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Manager russo arrestato a Capodichino, spunta un complice napoletano

Venerdì 6 Settembre 2019 di Leandro Del Gaudio
Manager russo arrestato a Capodichino, spunta un complice napoletano

Un manager russo arrestato a Napoli appena sbarcato a Capodichino, un'inchiesta americana per spionaggio industriale e la reazione di Vladimir Putin, che accusa gli Usa di concorrenza sleale. Ingredienti da intrigo internazionale, una sorta di giallo legato alla progettazione di aerei, che culmina a Napoli lo scorso 30 agosto, con l'arresto del manager russo appena sbarcato all'aeroporto di Capodichino. Ma partiamo dai fatti. In cella, a Poggioreale ormai da sei giorni, è finito Aleksandr Korshunov, 57 anni, alto dirigente della Odk (controllata del conglomerato statale russo Rostec).
 
È accusato di violazione della proprietà intellettuale, una sorta di ipotesi di spionaggio industriale, almeno secondo le accuse mosse dallo stato americano dell'Ohio. In sintesi, il manager si sarebbe appropriato illegalmente di documenti della General Electric, ma anche di informazioni protette che sarebbero dovute confluire nel programma russo Pd-14 destinato allo sviluppo di un motore per i nuovi aerei civili Ms-21. Una volta fermato dalla polaria, l'uomo si è limitato a sostenere di essere un turista russo in vacanza in Italia, assieme alla moglie, una versione che non gli ha risparmiato il carcere. Attualmente il caso è seguito dal Ministero degli Esteri russo, quindi anche dal neo ministro agli Esteri Luigi Di Maio. Un arresto eseguito nel rispetto delle normative Interpol in virtù di una richiesta internazionale classificata come «red notice». Al centro del caso, il lavoro svolto dal manager tra il 2017 e il 2019, in relazione alla creazione di un motore aeronautico destinato al nuovo velivolo russo di medio raggio MC-21. Stando a quanto emerge dalle fonti aperte disponibili, la Odk è specializzata in particolare, nella progettazione e realizzazione di propulsori per il settore dell'aviazione e dello spazio. Alta tecnologia, insomma. Ed è proprio su questo punto che si è scatenata l'ira di Vladimir Putin. «Noi - ha tuonato lo zar - sappiamo che l'Odk ha realizzato un nuovo motore. C'è voluto molto tempo per farlo: è il nostro primo prodotto high-tech in 28 anni». Poi un altro passaggio da parte del presidente russo, che aggiunge nuovi elementi al caso: «Abbiamo firmato un contratto con una società italiana per delle consulenze, è una pratica naturale in tutto il mondo: è un chiaro lavoro commerciale con partner europei». Ed è qui che Putin accusa gli Usa di giocare sporco, di usare indagini e arresti per depotenziare e colpire concorrenti diretti sul mercato dei cieli: «Noi non abbiamo bisogno di rubare nulla. Abbiamo fatto tutto con le nostre mani e con le menti dei nostri specialisti: qui vediamo chiaramente dei tentativi di concorrenza sleale e ciò non rende migliori le relazioni fra noi».

Ma cosa c'entra Napoli (o l'Italia) in questa storia? Non si esclude che al centro delle indagini ci siano alcuni rapporti stabiliti dal manager con alcune aziende italiane, specializzate nel settore aviario. Il russo si sarebbe avvalso anche della collaborazione di un cittadino italiano, che - sempre secondo le indagini - lo avrebbe aiutato nel raccogliere informazioni. Sotto i riflettori, i rapporti di Korshunov con le filiali della Eg Aviation sia a Torino che a Napoli. Fino a questo momento, al personale dell'ambasciata russa in Italia è stato concesso l'accesso consolare ad Alexander Korshunov, come si legge in una nota del ministero russo: «Il personale dell'ambasciata è immediatamente partito per Napoli per difendere i diritti legali del cittadino russo e gli è stato concesso l'accesso consolare per vederlo. Sta ricevendo tutto l'aiuto necessario e l'assistenza legale», ha detto il ministero. «L'ambasciata è costantemente in contatto con la pertinente agenzia italiana, la situazione continua a essere studiata», ha sottolineato il ministero. Intanto, ora il caso è all'attenzione del procuratore generale Luigi Riello, formalmente titolare della richiesta di rogatoria internazionale degli Stati Uniti. Trenta giorni a partire dall'arresto, per istruire una sorta di processo, che richiederà la valutazione dei giudici di Corte di Appello, per valutare le conclusioni investigative sulla richiesta di arresto e sulla probabile istanza di estradizione.

Ultimo aggiornamento: 13:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA