Napoli, medico dorme nel pronto soccorso. Lui: un attimo di stanchezza

Lunedì 3 Agosto 2020

Ospedale San Giovanni Bosco, postazione chirurgica nell'area del pronto soccorso a valle del triage: dietro al bancone dei medici, dove solitamente al lavoro ci sono due chirurghi e altri due dottori di area medica, un camice bianco è seduto su una sedia da scrivania e poggia la testa al muro con l'aria stanca di chi sembra dormire. Il condizionale è d'obbligo in quanto l'immagine scattata da uno sconosciuto fotografo, non è collocata nello spazio o nel tempo. Si vede solo la luce fredda dei neon, un carrello con un defibrillatore e i faldoni delle cartelle cliniche poggiate sul mobile. La foto ha subito fatto il giro del web con commenti poco lusinghieri. «Abbiamo inviato una nota alla direzione sanitaria dell'ospedale della Doganella avverte il consigliere regionale dei Verdi, Europa verde, Francesco Emilio Borrelli a cui sono arrivate diverse segnalazioni per verificare l'accaduto. Qualunque sia il motivo che portano quel sanitario ad addormentarsi, non è consentito dormire per la salvaguardia della salute dei cittadini. Non è la prima volta che segnaliamo una situazione simile, la sanità campana non può permettersi persone che non svolgono correttamente il proprio lavoro».

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L'IMMAGINE
M. P. il medico di 59 anni del San Giovanni Bosco, raggiunto al telefono dal Mattino non ci sta a passare per uno che dorme sul lavoro o peggio per uno scansafatiche. «Quell'immagine avverte - coglie un attimo di stanchezza. Da seduti, tra altri colleghi e infermieri, si può anche poggiare la testa al muro per riposare gli occhi a fronte di turni in pronto soccorso che non lasciano tregua. Non dormivo: il sonno porta automaticamente a una caduta del tono muscolare e la testa non reggerebbe in quella posizione. È un attimo di stanchezza non un episodio di costume o peggio la rappresentazione della realtà professionale e lavorativa. Parlare di altro è fuori luogo, fuorviante e offensivo e mi riservo di difendere la mia professionalità nelle sedi opportune. Ho scelto per tutta la mia vita lavorativa di lavorare in presidi di frontiera andando ben oltre il mio dovere e gli orari fissati per garantire la salute dei cittadini. Stare su una sedia e appoggiare la testa al muro con gli occhi chiusi significa cogliere un momento che può essere letto anche in maniera non malevola. Così si crea invece astio nei confronti di medici e operatori da parte dell'utenza che non sa quello che ciascun di noi fa e in quali contesti di difficoltà».

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