Neomelodici e riciclaggio dei clan,
s'indaga sui cantanti «a libretto»

Martedì 2 Aprile 2019 di Leandro Del Gaudio
Esistono quelli «a libretto» e i semplici «cavallucci». Come dire: quelli inseriti in un contesto strutturato, fatto di contatti costanti, di incassi e conti da ripartire, come se fossero organici a un sistema; e quelli che invece lavorano a serata, quando c’è da riempire di nomi nuovi un evento. Non parliamo di aziende con tanto di partita iva, ma di camorra e neomelodici, di clan che tengono i propri nomi su cui investire e su cui puntare, quelli «a libretto», per l’appunto, cantanti che devono girare e che devono sfondare: ne va della reputazione del clan, ma anche delle casse della stessa organizzazione.

Sono questi i punti su cui fa leva l’inchiesta della Dda di Napoli su alcuni nomi di cantanti neomelodici, di volta in volta tirati in ballo da alcuni collaboratori di giustizia. Camorra di Secondigliano, inchieste condotte dai pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, il faro sulla galassia di artisti o cantanti al servizio dei clan è acceso da anni. Girano soldi attorno ad alcuni neomelodici, che diventano uno strumento per ripulire soldi della droga e del racket, insomma un modo efficace per riciclare proventi di attività illecite. Camorra e cantanti, c’è un verbale che porta la firma di Luca Menna, pentito del clan Amato-Pagano, gli ormai ex scissionisti (dopo la violenta faida del clan Di Lauro). Ne abbiamo fatto cenno lo scorso novembre, ma il suo racconto risulta ancora materia viva sulla scrivania degli inquirenti. 

 

PARTY
Torniamo al pentito Menna, alle sue dichiarazioni (che vanno prese al di là della passione dei fan e della buona fede di sedicenti artisti): «Voglio precisare che questo sistema è utilizzato da tutti i clan della camorra, compreso il nostro clan Amato-Pagano, che investe nei cantanti neomelodici; ossia gli fanno regali in soldi, li invitano alle feste di piazza che il clan organizza nei quartieri controllati, sino a pagargli la registrazione dei cd. Quando diventano famosi, al clan torna una percentuale sugli incassi totali del cantante». Doverosa una precisazione: non tutti i cantanti cosiddetti neomelodici sono legati alla camorra o sono sostenuti dai clan, anche sulla scorta di un dato storico: siamo a oltre venti anni dall’esplosione del fenomeno dei neomelodici, con diverse generazioni di cantanti affermati anche su scala nazionale. Non tutti sono espressione di interessi criminali. 

Ma torniamo ai «cavallucci» e a quelli «a libretto». È ancora il pentito Menna a fare riferimento a una sorta di braccio di ferro tra gli Amato-Pagano e quello che viene indicato come clan Moccia, per la gestione di un cantante noto nel panorama discografico riconducibile ai neomelodici. In sintesi, il collaboratore di giustizia offre questo scenario: «Io sono stato presente ad alcune discussioni su “omissis”, ho sentito dire che “omissis” stava con i Moccia, per cui era meglio che ce lo prendevamo noi, era meglio che investivamo sul ragazzo e gli facevamo fare strada». E ancora «Biagio (inteso come Biagio Esposito, oggi collaboratore di giustizia) tentennava proprio per non entrare in contrasto con i Moccia, perché temeva per l’incolumità del ragazzo, nel senso che i Moccia non si sarebbero mai messi contro di noi, ma avrebbero potuto far pagare al ragazzo il fatto di essere passato con noi». Un punto sul quale sono gli stessi inquirenti della Dda a battere, a partire da una domanda: cosa significa stare con un clan o passare con un altro clan, per un cantante? «Significa che il clan ti mette l’impresario, per cui da tutti gli incassi che il cantante fa con le feste di piazza e con la vendita di cd, una percentuale finisce a questo o a quel clan che investe sul cantante». 

MANAGER
E in cosa consiste invece investire su un cantante? «Ti piazzano l’impresario, poi ti pagano la sala di registrazione». Altro filone legato a questo scenario riguarda invece il passaggio in alcune radio o emittenti «dedicate», cioè interamente rivolte a questo genere musicale. Seguono particolari su decine di nomi, in una geografia di feste di piazza che rispecchia quella delle piazze di spaccio, tra le case dei puffi, i sette palazzi, l’oasi del buon pastore, viale della Resistenza, fino ai comuni dell’asse mediano. Immancabili anche i book fotografici, le storie di instagram, le scenografie patinate, tipo gite in barca o set in stile «billionaire»: insomma tutto ciò che consente di costruire un nuovo successo artistico (e di riciclare i proventi di racket e droga). Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA