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Napoli, il Loreto Mare degli assenteisti: in 55 ai domiciliari, 94 indagati

Sabato 25 Febbraio 2017 di Leandro Del Gaudio
Napoli, il Loreto Mare degli assenteisti: in 55 ai domiciliari, 94 indagati

Meglio al tennis che al lavoro, grazie alla «beggiata» facile; meglio in una clinica privata che nella struttura pubblica dove risulti - solo virtualmente - presente e in servizio. Migliaia di casi, che riguardano livelli professionali differenti, a seguire le pagine dell’inchiesta condotta in questi anni sul Loreto Mare. Terremoto all’alba nell’ospedale della Marina, da sempre frontiera della sanità cittadina, tra indiscutibili eccellenze professionali e casi da scandalo nazionale. Come quello venuto fuori grazie alle indagini della Procura guidata dal reggente Nunzio Fragliasso (all’indomani del pensionamento del procuratore Giovanni Colangelo): 55 arresti domiciliari, per cinquanta dei quali il gip Pietro Carola ha disposto l’obbligo di recarsi al lavoro e di ritornare a casa, in uno scenario in cui sono 94 gli indagati. Truffa ai danni dello Stato e violazione della legge Brunetta sono le accuse mosse nel corso dell’inchiesta condotta dal pm Ida Frongillo e coordinata dall’aggiunto Alfonso D’Avino, che parla di «legge del contrappasso» nel costringere ora gli indagati a recarsi al lavoro. Per tre mesi, dalla fine del 2014, sono stati filmati i furbetti del cartellino, in alcuni casi pedinati o intercettati. Decisivo il lavoro dei militari del Nas, sotto la guida del maggiore Gennaro Tiano e del colonnello Maresca, che hanno puntato i riflettori contro tutte le articolazioni dell’ospedale: sotto inchiesta finiscono un neurologo, un ginecologo, nove tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, sei impiegati amministrativi, nove tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari. Un danno di centinaia di migliaia di euro, se si pensa che nei tre mesi di indagine il Loreto Mare ha sofferto un danno di circa 40mila euro. Ma chi sono i presunti protagonisti dell’ultimo scandalo napoletano?
 


Controllori indagati
Il centro delle indagine è - ironia della sorte - l’ufficio Prass, quell’organo amministrativo che controlla le presenze e le assenze del personale. Un ufficio decimato. Scrive il gip: «Vi sono alcuni dipendenti (quali Vincenzo Schisano, Domenico Maione, Silvana Iaccarino e Ciro Rea) che sistematicamente provvedevano a timbrare il badge di numerosi colleghi che, in alcuni casi, rimanevano assenti per tutto il servizio o lavoravano solo parzialmente».

I record della truffa
Veri «professionisti del cartellino». Tra fine novembre 2014 e l’inizio del 2015 due dipendenti avrebbero stabilito una sorta di record, timbrando rispettivamente 433 e 493 volte al posto dei titolari del badge. Poi c’è il capitolo degli accessi abusivi al sistema informatico, dal momento che i dipendenti del Prass oltre ad attestare falsamente la loro presenza in ufficio, non esitano ad intervenire mediante accessi abusivi al sistema informatico, in favore di alcuni dipendenti, per non far risultare dovute alcune ore di recupero, ovvero per far riconoscere lavoro straordinario mai effettivamente prestato». Sotto i riflettori in particolare, finisce Luigi Porciello, indicato come uno dei protagonisti degli accessi, in grado di alterare la condizione dei dipendenti nei rapporti con l’azienda.

Al tennis
È il tre novembre del 2014, quando il dottor Tommaso Ricozzi, dirigente medico in rapporto di esclusiva si assenta dal Loreto. Dall’una e mezza del pomeriggio alle sette e mezza di sera, «per andare a fare commissioni, ma anche per una partita a tennis». Tutto vero? La Procura insiste e punta l’indice anche sul centro Augusto, sulle attività condotte violando il rapporto di esclusività che lo vincola al Loreto. Stesso discorso per altri medici, che pure finiscono nelle indagini. È il caso di Vittorio Trivellini, altro medico dirigente, radiologo di provata esperienza professionale, che gode delle presunte beggiate clandestine di Schisano. Lavora in un centro clinico privato, che per altro porta il suo stesso nome. Anche qui sono decine le intercettazioni che lo collocano lontano da via Marina, lontano dall’ufficio del Loreto dove svolge il ruolo di dirigente. Stesso discorso, a proposito della legge dell’esclusività, riguarda medici del calibro di Alberto Ciamillo e Maria Eleonora Alabiso (in forza all’Ascalesi, non risulta indagata), in uno scenario in cui occorre partire da una premessa: tutti i professionisti coinvolti in questa storia, dai dirigenti all’ultimo infermiere, avranno modo di dimostrare la propria versione dei fatti e provare a rimarcare la correttezza della propria condotta. Sotto accusa finiscono così anche i medici Vincenzo Francesco Iula e Luisa De Bellis, ai vertici del servizio di radiodiagnostica, che finiscono nel mirino ancora per la storia delle beggiate fasulle.

Lo chef
Ma i casi di assenteismo sono migliaia. Non mancano episodi di doppio lavoro, come la storia del dipendente amministrativo che ha anche il ruolo di chef in un ristornate nel Nolano. È ancora il caso di Luigi Porciello, quello degli accessi abusivi. Sulla carta lavora 36 ore alla settimana, per cinque giorni, ma nei fatti è indicato come presente nella veste di chef, «grazie alla marcatura del suo badge da parte dei colleghi». Dal centro dell’ufficio «Prass», ai fornelli, tanto che da una delle intercettazioni disposte in questa indagine, si captano voci e frasari che nulla hanno a che vedere con la gestione di un’azienda ospedaliera: «Occorre un tavolo da 17-18 persone», dice un tale mentre parla con Porciello. Sono le 11,59, manca un minuto a mezzogiorno - annotano i militari del Nas - fervono i preparativi nel ristorante di Nola, grazie al ruolo di chef in fuga da via Marina.

Igea dei Cesaro
Un’inchiesta che va avanti da due anni e che ha anche fatto emergere particolari punti di contatto con un’altra struttura della sanità privata, parliamo del centro Igea di Sant’Antimo, riconducibile ad Antimo Cesaro, uno dei fratelli del parlamentare forzista (nonché ex presidente della Provincia). 

Agli atti finiscono infatti le conversazioni tra Alabiso e il centro Igea, al punto tale da consentire agli inquirenti di aprire lame di luce sul rapporto tra sanità pubblica e privata: «La captazione delle conversazioni sull’utenza cellulare in uso alla donna consentiva di chiarire che Maria Elena Alabiso, dirigente medico presso l’Ascalesi con rapporto di esclusività, stava utilizzando l’escamotage di essersi collocata in aspettativa per poter svolgere con maggior attenzione la propria attività professionale presso il centro Trivellini e presso quello Igea di Sant’Antimo, in seno al quale asseriva di aver assunto la responsabilità della gestione dell’intero servizio di radiologia».

Schede false
E non è finita. I filoni di indagine non sono finiti, tanto che nel blitz di ieri notte sono stati trovati a casa di un dipendente del Loreto anche i macchinari per falsificare le schede per Mediaset Premium e per i programmi Sky, merce che probabilmente veniva smerciata nella grande casa comune di via Marina.

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