Napoli, luce sul far west ai baretti:
«Era la faida per lo champagne»
45 bottiglie stappate, poi gli spari

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di Leandro Del Gaudio

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Tutto ruota attorno a quelle 45 bottiglie di champagne aperte da alcuni ragazzi che seggono attorno allo stesso tavolino. Sono inquadrati in un video, che verrà immagazzinato su Instagram, sembrano spensierati, alzano i flutti, brindano e stappano bottiglie. Una dopo l’altra, fino ad arrivare a 45 esemplari, quasi una sorta di trofeo da salvare sui propri cellulari, da postare sui social e da mostrare alla propria rete di contatti. È il due novembre scorso, in un localino alla moda di Chiaia, nella notte della movida napoletana: quel video - anche se attori, comparse e «regista» lo ignorano - è destinato a diventare la miccia che fa esplodere un episodio di guerriglia urbana, unico nel suo genere. È il prequel della rissa scatenata dal branco di teppisti di San Giovanni a Teduccio, «ingelositi» per quelle immagini di festa: come se stappare decine di bottiglie di champagne fosse una provocazione, un guanto di sfida lanciato da un capo all’altro della città, un modo per mostrare i muscoli tra gruppi criminali. Un modo per rimarcare il predominio del territorio. Eccola la causa della rissa con pallottole, a mo’ di far west, in quella notte tra il 18 e il 19 novembre scorsi, al termine della quale Giuseppe Troncone impugnò la pistola ed esplose colpi a raffica contro il branco di aggressori che lo aveva preso di mira, quando era ormai chiaro che stava avendo la peggio. Su quella notte, su quella rissa con pistole e coltelli, c’è l’ultima ricostruzione che porta la firma del gip Alfano, che lo scorso sabato ha spiccato un nuovo ordine di arresto a carico di Giuseppe Troncone. Come è ormai noto (ne abbiamo parlato nell’edizione di domenica scorsa), gli arresti bis di Troncone fanno leva sulle stesse accuse che lo tengono in cella da dicembre (tentato omicidio), anche se con l’aggravante del fine camorristico. Metodi e strategie - scrive il gip Alfano - non appartengono a semplici fatti di ragazzini violenti e incivili, ma sono qualcosa che ha a che vedere con la camorra. Ma proviamo a seguire il ragionamento del giudice, alla luce delle indagini condotte dai pm Celeste Carrano e Antonella Fratello (titolari delle indagini sui clan rispettivamente di Napoli ovest e di San Giovanni a Teduccio). Sono tre le date da tenere in considerazione. È il due novembre scorso, uno dei week end più ambiti della movida napoletana, vero e proprio banco di prova i gestori dei baretti di Chiaia: è la notte in cui Giuseppe Troncone si diverte a bere assieme ad alcuni amici. Cellulari pronti a scattare, qualche ragazza, e giù con le bottiglie di champagne, tutto rigorosamente immortalato in selfie e in un video. 

Nove giorni dopo (è l’undici novembre del 2017), un altro fatto di cronaca, solo apparentemente scollegato ma determinante per capire cosa avrebbe poi scatenato la guerra dello champagne: viene fermato in zona Decumani da commissariato Dante il minore G.F., ritenuto rampollo di una nota famiglia criminale di San Giovanni a Teduccio. Viene trovato in possesso di una pistola e di soldi, non si ferma all’alt e viene bloccato dopo un rocambolesco inseguimento (anche se il magistrato minorile, sulle prime, non ritiene tutto ciò sufficiente ad arrestarlo), poi gli sequestrano il telefonino cellulare. Ed è dalla memoria dello smartphone che emerge un particolare destinato ad avere un significato in questa storia di spari e violenza gratuita in mezzo a migliaia di ragazzi per bene e a gestori che svolgono onestamente il proprio lavoro. In sintesi, sul proprio profilo Instagram, il minorenne G.F. (quello di San Giovanni a Teduccio) dialoga con un proprio coetaneo. I due fanno riferimento proprio al video del due novembre che immortala la tavolata di ragazzi con le bottiglie di champagne stappate. Ecco il tenore della conversazione:
Amico: «Hai visto quello che ha fatto?».
G.F.: «No, non ho visto, che ha fatto?».
Amico: «Ha aperto 45 bottiglie».
G.F.: «Quello sai che ci deve fare a noi?». 

Parole che sembrano riferirsi direttamente a Giuseppe Troncone, quello al centro del video, figlio dell’omonimo boss di Fuorigrotta, bersaglio mobile numero uno per quelli di San Giovanni a Teduccio.

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Lunedì 14 Maggio 2018, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 15-05-2018 16:28
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