Napoli, la morte in carcere di Claudio tra dubbi e incertezze: «Vogliamo giustizia»

di Oscar De Simone

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Sono ancora in attesa di risposte i familiari di Claudio Volpe, morto nel carcere di Poggioreale all’età di 34 anni. Il decesso lo scorso 10 febbraio, avvenuto dopo tre giorni di febbre alta, non ha mai convinto i parenti che da subito decisero di approfondire la vicenda. Nessuna indicazione però, sarebbe venuta dall’inchiesta dalla Procura di Napoli e dai risultati dell’autopsia. Cinque mesi di silenzio in cui ai dubbi si alterna lo sconforto.  
 

«Non sappiamo che fare e a chi rivolgerci», dichiara la sorella di Claudio, Santina. «Ogni volta che il nostro avvocato va in tribunale gli vengono date risposte differenti rispetto ai risultati degli esami. A questo punto vogliamo vederci chiaro perché è assurdo morire con la febbre alta. Solo grazie ai suoi compagni di cella sappiamo qualcosa e cosa sia successo poco prima della morte».

Proprio in quelle ultime ore di vita – secondo il racconto di chi era con lui in cella – Claudio avrebbe accusato una forte stanchezza. Un affaticamento che non gli avrebbe consentito neanche di lavarsi.

«Per questo motivo – continua Santina – mio fratello si sarebbe messo in branda chiedendo di essere svegliato dopo poco. Ma così non è stato. È stato trovato direttamente morto e nessuno sa cosa sia accaduto. Adesso siamo disperati e insieme al nostro legale stiamo cercando tutte le risposte. Non ci fermeremo perché abbiamo ancora tanti dubbi e vogliamo essere certi di quello che è successo».
 
Mercoledì 17 Luglio 2019, 15:00 - Ultimo aggiornamento: 17-07-2019 18:14
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