Napoli, l'avvocato clochard trova casa: «Vi racconto il mio inferno»

di Giuseppe Crimaldi

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«Vorrei dire una sola parola, e nient'altro: grazie. Non avrei mai immaginato tanto affetto e tanta solidarietà. Quello che mi è mancato dalla famiglia l'ho avuto, incredibilmente, dagli estranei». Alle 11,10 di ieri «Ludovico» ha già abbandonato da ore il giaciglio di cartoni e coperte di fortuna nelle quali si avvolge per passare la notte in piazza Vanvitelli. Se ne sta rannicchiato, quasi accucciato come un randagio, in un angolo dell'ingresso della Funicolare di Chiaia. La gente passa e nemmeno sembra accorgersi della sua presenza. Accanto a lui tre grosse buste di nylon piene di panni e due trolley: «Qui dentro ho i libri che sono riuscito a portare con me. La lettura mi ha tanto aiutato in questi ultimi mesi...».

Da domani la sua vita potrebbe cambiare.
«Domani mattina mi vedo con le due persone che si sono occupate di me. Mi hanno anticipato qualcosa, ora speriamo bene».

Che cosa sono stati per lei questi ultimi otto mesi?
«Potrei facilmente rispondere: un inferno. ma non ho mai chiesto l'elemosina».
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Lunedì 11 Febbraio 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 06:52
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