Napoli, lo scempio del mare verde:
volevano creare uno scarico abusivo

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di Gennaro Di Biase

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Vedi il mare quanto è verde. Facce preoccupate ieri a Riva Fiorita, dopo lo sversamento illecito che venerdì ha scioccato Posillipo tingendo l’acqua di color evidenziatore come in un film post-atomico. L’Arpac arriva in zona di buon mattino. Nel mare sporco, due tecnici si mettono subito all’opera per le rilevazioni: «Qui, vede - spiega Vincenzo Barbuto dell’Arpac indicando due buchi nel cemento appena sotto il pelo dell’acqua putrida - ci sono due scarichi pluviali. La sostanza illecita è passata da lì. Abbiamo prelevato i campioni ed eseguiremo i test tossici nelle prossime ore, in ogni caso credo si tratti di fluorescina, un liquido che serve a evidenziare il percorso delle acque». L’ipotesi è che qualcuno abbia fatto «un test per realizzare uno scarico abusivo - aggiunge Marco Gaudini, consigliere comunale dei Verdi - ma che la situazione gli sia sfuggita di mano».

Si trova sul mercato anche a basso prezzo (una confezione costa tra i 25 e i 30 euro) e viene usata «per colorare l’acqua e ricostruirne i percorsi», precisa Barbuto. Poi sulle cause, aggiunge: «In questo caso potrebbe essersi trattato di un test messo in atto da qualcuno, ma dobbiamo aspettare le analisi per eliminare ogni dubbio». Difficile stabilire «la strada» fatta della sostanza verde prima di tuffarsi nella baia di Riva Fiorita, perché i due scarichi scendono dalla collina e partono addirittura da via Manzoni. Di sicuro, la fluorescina è stata usata di recente anche «dalla polizia a Mergellina e Castel dell’Ovo per delle indagini sugli scarichi abusivi - continua Gaudini - Qui potrebbe trattarsi di un esperimento privato che non è andato a buon fine». Di sicuro, venerdì Riva Fiorita era più verde del cielo della stanza di Van Gogh. 

In cima alla discesa di Riva Fiorita ieri c’erano polizia e vigili urbani, e soprattutto si è avvistata la navetta dell’Anm: Villa Rosebery era aperta al pubblico, viste le giornate Fai di primavera del 23 e 24 marzo. «Ma di solito non c’è nessuno - si sfoga Nicola Marino del Bar del Mare - E nemmeno il bus. La viabilità è un neo di questo borgo. Chiusa Villa Rosebery, la navetta scompare. Non c’è una cura costante di questo posto. Le istituzioni sono carenti e noi imprenditori, anche se vogliamo fare qualcosa, abbiamo le mani legate dalla burocrazia». Riva Fiorita potrebbe essere bella come e più di Boccadasse a Genova. Ma l’incuria la imbruttisce.

Sugli scogli si avvista qualche turista. Sulla spiaggia, invece, ai piedi del palazzo «Palladini» di Un Posto al Sole, tre ragazzi immergono titubanti la canoa sul bagnasciuga, preoccupati dall’acqua verde evidenziatore di venerdì. Ma non solo da quella: sulla sabbia svettano sacchetti dell’immondizia, pezzi di barche portate dal mare, addirittura qualche vestito sudicio abbandonato chissà quando da chissà chi. «La spiaggia è inguardabile», sospira ancora Marino. L’aperitivo a Riva Fiorita è con relitto. «Bisogna fare il possibile per tutelare il mare - spiega Paolo Picone, presidente del Comitato Borgo Riva Fiorita - Se non riusciamo a salvaguardare la principale risorsa della città non si arriva da nessuna parte».
Domenica 24 Marzo 2019, 09:06 - Ultimo aggiornamento: 24-03-2019 10:21
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