Napoli, muore a 25 anni per un tumore raro: la famiglia raccoglie fondi per i dottorandi

Angela Cuomo ha combattuto tre anni affiancata da Margaret Ottaviano, all'epoca giovane specializzanda

L'ospedale Pascale
L'ospedale Pascale
Martedì 4 Luglio 2023, 16:25 - Ultimo agg. 5 Luglio, 00:06
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«Posso farcela, devo farcela, ho paura ma voglio vincere». Scriveva così in una sua poesia Angela Cuomo, tre anni prima che morisse, a soli 25 anni. È il 6 settembre 2016, quando le viene diagnosticata una forma rarissima di tumore. Malattia che combatte per 3 lunghissimi anni.

Anni fatti di interventi chirurgici, di terapie dolorose, di tanta paura. Fondamentale nella sua vita la presenza della famiglia e di una dottoressa che le è vicina fino alla fine, Margaret Ottaviano, all'epoca giovane specializzanda, ora oncologa dell'Istituto dei tumori di Napoli.

Amava scrivere Angela e l'ultimo giorno, quando ha capito che per lei non ce ne sarebbero stati altri, ha confidato ai fratelli e alla madre la password del suo cellulare perché vi trovassero dentro i suoi scritti. Scritti che la famiglia ha deciso di non lasciare secretati in una sim. È così che è nato il libro 'La Perlà e poi un'associazione onlus che porta il suo nome nata per sostenere progetti a favore dei soggetti con patologie oncologiche e dei loro familiari ed è stato bandito anche un premio letterario.

Da qui una raccolta fondi per aiutare giovani oncologi, come la sua dottoressa Margaret Ottaviano, nel difficile compito di portare avanti la ricerca e far così che ad altri non tocchi la sua stessa sorte di «non farcela».

La prima raccolta fondi è stata consegnata simbolicamente nelle mani del direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi, e del direttore sanitario, Maurizio di Mauro.

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A consegnare l'assegno la mamma e i due fratelli di Angela che hanno lasciato nell'Istituto anche alcune copie del libro La Perla. «Voglio esprimere la mia più profonda gratitudine - dice il direttore generale dell'Irccs, Attilio Bianchi - a questa famiglia che anche nella disgrazia di aver perso un congiunto tanto giovane ci ha riconosciuto l'impegno e la dedizione con cui trattiamo i nostri pazienti». «Gesti come questi - aggiunge il direttore sanitario di Mauro - ci invitano a proseguire nella nostra mission con sempre maggiore impegno».

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