Napoli. Fibrillazione atriale e ictus
in Campania 70mila a rischio

Venerdì 9 Dicembre 2016
Napoli. Fibrillazione atriale e ictus in Campania 70mila a rischio

In Campania i soggetti affetti da fibrillazione atriale sono circa 70.000, dato destinato ad aumentare a causa del progressivo allungamento della vita media. In particolare in molte province, quali Napoli, Salerno e Benevento, si stima che circa il 5% della popolazione risulti a rischio. Sono i dati preliminari di un importante studio clinico nazionale sulla fibrillazione atriale, studio Ercaf, che saranno presentati nel corso del V Congresso Nazionale Sismed in programma a Salerno da oggi all'11 dicembre.

I dati nazionali non sono meno allarmanti. La fibrillazione atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Ciò significa, spiegano gli esperti, che in Italia dei 200.000 casi di ictus stimati all'anno, 30.000 sono determinati da questa frequente anomalia del ritmo cardiaco, la cui prevalenza è stimata intorno al 1% della popolazione, ma ben il 10% degli ultra ottantenni. Una proporzione importante degli episodi e dei pazienti possono essere asintomatici. Non è lontano stimare che fino al 40% dei pazienti che presentano una fibrillazione atriale può non avere sintomi, risultando l'aritmia clinicamente silente con possibilità di diagnosi solo occasionale: durante controlli clinici periodici, in occasione di misurazione della pressione, in occasione di ECG eseguiti per vari motivi o in occasione di una complicanza trombo embolica come uno stroke o una Tia.

Proprio allo scopo di approfondire le conoscenze epidemiologiche legate a tale aritmie, nei mesi scorsi, è stato avviato lo studio Ercaf, un progetto proposto dalla Sismed, società italiana scienze mediche, che coinvolge importanti centri universitari ed ospedalieri in tutta Italia. «Lo studio, spiega il presidente nazionale della Sismed Gabriele Catena, contribuirà ad aggiungere e potenziare dati »real life« sulla gestione farmacologica ambulatoriale nella strategia di controllo del ritmo in pazienti affetti da fibrillazione atriale persistente. Inoltre potrà essere un valido supporto all'attività quotidiana, non solo dello specialista, ma anche del medico di medicina generale». Obiettivo è quello di una conoscenza a 360 gradi per la gestione clinico farmacologica del paziente per migliorarne la vita riducendo gli effetti collaterali dei farmaci antiaritmici. In quest'ottica la prevenzione passa attraverso un efficace regime terapeutico anche perché in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da questa patologia per i limiti della profilassi farmacologica che utilizza gli antagonisti della vitamina K.

«Secondo recenti dati, nella media italiana - continua il presidente nazionale della Sismed - solo il 35% dei pazienti affetti da fibrillazione atriale è in terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina K, percentuale che in Campania scende ulteriormente al 28%. La situazione nella regione Campania poi è ulteriormente complicata dalla distribuzione disomogenea sul territorio dei centri antitrombosi dove vengono effettuati i controlli ematici, per lo più afferenti ai capoluoghi di provincia». Una situazione, conclude il dottore Catena, che muta positivamente grazie all'introduzione di nuovi anticoagulanti orali che hanno il vantaggio di non richiedere il monitoraggio della coagulazione.

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