«Ambulanze della camorra favorite all'ospedale Cardarelli»

Domenica 21 Luglio 2019 di Leandro Del Gaudio
Lavorano sempre gli stessi, o meglio, sempre le stesse ditte di croci private. Vuoi che si tratta di trasferire un paziente dall'ospedale alla propria abitazione, vuoi che c'è invece necessità di riportare a casa un paziente da poco defunto (ovviamente facendo carte false, spacciandolo per uno che ha ottenuto le dimissioni dall'ospedale), alla fine lavorano sempre gli stessi manager.
 
Imprenditori e aziende, croci private, ambulanze chiamate a gettone: sono il target di un'inchiesta della Procura di Napoli, che punta a fare chiarezza su presunte collusioni tra personale interno all'ospedale e soggetti privati, puntualmente favoriti grazie a una telefonata, a una imbasciata che spiazza ogni genere di concorrenza. Cardarelli, eccola la nuova inchiesta sull'ospedale più grande del sud Italia. Inchiesta condotta dalla Dda di Napoli, che punta a colpire presunte infiltrazioni criminali nel nosocomio dell'area collinare. Al lavoro da mesi la Dda di Napoli, chiara l'ipotesi investigativa: c'è qualcuno che è pronto ad avvertire quelli delle croci private e organizza transfert a pagamento, a dispetto della disciplina interna che impone un rigoroso sistema di turnazione.

Mesi di indagine, ci sono alcuni passaggi istruttori che non sono rimasti sotto traccia: sono stati i carabinieri della compagnia di Poggioreale ad ascoltare il direttore generale dell'Asl Napoli uno Ciro Verdoliva, nel tentativo di capire come sono regolati i rapporti tra ospedali cittadini e croci private. Tecnicamente si è trattata di una «sit», di un verbale assunto a sommarie informazioni, dal contenuto doverosamente riservato ma ritenuto decisamente utile a portare avanti l'inchiesta. Una testimonianza che rientra nella strategia della trasparenza assunta negli ultimi mesi dai vertici della principale azienda sanitaria campana, che punta a rimuovere contatti sospetti con il mondo esterno alle strutture pubbliche.

Fatto sta che in questa storia c'è puzza di camorra, tanto da spingere gli inquirenti a giocare una mossa a sorpresa, bussando proprio alle porte del Cardarelli. È così che sono stati acquisiti due documenti ritenuti utili per chiudere il cerchio sulla storia delle croci private: la Procura ha infatti acquisito i tabulati telefonici di alcune utenze interne al Cardarelli, per verificare chi e in che occasione abbia contattato manager o autisti di ambulanze private. Accordi sotto banco, spunta l'ipotesi di un tariffario, con soldi che passano di mano in mano e che assicurano il monopolio del servizio sempre agli stessi imprenditori. E non è tutto.

Proprio in questa vicenda, è stata acquisita anche la mappatura dei rapporti commerciali tra i principali ospedali napoletani e le varie aziende di ambulanze. Croci, clan, collusioni interne agli ospedali, proprio a giudicare dalle ipotesi battute in queste ore in Procura.

Ma la sit di Verdoliva dinanzi ai carabinieri di Poggioreale (sotto il coordinamento del pm Converso) non è l'unico verbale firmato in questi mesi dal direttore Verdoliva. Per ben cinque ore è stato infatti ascoltato anche nel corso dell'inchiesta condotta sull'ospedale San Giovanni Bosco - l'ospedale delle formiche -, in una vicenda culminata meno di un mese fa in oltre 140 arresti.

Anche in questo caso contenuto rigorosamente top secret, ma è logico pensare che siano state ripercorse alcune tappe legate alla nuova gestione del nosocomio di rione Amicizia: la rottura con la coop di vigilantes che per anni hanno controllato la sosta in mancanza di una licenza; le porte sbarrate ai titolari della buvette (oggi rigorosamente sotto sequestro), ma anche lo stop a ingressi non consentiti al di fuori degli orari di visita. Una testimonianza di quasi cinque ore, al cospetto degli inquirenti coordinati dai pm anticamorra Ida Teresi, Alessandra Converso e Maria Sepe, anche in questo caso si punta a chiudere i conti con presunte infiltrazioni criminali. Ma torniamo alla storia delle croci, all'acquisizione dei tabulati del Cardarelli. Si spulciano telefonate e contatti, alcuni nomi sono nel mirino degli inquirenti, verifiche in corso. Indagine parallela rispetto alla storia dell'assenteismo, quella culminata giovedì scorso nella notifica di sessantadue avvisi di chiusa inchiesta a carico di centralinisti, infermieri, impiegati. Un'inchiesta condotta dal pm Giancarlo Novelli, che punta a fare chiarezza sui presunti furbetti del cartellino, in uno scenario che ora attende sviluppi a stretto giro sulla strana storia del monopolio di alcune croci private.Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 00:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA