Napoli, manifestazione delle donne a sostegno del popolo afghano: «Nessuno deve schiacciare i diritti delle persone»

Lunedì 30 Agosto 2021 di Emma Onorato
Manifestazione in Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito si riempie di solidarietà e vicinanza per il futuro del popolo afghano: ai piedi della Prefettura di Napoli prende vita una manifestazione mossa dal comitato organizzativo Donne di Napoli per l’Afghanistan. All’appello di partecipazione, per prendere parte all’iniziativa umanitaria, hanno aderito diverse associazioni e artisti, uniti da un unico filo conduttore: richiamare l’attenzione del Prefetto sulle questioni che in questi giorni, e in queste ore, affliggono il popolo afghano, affinché diventi portavoce dei concittadini partenopei che stanno dimostrando particolare apprensione per i civili rimasti in Afghanistan. «Noi stiamo pensando a quella gente che è rimasta, perché chi è rimasto è sicuramente il più povero, il malato, l'anziano, chi non ha via d'uscita e soprattutto le donne, la comunità omosessuale che si nasconde nelle fogne per non essere uccisa», così commenta Elena Coccia, consigliera città metropolitana di Napoli e organizzatrice della manifestazione. Coccia ripone particolare attenzione, e preoccupazione, per il futuro delle donne afghane: «Le donne sono state già cacciate dal posto di lavoro, quindi se oggi i talebani, per ingannare l'Occidente, dichiarano che non c'è da allarmarsi e che le donne potranno studiare: ma chi insegnerà loro? E quale professione potranno esercitare? Per questo abbiamo organizzato questa manifestazione».

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Il presidio richiede al Prefetto non solo una maggiore risposta di accoglienza e un’imminente operazione a favore dei corridoi umanitari per donne, bambini e chiunque sia in pericolo di vita, ma soprattutto che si possa realizzare un osservatorio permanente in Afghanistan - composto prevalentemente da donne - che vigili sul rispetto dei diritti umani e in particolare sui diritti delle donne.

I manifestanti scesi in piazza vogliono che si accenda un faro sulla tutela dei diritti e della vita di donne e artisti afghani, sulle comunità Lbgtq+, e sollecita il governo affinché si mobiliti per aiutare chi - non riuscendo ad abbandonare il proprio paese - rischia di subire l’atroce violenza dei talebani. Ma tra le voci delle piazza emerge anche quella di Giovanna Cardarelli, attivista del coordinamento italiano per donne afghane che dal 1999 sostiene le donne attiviste che vivono in Afghanistan: «In questo momento le nostre compagne hanno deciso di rimanere per continuare la loro lotta. Quello che ci stanno chiedendo è di non spegnere il faro sull'Afghanistan e di essere attivi a loro sostegno per il lavoro politico che stanno svolgendo». Cardarelli sottolinea che si è sempre parlato molto di Kabul e poco dell'Afghanistan, poi dichiara: «I talebani dall'Afghanistan non se ne sono mai andati. Prima di arrivare a Kabul andavano in giro per conquistare le varie provincie, facendo strage nei vari villaggi». L'attivista conclude facendo un appello affinché si accendi, e resti viva, l'attenzione su tutta l'Afghanistan - e non solo su Kabul - e mette in luce l'importanza di operare a sostegno delle donne che hanno deciso di non abbandonare il paese e che rischiano la propria vita pur di cambiarlo.

«La Comunità europea in questo momento si deve assumere le sue responsabilità - commenta Laura Marmorale, operatrice sociale dell'organizzazione Mediterranea Saving Humans Napoli -. Bisogna  ripensare alla gestione dei flussi migratori, ripensare alla capacità di gestire un'accoglienza degna per tutti, perché è possibile», conclude.

Anche Alessandra Clemente, candidata a sindaco di Napoli, era al centro dell'agorà per sostenere la manifestazione umanitaria e chiedere al Prefetto ogni forma di supporto al governo italiano: «Per fare in modo che l'Italia, e Napoli, siano come le tante altre città italiane che si stanno mobilitando: non soltanto un punto di riferimento per i profughi ma soprattutto un punto di forte impegno affinché nel mondo nessun governo possa schiacciare i diritti di libertà ed espressione delle persone».

 

 

 

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