Napoli: in isolamento da agosto con il Covid, l'Asl ha smarrito il secondo tampone per la negatività

Lunedì 28 Settembre 2020 di Paola Marano

In isolamento a casa dal 23 agosto perché risultata positiva al Covid di ritorno dalle vacanze in Sardegna, un medico di base irreperibile, e l’Asl Napoli 1 centro che perde il tampone che avrebbe dovuto accertare in maniera definitiva la sua negatività al Coronavirus. E’ l’odissea che vede suo malgrado protagonista Roberta, 32enne di Napoli che da oltre un mese lotta contro il virus, ma soprattutto contro l’inefficienza del sistema messo su dalla Regione Campania per monitorare lo stato di chi ha contratto il Covid-19.
 
Più di trenta giorni scanditi tra telefonate e mail all’Asl di appartenenza e a un medico di famiglia irrintracciabile, accompagnati da momenti di  apprensione per la sua salute e quella dei due genitori, con cui vive, e dai quali si tiene lontana trascorrendo il tempo in una stanza con bagno in camera per evitare il contagio dei suoi familiari.
La storia di Roberta ha inizio a rientro dalle sue vacanze in Sardegna. Nel momento in cui la ragazza torna a Napoli ancora non vige l’obbligo, poi disposto da una ordinanza regionale, di sottoporsi al tampone per chi viene dall’isola. Ma i casi provenienti dalla Sardegna sono in aumento, e Roberta decide così ugualmente di sottoporsi all’esame. Il risultato, purtroppo, è positivo. Iniziano dunque i primi 15 giorni di isolamento, alla conclusione dei quali la 32enne viene sottoposta nuovamente a tampone. Nessuna buona notizia: Roberta è ancora positiva. I suoi genitori per fortuna no. L’Asl prenota dunque alla giovane donna un ulteriore test, che le viene poi effettuato a una settimana di distanza dall’ultimo. Stavolta le sue condizioni sembrano migliorare: l’esito è infatti negativo sia per lei, che per i suoi genitori. Per uscire dall’incubo in cui l’intera famiglia era piombata, manca solo la conferma del doppio tampone, effettuato su Roberta dopo 48 dal precedente per attestare in ultima istanza la sua negatività. Ed proprio quando si intravede la luce in fondo al tunnel che si fa strada di nuovo il buio: l’esame che avrebbe sancito la possibilità per Roberta di ritornare alla sua vita di tutti i giorni è andato smarrito.
 
A scoprirlo, dopo giornate di tentativi per In isolamento a casa dal 23 agosto perché risultata positiva al Covid di ritorno dalle vacanze in Sardegna, un medico di base irreperibile, e l’Asl Napoli 1 centro che perde il tampone che avrebbe dovuto accertare in maniera definitiva la sua negatività al Coronavirus. E’ l’odissea che vede suo malgrado protagonista Roberta, 32enne di Napoli che da oltre un mese lotta contro il virus, ma soprattutto contro l’inefficienza del sistema messo su dalla Regione Campania per monitorare lo stato di chi ha contratto il Covid-19.
 
Più di trenta giorni scanditi tra telefonate e mail all’Asl di appartenenza e a un medico di famiglia irrintracciabile, accompagnati da momenti di  apprensione per la sua salute e quella dei due genitori, con cui vive, e dai quali si tiene lontana trascorrendo il tempo in una stanza con bagno in camera per evitare il contagio dei suoi familiari.
La storia di Roberta ha inizio a rientro dalle sue vacanze in Sardegna. Nel momento in cui la ragazza torna a Napoli ancora non vige l’obbligo, poi disposto da una ordinanza regionale, di sottoporsi al tampone per chi viene dall’isola. Ma i casi positivi provenienti dalla Sardegna sono in aumento, e Roberta decide così ugualmente di sottoporsi all’esame. Il risultato, purtroppo, è positivo. Iniziano dunque i primi 15 giorni di isolamento, alla conclusione dei quali la 32enne viene sottoposta nuovamente a tampone. Nessuna buona notizia: Roberta è ancora positiva. I suoi genitori per fortuna no. L’Asl prenota dunque alla giovane donna un ulteriore tampone, che le viene poi effettuato a una settimana di distanza dall’ultimo. Stavolta le sue condizioni sembrano migliorare: l’esito è infatti negativo sia per lei, che per i suoi genitori. Per uscire dall’incubo in cui l’intera famiglia era piombata, manca solo la conferma del doppio tampone, effettuato su Roberta dopo 48 dal precedente per attestare in ultima istanza la sua negatività. Ed proprio quando si intravede la luce in fondo al tunnel che si fa strada di nuovo il buio: l’esame che avrebbe sancito la possibilità per Roberta di ritornare alla sua vita di tutti i giorni è andato smarrito.
 
A scoprirlo, dopo non aver ricevuto notizie e vari tentativi di fare chiarezza contattando i numeri e gli indirizzi messi a disposzione dall’Asl, è stato lo zio della ragazza, che è andato personalmente a chiedere spiegazioni al Frullone, sede generale dell’Asl Napoli 1 Centro. Solo qui si è appreso che il doppio tampone per la negatività effettuato su Roberta non è mai stato esaminato. «Il tampone non c’è, non risulta dal sistema, evidentemente non è mai arrivato al laboratorio», è la risposta fornita alla zio della ragazza. La 32enne sarà dunque sottoposta nei prossimi giorni a un nuovo esame in casa, ma resta forte l’amarezza e la rabbia.

«Sicuramente ci sono persone messe peggio di me – è lo sfogo di Roberta – ma questo è un dramma che starà avvenendo in tante altre case. Io non lavoro, sono iscritta alle graduatorie del personale Ata per la provincia di Brescia, in questi giorni sto ricevendo continue convocazioni che non posso accettare. Mi stanno privando della libertà di uscire di casa e di accettare un ipotetico posto di lavoro».Una condizione che accresce il clima di sfiducia della giovane donna nei confronti delle istitutizioni:  «Io e la mia famiglia siamo bloccati in casa e ci facciamo portare la spesa, stiamo rispettando tutte le regole come è giusto che sia, ma siamo stati abbandonati – rincara la 32enne - La Regione si riempe la bocca sul lavoro portato avanti con le attività di monitoraggio attraverso i tamponi. Finora condannavo le persone che non si sottoponevano al test perché li ritenevo un pericolo pubblico, ma probabilmente è meglio non entrare in questo circolo perché non ne esci più. Nel momento in cui ti sottoponi al tampone sei alla loro mercé, ti chiudono in casa ed è finita».
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

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