Napoli, la cricca del Cardarelli: così un minorenne marcava il cartellino dei genitori

Venerdì 19 Luglio 2019 di Leandro Del Gaudio

A guardare il video sembra sicuro dei suoi mezzi, mentre si occupa di accudire gli interessi di famiglia, passando il badge di uno dei genitori che lavora al Cardarelli. Premure da figlio, attenzioni domestiche, nell'ultima storia di malasanità raccontata dalle indagini giudiziarie. Nessuno lo vede, nessuno si accorge della sua presenza, nessuno si incuriosisce per quel fisico da ragazzino che si atteggia ad adulto, lì nel via vai di dipendenti. Un po' come la storia degli otto dipendenti - probabilmente infermieri - che mancavano nello stesso giorno e nello stesso reparto.
 
Assenze non giustificate in un reparto strategico ed essenziale per le emergenze del nostro territorio, parliamo dei servizi legati al settore oncologia, su cui hanno insistito le indagini del commissariato Arenella. Proviamo a fare due conti: i dipendenti di area sanitaria sono 3200 (su una pianta organica dell'intero ospedale che contempla circa 10mila presenze), mentre ad oncologia gli infermieri sono 28, di cui 11 al day hospital oncologico, oltre a un'altra decina di operatori socio sanitari. Numeri che evidenziano il profilo di uno scandalo non solo giudiziario, non solo strettamente penale, che ha messo in moto in questi mesi una serie di interventi ad hoc per impedire abusi e manomissioni. Una vicenda che abbraccia un ampio arco temporale - siamo tra il 2014 e il 2017 -, che prende le mosse da un filone originario: quello relativo alla necessità di verificare la turnazione autonoma dei dipendenti del centralino. Stando a una prima fase investigativa, sotto lo stesso rilevatore venivano passati da due o tre badge alla volta, in un andazzo che venne notato all'interno del Cardarelli, per poi essere segnalato agli inquirenti. Ed è in questo scenario, che si registra una vicenda dolorosa, amara, come sempre accade quando - al di là della necessità di accertare condotte poco chiare - viene messa in gioco la vita delle persone. È in questo scenario che uno dei dipendenti indagati decide di togliersi la vita, proprio nel pieno delle verifiche condotte dalle forze dell'ordine. Un suicidio, una scelta estrema e drammatica da parte di un impiegato, di fronte alla certezza di perdere il posto di lavoro, ma anche sull'onda d'urto di condizioni economiche difficili. Si va avanti nelle indagini e si incrociano altre storie, come quella del sindacalista Salvatore Pettirossi o del consigliere comunale Sabatino Peluso, due dipendenti che sono ora chiamati a dimostrare la propria versione dei fatti nel prosieguo delle indagini. Tecnicamente gli atti notificati ieri ad oltre sessanta dipendenti sono avvisi di chiusa inchiesta, vale a dire l'atto che fa da preludio ad una probabile richiesta di processo da parte della Procura. Due i reati contestati: l'ipotesi di truffa, ma anche la violazione della legge Brunetta, che impone il licenziamento del dipendente giudicato infedele nei confronti della sua amministrazione. Ospedale spesso al centro delle indagini della Procura di Napoli (anche per vicende legate ad appalti, ndr), ora si indaga per assenteismo cronico di una assortita pattuglia di indagati. Ed è proprio dal retroterra delle indagini che si comprende anche la ritrosia di alcuni soggetti, quando l'amministrazione sanitaria decide di cambiare passo e di introdurre una piccola - ma decisiva - modifica nel settore dell'accesso al posto di lavoro. Parliamo dei rilevatori con le impronte digitali. Una modifica accolta con favore dalla straordinaria maggioranza di dipendenti - spiegano ora i vertici del nosocomio collinare - che rimase invece avversata da qualcuno. Impossibile barare, impossibile beggiare al posto di qualcun altro, impossibile creare un avatar puntuale in corsia, grazie ad una falsa strisciata.

Inchiesta che ha fatto leva anche su una serie di verifiche ad hoc. Ci sono dipendenti che sono stati seguiti, sono stati pedinati, anche se il grosso degli accertamenti passa attraverso il sistema di rilevamento del gps o degli accessi di auto e scooter in alcuni punti chiave della città. Possibile essere al lavoro - come dimostravano le beggiate - ma anche in piazza Cavour o addirittura fuori Napoli? È uno dei punti fermi dell'inchiesta che ora attende le nuove mosse della Procura. Indagine condotta dal pm Giancarlo Novelli, magistrato che vanta una lunga esperienza nel settore dei reati contro la pubblica amministrazione, si punta ora a chiudere il cerchio. C'è una consapevolezza di fondo: non tutti e sessantadue casi corrispondono a una volontà di truffare le casse dello Stato, anche alla luce della doppia veste di alcuni specialisti - in particolare i due medici Biglietto e Starace - che hanno lavorato (proprio nei giorni oggetto di contestazione) in regime ordinario e di intramoenia. Un caso che ora attende la nuova mossa della Procura, in vista di un probabile processo all'assenteismo al Cardarelli.

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