Napoli, l’ultimo saluto per la piccola Lavinia morta schiacciata dalla statua: «Ora veglia su tutti noi»

Napoli, l’ultimo saluto per la piccola Lavinia morta schiacciata dalla statua: «Ora veglia su tutti noi»
di Alessio Liberini
Sabato 3 Settembre 2022, 18:03
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È un dolore composto ma allo stesso momento straziante. Dove la tristezza si mescola all’incredulità. Impossibile trovare parole o spiegazioni per quanto tragicamente accaduto. Era una «bambina solare, simpatica, sensibile, dolce e generosa».

Così la ricordano amici, familiari, parenti, compagni di scuola o semplici conoscenti che questa mattina hanno gremito la chiesa di San Vincenzo Pallotti, in via Manzoni, per dare l’ultimo saluto alla piccola Lavinia Trematerra. La bimba napoletana di 7 anni rimasta schiacciata - davanti agli occhi del padre - da una statua di marmo mentre giocava con un’amichetta nel giardino dell'hotel di Monaco di Baviera dove con la famiglia stava trascorrendo le ultime ore di vacanza.

«Resterai per sempre nei nostri cuori. Ciao Lalla» è il messaggio dei suoi compagni di classe che campeggia all’esterno della parrocchia su uno striscione rosa. Lo stesso che si affaccia verso il vicino centro scolastico Belforte che frequentava la giovanissima. Un tripudio di palloncini colorati accompagna l’arrivo della salma bianca seguita dai volti distrutti dei genitori, Michele Trematerra e Valentina Irene Poggi. Entrambi stimati avvocati a cui nessuno evita di dispensare un abbraccio o una carezza.

«Il tuo arcobaleno risplenderà per sempre nei nostri cuori» è la frase che si legge sul registro firme, accompagnato da una foto sorridente di “Lalla”, dove in tanti lasciano un pensiero o un ricordo, scritto proprio con le penne colorate che utilizzava la giovanissima: «Piccola Lavinia vola in alto, molto in alto, e brilla, brilla tanto affinché tu possa illuminarci nei momenti più bui» è il messaggio di due zii.  

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Il patimento è grande e coinvolgente, specialmente per chi non riesce a capacitarsi di quello che è successo. Per un cordoglio che dalla Germania fino a Napoli ha toccato, in queste ore, l’intero Paese. Come il Comune di Ponza, isola dove da tempo la famiglia della piccola Lavinia trascorre le vacanze, dove oggi è stato proclamato il lutto cittadino. Il Comune di Napoli affida la sua vicinanza con un mazzo di fiori posto ai piedi dell’altare della chiesa, insieme a tante corone donate da amici e parenti.

Il rito funebre, off limits alle telecamere, lo concelebra il parroco Don Ludovico Barbangelo insieme al viceparroco e il cappellano della scuola Belforte. «Quanta responsabilità c’è, è un mistero. Noi celebriamo il mistero della resurrezione» dice Don Ludovico durante la cerimonia invitando i presenti ad inseguire la «via della verità, del dubbio e dell’interrogativo, anche se è attraversato da un po’ di rabbia perché è evidente. Dio sa anche questo - precisa il parroco -  i suoi figli avranno una risposta se confideranno in lui. Signore dacci una risposta per capire perché queste cose avvengono». Nel frattempo proseguono le indagini per capire come è potuta accadere una tale tragedia. Anche se ora «niente sarà più come prima ti prometto che ce la metteremo tutta per riavere il sorriso. Avresti fatto grandi cose e ne sono certa. Ora veglia su tutti noi» spiega una zia prima di essere travolta da uno scrosciante applauso che invade ogni angolo della chiesa.

«Lalla aggiustati le mollettine che ti cadono i capelli sugli occhi – ricorda una maestra affranta - Sono convinta che con il tuo sorriso distrarrai tutti gli angeli in cielo. Sei la più bella e meravigliosa delle fate: ci aiuterai a spiegare ai tuoi compagni che ora sei in un posto bellissimo» racconta la donna mentre fatica a mantenere la commozione: «Mi aiuterai a dire ai tuoi compagni che sei sempre con noi anche se non riusciamo a vederti. Ti voglio bene piccola mia».  

Una commozione che si trasforma in pianto collettivo. Quando sull’altare arrivano mamma e papà per portare l’ultimo saluto alla loro Lavinia. «Sono certo che nessun genitore vorrebbe trovarsi qui al nostro posto: è un grande dolore. Ci hai donato tanta gioia, la tua voglia di vivere ha dato uno slancio alla nostra esistenza» spiega affranto Michele Trematerra: «Molti di voi hanno avuto il pregio di vivere Lalla. Era una bambina solare, simpatica, sensibile, dolce e generosa. Riusciva a guardarti dentro e capire il tuo stato d’animo. Ricordo le sue telefonate “Papy quando torni ti sto aspettando”».

«Non posso dimenticare quando i tuoi occhi diventavano gonfi e lucidi quando vedevi bimbi malati che soffrivano. Ci impegneremo per te per aiutare i bimbi meno fortunati» è la promessa che annunciano i genitori della piccola. Prima di accompagnarla nel suo ultimo e prematuro viaggio. All’uscita della bara bianca dalla chiesa applausi e lacrime scandiscono il volo dei palloncini colorati.

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