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Il «Giardino delle delizie»
rinasce dopo anni di abusi

Giovedì 31 Maggio 2018 di Gigi Di Fiore
Il giardino delle delizie a piazza dei Martiri

Oltre vent’anni di abusi edilizi nel salotto buono della città. La storia calpestata, violando vincoli e leggi sui beni culturali. Dopo una battaglia a colpi di carta bollata, nel «Giardino delle Delizie», tra piazza dei Martiri, via Morelli e Cappella Vecchia, da una settimana è in attività il cantiere per la rimozione di tubi, lamiere, solai. È il «ripristino dei luoghi», stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato che, in assenza di intervento del Comune, prevedeva un commissario ad acta della Regione. È l’architetto Antonio Cassano che vigila sulla rimozione degli abusi. Gli operai della ditta «Antonio Pompa srl» sono al lavoro. Smantellano impalcature e rimuovono strutture che hanno deturpato per anni un giardino di piante secolari che risale al 1858. È l’anno di costruzione di palazzo Nunziante, su progetto di Enrico Alvino. Il palazzo del generale Alessandro Nunziante e della moglie Teresa Tuttavilla duchessa di Mignano. Dalla prima vendita, nel 1896, di alcune parti del palazzo, voluta dal loro figlio Mariano, 5 passaggi di mano successivi premesse dell’attuale vicenda. 

Il giardino, cui si accede dallo storico cancello su piazza dei Martiri, ha una casotto ottocentesco destinato al giardiniere, una colonna in marmo con una Madonna e bambino, una cappelletta progettata da Enrico Alvino. Dal 1951, il giardino è di proprietà della galleria Navarra, che lo comprò dalla società American Express. Poi, altri frazionamenti con arrivo tra i proprietari dei fratelli Coppola, aggiunti alla Galleria Navarra di Luca D’Alessio e fratelli. 
 
Sei proprietari del condominio di palazzo Nunziante, alcuni anche del condominio di Cappella Vecchia dove c’è la libreria Feltrinelli hanno voluto la causa. L’avvocato Raffaele Russo ha seguito con tenacia il contenzioso civile, che si è aggiunto in modo decisivo a quello amministrativo dell’avvocato Bartolo Della Morte e alle denunce penali dell’avvocato Luigi Cavalli. 

In quell’area un tempo incantevole, tra quello che si chiamava vico Santa Maria a Cappella e via Pace, oggi Cappella Vecchia e via Morelli, sono state sollevate impalcature, alzate pedane. C’è stata persino una struttura metallica, poi rimossa, per cartelloni pubblicitari della Coca Cola. Per qualche anno, ha funzionato anche un ristorante, senza insegne esterne, dove si entrava bussando al citofono da via Morelli. Era il «Clandalu Art club», ora smantellato. Ha scritto l’ingegnere Giuseppe Massarotti, consulente tecnico dell’avvocato Raffaele Russo: «I manufatti abusivi insistono all’interno di un giardino fin dal 1913 oggetto di interesse particolare per la legge di tutela artistico-ambientale del 1909 e poi della successiva del 1939».

Nel 1992, i proprietari avevano chiesto la concessione in sanatoria degli abusi edilizi. L’intenzione dei fratelli Coppola era realizzare il «Bar Cristallo», riprendendo il nome del locale di qualche decennio fa nell’attuale negozio Ferragamo. Nel giardino, è nato un solaio di copertura sui primi tre negozi di via Morelli che fanno parte della proprietà. Abusivo. Aggiunge l’ingegnere Massarotti: «Gli interventi sono risultati solo in parte lecitamente realizzati. È stata disposta la non condonabilità per la difformità urbanistica ed edilizia». Un lungo contenzioso, con interrogazioni parlamentari, interventi di comitati di residenti e della Municipalità. Tutto in quasi 20 anni, senza iniziali interventi della Soprintendenza e del Comune che dovevano vigilare. I lavori di demolizione degli abusi sono «in danno». Eseguiti a spese dei proprietari. Sono in corso quelli di competenza della società Galleria Navarra. Poi toccherà ai fratelli Coppola. «Restauro e risanamento immobile piazza dei Martiri 23» dice il cartello del cantiere. Ricomparirà anche la preziosa cappella di Enrico Alvino. E speriamo davvero che la città smetta di chiudere gli occhi sulla sua storia e la difenda.

Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 14:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA