisario, 36enne sposata e mamma di tre figli giovanissimi non respira più. Il suo cuore ha già cessato di battere per le percosse ricevute dal marito - il 40enne Vincenzo Lopresto - quando lui alza il telefono e contatta il 118 per chiedere aiuto. Ma è troppo tardi. La furia di quell'aggressione si consuma in una manciata di secondi, quanto basta per scaricare addosso alla povera donna tutta una rabbia accumulata chissà davvero perché, e chissà da quando. Probabilmente il rapporto tra i due si era logorato: ma Lopresto era ossessionato dal pensiero che sua moglie potesse essersi innamorata di un altro uomo (circostanza peraltro non confermata da alcun elemento).La stanza da letto dell'appartamentino di via Mianella 115, all'interno del «Parco La Quadra» si trasforma così nella camera della morte per Fortuna, descritta da tutti come una donna buona, ma soprattutto una mamma e moglie esemplare. E invece il tarlo della gelosia nel marito ha iniziato a ronzare in un cervello sicuramente annebbiato da sospetti e pregiudizi. Al momento del fatto i tre figlioletti della coppia - di appena sette, dieci e 11 anni - non erano in casa, ma dai nonni. Nei loro confronti la Procura dei minori ha già attivato le procedure per l'affido temporaneo.
 
In pochi minuti sul posto giunge un'ambulanza: ma al medico non resta che prendere atto del decesso. Fortuna non respira più, inutili tutti i tentativi di rianimarla; ma il personale intervenuto intuisce subito che si tratta di una morte a dir poco sospetta, e così si decide di allertare la Questura. Mentre l'uomo resta accasciato su un divano con la testa tra le mani e farfuglia incomprensibili singulti arrivano anche i poliziotti dell'Ufficio prevenzione generale, che riusciranno a salvare l'uomo dal linciaggio dei vicini. Dinanzi ai loro occhi c'è il corpo senza vita della donna. «Sì, sono stato io - dichiara subito lui - Voleva lasciarmi, e io non gliel'ho permesso». L'uomo viene fermato e portato in Questura. In una stanza della caserma «Raniero» Lopresto - assistito dall'avvocato Leonardo Scinto - verrà interrogato per tutto il pomeriggio dal pubblico ministero di turno, il sostituto Ernesto Sassano.

Sarà un'indagine lampo, per quanto invece lungo e approfondito si rivelerà l'interrogatorio. Al magistrato inquirente basterà poco per contestare all'uomo l'omicidio volontario, al quale aggiungerà anche l'aggravante della crudeltà: confermando con ciò l'ipotesi delle violentissime percosse. Il colpo di grazia su quel povero corpo di donna già martoriato dalle percosse arriverà dalla stampella che il 40enne utilizzava da qualche tempo, avendo problemi di mobilità. «Lei non mi amava più, ho perso la testa - ha continuato a ripetere sotto interrogatorio - e così l'ho ammazzata». Nel passato dell'uomo solo la traccia di una denuncia per furto. Ma per quanto improvvisa possa essere stata, questa ennensima tragedia non può che essere maturata nel tempo, senza che nessuno si accorgesse degli atteggiamenti sempre più aggressivi, prevaricatori e al limite del violento di un uomo. Uno dei tanti che non amano le donne. Ultimo aggiornamento: 15:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA