Napoli, Loreto mare: «Tutti sapevano,
meglio tacere perché noi siamo i più deboli»

Domenica 26 Febbraio 2017 di Paolo Barbuto
Napoli, Loreto mare: «Tutti sapevano, meglio tacere perché noi siamo i più deboli»

Il Loreto Mare la mattina dopo il blitz della vergogna è esasperatamente tranquillo. È sabato, non c'è la consueta ressa di gente d'ogni genere che ciondola all'esterno o che prova a infilarsi all'interno. E del resto sarebbe anche impossibile «infilarsi» nell'ospedale perché gli uomini della sorveglianza sono severissimi: non si varca la soglia fino alle 13, orario in cui possono iniziare le visite ai ricoverati. Venerdì mattina qui dentro è esploso lo scandalo dei furbetti del cartellino, 94 indagati, 55 ai domiciliari, con una sola eccezione: possono lasciare casa per andare e tornare dal lavoro, perché l'ospedale deve continuare a funzionare. E ieri mattina molti degli indagati sottoposti a misura cautelare si sono presentati nei reparti. Alcuni sono stati accolti con freddezza, altri con abbracci e parole di sostegno. Due di loro si sono incrociati proprio davanti all'orologio marcatempo: «Dicono che io ho passato il badge per te, ti rendi conto?», ha detto uno degli uomini sotto accusa. L'altro l'ha guardato con tristezza: «Io lo so bene che tu non l'hai mai fatto. Ma allora perché siamo finiti in questa storia?».
 


Chi ha assistito alla scena racconta che i due si sono abbracciati fra le lacrime, scena triste e disperata. Anche se, vista dall'esterno, questa vicenda non consente di piegarsi al buonismo. «E invece va considerato che possono esserci stati errori - tuona Lorenzo De Lillo, sindacalista Cgil - Ovviamente non difendo chi ha sbagliato e, anzi, spero che la giustizia faccia il suo corso e punisca gli assenteisti. Vorrei, però, che non fosse trascinato l'intero ospedale in questa sconvolgente vicenda: qui c'è gente che si sacrifica e che aiuta chi soffre. La maggior parte dei dipendenti di questo ospedale si comporta in maniera esemplare». Giusto che un sindacalista difenda i lavoratori, difficile, però, credere che nessuno sapesse. Sul tema accetta di intervenire un giovane lavoratore che dice di essere un precario di quelli che prestano servizio da esterni: «Ma davvero pensi che sia facile per un giovane che lavora saltuariamente, andare a denunciare certe cose? Io mi sono mai accorto di nulla, ma anche se avessi visto non sarei andato a parlare con nessuno. In cambio cosa avrei ottenuto? La possibilità di non essere confermato in questo posto?». Queste parole vanno prese con il beneficio del dubbio che sempre s'impone quando chi parla lo fa solo in anonimato. Però Antonio Alfano, rappresentante regionale Usb invita a una riflessione: «Questi ragazzi sono tanti in molte strutture sanitarie della città e della regione. Guadagnano poco e non hanno certezze sul futuro: è probabile che sentano il peso della loro precarietà e non denuncino. In questa vicenda, però, c'è tanto marcio. Io spero che venga fatta chiarezza al più presto e che si individui chi ha sbagliato». Però i contorni della vicenda continuano ad essere avvolti dalla nebbia: se tante persone erano coinvolte nel caso di assenteismo, possibile che tutti gli altri non si siano mai accorti di nulla? Soprattutto chi avrebbe dovuto controllare? Riprende la parola De Lillo che è sindacalista Cgil ma è soprattutto caposala, tra l'altro al lavoro nel Loreto Mare da oltre quarant'anni: «Premetto che tra le persone del mio reparto nessuno è coinvolto in questa vicenda, ma vorrei che si capisse come funziona il lavoro. Quando il caposala va via, generalmente dopo turno di mattina che termina fra le 13 e le 14, non può esercitare più nessun controllo sul personale. Se un dipendente si allontana nel pomeriggio, o durante la notte, un caposala non può saperlo. Sarebbe impossibile».

Intanto ancora ieri il direttore sanitario del Loreto Mare, Mariella Corvino, ha chiesto di non rilasciare dichiarazioni alla stampa sulla vicenda. Parlerà ovviamente con gli inquirenti che ricostruiranno tutto quel che è accaduto nel periodo durante il quale sono stati rilevati i picchi di assenteismo. «Dietro questa orribile vicenda - insiste Antonio Alfano della Usb - c'è soprattutto la scarsa considerazione nei confronti delle persone che hanno bisogno di assistenza. Fingere di essere al lavoro e invece fare altre cose, significa privare chi sta male della dovuta attenzione: oltre ad essere un gravissimo problema di cui si occuperà la giustizia, questa è soprattutto una questione morale, anzi immorale da parte di chi ha messo in atto la frode, se si accerterà che è stato così». Su un punto, almeno, tutti convergono: le vicende di assenteismo non hanno mai compromesso la possibilità di fare esami diagnostici e non hanno influito sulle possibilità di cura dei pazienti. Almeno questo.

Ultimo aggiornamento: 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA