Ombre sul voto, inchiesta su Graziano:
«Via sms il patto elettorale per il concorsone»

Venerdì 13 Dicembre 2019 di Mary Liguori

Voti e vendette, una serie di sms sulla scrivania del pm Patrizia Dongiacomo, insieme alla denuncia di chi prima ha provato a vincere un concorso pubblico facendosi raccomandare e poi si è rivoltato contro i suoi presunti «padrini» denunciando loro e se stesso. E, ancora, ha cercato di vendere ai giornali il dossier con gli sms e le mail che proverebbero il patto corruttivo. «Tu mi porti 100 voti e io ti do un posto da operatore socio sanitario»: è questo il messaggio che costituisce l’ossatura dell’inchiesta coordinata dal procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, che vede indagato per corruzione elettorale Stefano Graziano e altre tre persone. Un’accusa che getta ombre sulle consultazioni comunali vinte dal Pd ad Aversa a maggio. Graziano aspetta di «vedere le carte» per commentare, dice di aver saputo di essere indagato «leggendo Il Mattino». Il consigliere regionale, presidente della commissione Sanità e commissario Dem in Calabria lascia intendere che si è trattato di una ripicca da parte di qualcuno che ha cercato raccomandazioni, non le ha trovate e per dispetto oggi tenta di «diffamarlo». Si è detto «fiducioso, ancora una volta, nella magistratura» che già lo ha indagato nel 2016 per poi scagionarlo dall’accusa di avere avuto contatti con la criminalità organizzata, e promette «battaglia», ovviamente legale, «contro chi dice il falso perché non ho mai raccomandato nessuno». 

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Ma ci sono delle prove indiziarie alla base dell’inchiesta per corruzione elettorale condotta dalla Procura di Napoli Nord sul presidente della Commissione regionale Sanità, sull’agente di polizia penitenziaria Nicola Tirozzi, responsabile durante la campagna elettorale del Pd a Teverola, e sul consigliere comunale di Aversa, Pasquale Fiorenzano, sul quale sarebbe confluito un pacchetto di cento voti in cambio della promessa di una raccomandazione per il concorso regionale. Ci sono una serie di sms che Luigi Comparone, quando ha scoperto di essersi speso inutilmente per la campagna elettorale del Pd, ha consegnato agli inquirenti. Messaggi tra lui e Stefano Graziano e, dopo la pubblicazione della graduatoria in cui Comparone è risultato idoneo ma non ammesso, messaggi in cui l’aspirante operatore socio sanitario scrive, ripetutamente, «Non ce l’ho fatta», ma Graziano non risponde e infine blocca il contatto.

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Sono quei messaggi via chat che proverebbero il «patto» tra i politici e l’aspirante operatore socio sanitario. Contatti che sono alla base dell’indagine perché ritenuti la prova della corruzione elettorale. In un messaggio si fa riferimento diretto all’accordo: «Tu mi porti 100 voti e io ti do un posto da operatore socio sanitario»; in un altro sms, Comparone apprende che il piano è andato a monte: «Non abbiamo potuto fare niente». È a quel punto che sporge denuncia e gli viene sequestrato il telefonino con i dialoghi che hanno fatto finire sotto la lente d’ingrandimento anche le Comunali di Teverola. Comparone, infatti, nella sua denuncia, ha detto di essersi impegnato per procacciare voti anche «nelle palazzine popolari di Teverola». La denuncia ha scatenato l’ennesimo putiferio in casa Pd alla vigilia della campagna elettorale per le Regionali. 
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Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 12:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA