«Non voleva pagare il ticket, mi ha picchiata in ospedale»

Giovedì 18 Luglio 2019 di Ettore Mautone
Nuova aggressione al pronto soccorso oculistico del Pellegrini. La seconda in 15 giorni. La vittima è una oculista, L.D.P., ancora sotto choc che ha riportato l'incrinatura di una costola e subito insulti di ogni tipo da «un energumeno alto quasi due metri e di corporatura molto robusta. Tutto questo per aver chiesto il pagamento del ticket di 25 euro dovuti quando la prestazione è in codice bianco, priva di urgenza».

Dottoressa cosa è accaduto esattamente?
«Lunedì scorso, in tarda mattinata, ero di turno al quarto piano dell'ospedale in pronto soccorso. Il nostro servizio segue iter di accesso diversi rispetto a quelli dell'emergency generale. Siamo contigui al reparto, di guardia c'è sempre un solo medico dalle 8 alle 20 e un infermiere. Giù non c'è nessuno a fare filtro nel triage, e neppure una guardia giurata. I pazienti prendono un numero e aspettano. Ho preso servizio alle 14, visitato un bambino in attesa con la mamma che proveniva dal Santobono. Quindi si è presentato questo omaccione che aveva una infiammazione alla palpebra. Un banale orzaiolo».
 
E poi?
«Erano le 15 non c'era più nessuno. Ho effettuato la visita, prescritto la terapia ma fatto presente che quell'accesso in ospedale era inappropriato. Un pronto soccorso non si utilizza per malanni banali e tantomeno per infezioni che comportano una successiva procedura di disinfezione e sterilizzazione molto accurata per evitare di contagiare altre persone. In questi casi ho spiegato che si va dal medico di famiglia, si fa apporre la U di urgente sulla ricetta ed entro due giorni si ottiene la visita in ambulatorio».

Un codice bianco.
«Appunto, è previsto il pagamento del ticket in questi casi, 25 euro. Io sono una professionista seria. Non mi va che la gente approfitti della cosa pubblica. Cerco con garbo di informare sui percorsi e il buon uso delle strutture sanitarie. Un pronto soccorso deve dedicarsi alle patologie serie, ai gravi traumi. Potremmo farlo anche in consulenza al pronto soccorso generalista. Invece finiamo per svolgere una funzione di ammortizzatore sociale anche se non sempre già è accettato dai prepotenti».

E allora cos'ha fatto?
«Ho accennato al ticket. In un attimo quella persona si è trasformata in una furia. Ha iniziato a insultarmi. Mi ha spinto. Ho avuto paura. Mi sono rifugiata con l'aiuto dell'infermiera nelle scale, ma sono certa che mi abbia inseguito. È intervenuta con volgarità anche la donna che lo accompagnava. Ho sentito un forte dolore al petto e una tachicardia e sono andata in pronto soccorso. Al piano terra. Avevo il cuore a mille».

Ha avuto un malore?
«Mi sono sentita più sicura lì tra tanti colleghi e con la presenza delle guardie giurate. Mi hanno praticato tutti i controlli. Erano negativi e in serata sono tornata a casa con mio figlio che è venuto a prendermi. Nella testa avevo ancora le urla di quella persona che stranamente sapeva dove abito».

E quindi?
«Il dolore non è passato ma non potevo assentarmi dal lavoro. Ho preso un taxi e sono giunta al Pellegrini. Dopo poco il dolore era fortissimo, avevo l'affanno, mi hanno fatto una radiografia. Lì si sono accorti della frattura di una costola. È assurdo che i medici debbano essere aggrediti senza motivo con queste conseguenze. Due settimane fa del resto è capitata una cosa simile a un mio collega di reparto. Siamo terrorizzati e non possiamo lavorare in questo clima. Molti colleghi sono sfiduciati, alcuni lasciano per questo clima assurdo in cui si lavora. Ci sono colleghi anziani, altri in malattia, altri ancora in aspettativa. Gestiamo apparecchi delicati e costosi».

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«Sarebbe un traguardo per tutta la categoria. Abbiamo bisogno di essere protetti. La gente deve essere ricondotta alla civiltà in un luogo di cura e di lavoro. Noi siamo al servizio dei pazienti ma esistono regole da rispettare per l'uso dei servizi. Siamo un pronto soccorso non un ambulatorio aperto per affezioni banali. Serve più cultura, più responsabilità, educazione civica a tutti i livelli. Non si può accettare che sotto minaccia e per paura un pronto soccorso sia ridotto allo studio del proprio medico di famiglia anche per fare controlli ogni due giorni». Ultimo aggiornamento: 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA