Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Napoli, protesta studenti contro l'alternanza scuola-lavoro: «Vogliamo essere ascoltati»

Venerdì 18 Febbraio 2022 di Alessio Liberini
Napoli, protesta studenti contro l'alternanza scuola-lavoro: «Vogliamo essere ascoltati»

«Queste mani rosse rappresentano un segno di solidarietà perché a 16 e a 18 anni non possiamo lavorare: è disumano fare l’alternanza scuola-lavoro. Sono tutti contro il lavoro minorile ma noi lo facciamo ogni giorno, questo non è giusto». A parlare, ancora in preda alla rabbia e al dolore, è la giovane Sofia, una studentessa liceale di Napoli, che questa mattina è scesa in piazza - insieme a numerosi suoi coetanei - per ribadire il proprio dissenso, e quello degli studenti di tutta Italia, contro la modalità didattica dell’alternanza scuola-lavoro. La stessa che, in nemmeno un mese, ha visto morire durante degli stage due giovanissimi studenti: Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci.

«Fa malissimo perché hanno la mia età – grida oggi Sofia mentre mostra le sue mani dipinte di rosso per simboleggiare il sangue versato da quei due ragazzi che potevano essere suoi amici o compagni di scuola – Pensare che un mio amico o un mio fratello è morto per colpa della scuola, per colpa dell’alternanza e per colpa dello Stato mi fa arrabbiare tantissimo». 

Quella di Sofia è nei fatti la rabbia di tutti gli studenti del Paese che oggi, dopo la mobilitazione nazionale dello scorso 28 gennaio, sono tornati nuovamente a riempire le città di tutto lo Stivale. Scioperando in circa 40 piazze d’Italia.  A Napoli, intorno alle 10 di questa mattina, sono stati quasi un migliaio – duemila per gli organizzatori – gli studenti che sono scesi in strada per gridare, ancora una volta, le proprie rivendicazioni che, a detta loro, «non vengono mai ascoltate dalle istituzioni che ci ignorano completamente». Al concentramento, avvenuto in piazza Garibaldi, sono accorsi così tantissimi studenti e studentesse di quasi ogni istituto di Napoli e provincia, dagli alunni delle scuole dell’area flegrea fino a quelli della periferia orientale della città partenopea.

«Siamo stufi di questo modello di scuola – spiega il giovane Luca – un modello che ci sfrutta, un modello che ci ammazza. Lo stesso che, in questi due anni, ci ha fatto vivere in Dad ( didattica a distanza ndr) e depressione, un livello di abbandono scolastico che oggi non è più accettabile». «Non ce la facciamo più a sopportare tutto questo – precisa amareggiato lo studente -  Vogliamo un modello di scuola diverso: che sia inclusivo e veramente sostenibile». 

Nel mentre a piazza Mancini, sotto la statua di Giuseppe Garibaldi, molti studenti hanno acceso fumogeni colorati, quasi tutti di colore rosso, e srotolato tantissimi striscioni e manifesti. Tra questi il colpo d’occhio è stato dato da due enormi manifesti, issati in alto con dei bastoni dagli studenti, dove si leggevano due semplici slogan: “Lorenzo Vive”, “Giuseppe Vive”. Entrambe le scritte volutamente disegnate di colore rosso e cosparse con macchie di pittura che richiamavano al sangue dei due giovanissimi studenti scomparsi – in modalità differenti – mentre erano alle prese con i propri progetti di alternanza scuola-lavoro.

«Contro il vostro modello di scuola» è invece la frase che si legge sullo striscione che i giovani hanno portato davanti al corteo. «Crediamo che sia importante dare voci agli studenti e alle studentesse – racconta Zidan Shehadeh dell’Unione degli Studenti di Napoli – dopo le 45 scuole che sono state occupate a Torino e tutto quello che ha rappresentato il movimento (studentesco ndr) che si è sviluppato a livello nazionale, perché chiediamo tutta una serie di diritti». «Partendo dall’alternanza e dalle morti sia di scuola che di lavoro – continua il portavoce dell’Uds, una delle principali associazioni studentesche che oggi ha chiamato a raccolta gli scolari di tutta Italia – chiediamo la necessità di abolire la “Buona scuola” e quindi la legge 107. Ma, allo stesso tempo, pensiamo sia importante costruire un rapporto di confronto e di ascolto da parte del Governo rispetto alle nostre richieste: è chiaro che non siamo ascoltati». 

 

Gli studenti gridano, nei fatti, ad «un cambiamento radicale nella scuola pubblica». In tutte le loro proteste, oltre a richiedere l’abolizione dell’alternanza, hanno infatti sempre manifestato la propria perplessità sul tema della sicurezza all’interno degli istituti scolastici di Napoli, della Campania, e in generale più diritti per la loro categoria.

«Chiediamo – racconta Beatrice, rappresentante d’istituto del Liceo Gian Battista Vico di Napoli - che vengano messi in atto dei fondi per il trasporto pubblico, almeno per quanto riguarda gli orari di ingresso ed uscita dalla scuola, ma anche fondi per l’edilizia scolastica che da anni, specialmente nella nostra Regione, è abominevole. Le nostre scuole cadono a pezzi, come ad esempio l’I.I.S. Vittorio Emanuele di Fuorigrotta dove abbiamo visto immagini davvero scandalose dei controsoffitti che cadono con i ragazzi che rischiano la vita per andare a scuola. Questo non è quello che vogliamo».  

Video

Mentre, tra le rivendicazioni portate in piazza dagli studenti, spicca anche la loro grande contrarietà al ripristino delle prove scritte per gli esami di maturità. Reintrodotte solo di recente dal ministero dell’Istruzione dopo lo stop, degli scorsi anni, dovuto alla crisi pandemica.

«Dopo due anni di Dad in cui nessuno si è interessato del nostro profitto – prosegue Beatrice, che è anche una portavoce del collettivo studentesco Kaos, tra i promotori dell’odierna manifestazione napoletana – la seconda prova della maturità è solo una vessazione psicologica. Ora, tutto di un tratto, vogliono dimostrare al mondo che la pandemia è finita e che siamo preparati a sostenere un esame per cui non siamo assolutamente pronti».

«A margine di due anni di chiusure e disagi – sottolinea, invece, Marcello Gemma, rappresentante d’istituto del Liceo Vittorio Emanuele II, l’unico istituto che a Napoli è stato occupato dagli studenti solo a qualche giorno di distanza dagli scontri, registrati a piazza dei Martiri, tra i giovanissimi (che chiedevano di sfilare per ricordare Lorenzo) e le forze dell’ordine – pensare di tornare a fare subito l’esame è inaccettabile. Ci hanno preso in giro dal momento che inizialmente anche il ministro Bianchi (titolare del dicastero dell’Istruzione ndr) aveva detto che quest’anno l’esame sarebbe stato solo orale, ma poi è diventato una prova scritta e successivamente due prove: questo è inaccettabile». 

 

In questo periodo di forti proteste gli studenti puntano il dito, inoltre, anche verso le forze dell’ordine: a seguito degli scontri che lo scorso 28 gennaio si sono consumati in diverse città italiane. «Le manganellate – spiega la giovane Giulia, studentessa del Liceo artistico Palizzi di Napoli – sono state un semplice abuso di potere. Capita spesso, purtroppo, durante le manifestazioni che la polizia carichi i ragazzi. Questa non è una cosa giusta secondo me, perché una protesta pacifica non deve sfociare in violenza».

Una violenza quella che, da Milano fino a Napoli, ha coinvolto tanti studenti e studentesse nel corso dell’ultimo mese al quale la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha replicato, più volte, spiegando che nelle proteste studentesche si sono infiltrati «centri sociali e anarchici». A Napoli, tuttavia, sono stati direttamente i collettivi studenteschi a chiedere la presenza in piazza dei gruppi provenienti dal mondo del lavoro. «Vogliamo dire basta – chiariscono gli studenti dell’Uds di Napoli scesi in piazza oggi – a questo sistema che uccide e continua ad uccidere tra il mondo del lavoro e quello della scuola: per questo crediamo sia importante unire le lotte». 

Ecco perché anche oggi, come era già accaduto lo scorso 28 gennaio, al corteo napoletano hanno preso parte tanti manifestanti provenienti dal mondo sindacale e del lavoro. Tra questi si evidenziano i disoccupati del Movimento 7 novembre e i rappresentanti territoriali della Fiom, il principale sindacato dei metalmeccanici italiani che da subito, appresa la notizia della dipartita del giovane Lorenzo Parelli, si è schierato – in tutta Italia – al fianco degli studenti.

«Dal primo minuto è stata fatta una scelta chiara e netta, senza se e senza ma – racconta dal corteo odierno il segretario regionale della Fiom Campania, Massimiliano Guglielmi - Non si può entrare nel mondo del lavoro, in realtà in cui non vengono garantiti i diritti elementari a partire dalla sicurezza. Come metalmeccanici già a partire dalla settimana prossima apriremo anche un confronto con gli studenti. Con assemblee all’interno delle scuole perché è evidente che il diritto al lavoro deve essere riconosciuto a partire dalla condizione di contratto nei luoghi di lavoro, uno strumento che deve avvicinare anche i giovani al mondo produttivo». «Però – precisa Guglielmi – deve garantire chiaramente sicurezza e diritti. Perciò siamo in piazza insieme agli studenti di Napoli e della provincia e ovviamente continueremo a sostenere con forza le ragioni che sono alla base delle rivendicazioni degli studenti ma anche dei lavoratori che, da sempre, chiedono fabbriche sicure».

Con queste istanze, intorno alle 12, il corteo scortato dagli agenti - partito dai pressi della stazione centrale e transitato prima per Porta Nolana e successivamente per via Marina - è arrivato in via Ponte della Maddalena: dove c’è la sede degli uffici scolastici regionali. Qui i giovanissimi hanno prima acceso numerosi fumogeni, che in pochissimo hanno creato una nuvola rossa di fumo sull’intera carreggiata, occupata dai ragazzi in protesta. «Rappresentano il sangue versato da Lorenzo e Giuseppe» raccontano gli stessi manifestanti. Poi successivamente, sulla stessa scia, una volta spenti i fumogeni, hanno aperto dei barattoli di vernice rossa immergendoci le loro mani. Le stesse che hanno alzato, in maniera pacifica, davanti il cordone delle forze dell’ordine che impediva l’accesso al palazzo istituzionale. Ma, stavolta, non si sono registrati scontri. I polizotti hanno fatto transitare - aprendo un varco - alcuni studenti che hanno battuto le loro mani sulla porta della sede degli uffici scolastici campani macchiando di rosso, in maniera simbolica, l’ingresso dello stabile. Perché, hanno spiegato i ragazzi a termine della manifestazione: «Il sangue di Lorenzo e Giuseppe è il sangue del nostro sangue».

Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA