Bimba ferita a Napoli, il fratello del killer tornò sul luogo dell'agguato

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Leandro Del Gaudio
Come nel più scontato dei gialli, come in un classico della letteratura di genere: è tornato sul luogo del delitto, ha fatto retromarcia ed è rimasto a guardare. Lì, in sella alla sua Honda, compare la sua sagoma, 48 secondi dopo gli spari, a godersi lo spettacolo. Eccolo immortalato dalla telecamere del negozio Sottocosto, alla guida dello scooter, mentre si «gode» lo show della morte e della paura, della rabbia e del dolore: è lui - dicono gli inquirenti -, si chiama Antonio Del Re, ha appena compiuto 18 anni ed è il fratello giovane di Armando, quello che - sempre secondo le indagini - ha sparato contro Salvatore Nurcaro, ferendolo in modo grave, colpendo però al torace anche la piccola Noemi. Missione fallita, mentre la piazza sta prendendo velocemente coscienza che una bambina di quattro anni è stata colpita per errore ed è lì a rischiare la vita. Una scena che si consuma sotto gli occhi di Antonio Del Re, oggi in cella assieme al fratello Armando, con l'accusa di concorso in tentato omicidio con tanto di metodo camorristico. Che ci fa il presunto complice del killer in piazza Nazionale? Che senso ha tornare sul luogo del delitto? Seguiamo il ragionamento del giudice Roberto D'Auria, che ha confermato gli arresti per i fratelli Del Re, mettendo a frutto la ricostruzione fatta a Siena dal gip Alessandro Buccino Grimaldi e dal collega di Nola, a 48 ore dal fermo dei due indagati: Antonio Del re - sintetizza oggi il gip D'Auria - si ferma proprio in corrispondenza della calca di persone, a pochi passi dal marciapiede in cui è stata ferita la piccola Noemi, ma anche e soprattutto il target iniziale, vale a dire il bersaglio grosso, il 31enne Salvatore Nurcaro. Resta lì a guardare, in sella alla moto nera, con il casco ben allacciato in testa. Le telecamere lo inquadrano, il suo tragitto è stato ricostruito anche nella fase organizzativa del raid.
 
Ricordate la storia della staffetta? Secondo le indagini, quindici minuti prima dell'agguato in piazza Nazionale, Antonio Del Re avrebbe condotto la Benelli gialla dal box auto delle case nuove (zona in cui abitano i Del Re), fino al corso Lucci, portando la moto «sporca» al fratello Armando all'esterno di un circoletto ricreativo. L'ultima immagine prima del delitto - scrive il gip - è quella delle 15.59 in zona Arenaccia, quando i due fratelli si separano. Ma un'ora dopo, quando tutto sarà compiuto, Antonio Del Re ha ancora una missione da compiere. Ha un compito cruciale, secondo il più classico canovaccio criminale. In sintesi, Antonio Del Re deve aspettare l'arrivo del lenzuolo. Sta lì, magari rischiando di essere immortalato dalle telecamere (come poi sembra sia realmente accaduto), perché deve tornare nel covo con il pollice alto e raccontare che l'agguato è riuscito. È in questi minuti che il suo comportamento sembra elettrico, va avanti e indietro sulla moto, dà gas in continuazione. Cosa lo inchioda ancora in via Acquaviva? Davanti a sé scorrono le immagini della mamma e della nonna di Noemi - persone sconvolte che hanno in braccio la bimba che non parla, occhi chiusi e respiro a fatica -, ma non sembra per niente turbato da quelle scene di disperazione pura. No, perché il suo obiettivo è sempre quello: il lenzuolo, il via libera, il segno che Nurcaro non ce l'ha fatta, che gli spari hanno colpito giusto. Lui, al centro di un inferno che diventa sempre più vivo, sempre più infame, con il traffico di auto che si paralizza, la curiosità morbosa di chi arriva sul posto del delitto, gli immancabili spettatori che appaiono quando non c'è più niente da rischiare. Sono le 17.15 e Antonio Del Re può lasciare la zona. Rassegnato, dà un'accelerata e scappa via, verso un probabile covo. Dentro di sé sa che la missione è fallita, perché l'arrivo dell'ambulanza sta a significare una sola cosa: quello che doveva morire sta andando in ospedale e ha ancora chance di sopravvivere, mentre - ma non è dato saperlo - è possibile che il suo pensiero si concentri ora sulle urla di quella famiglia. È la fine dell'inferno di piazza Nazionale, l'inizio del dramma Noemi (data in lento ma progressivo miglioramento), ma anche della fuga dei due fratelli Del Re. Poche ore dopo, siamo intorno alle 22, la moto del più giovane viene ancora immortalata in giro per la città, grazie a telecamere che in questo caso hanno fatto il loro dovere. Da un mese in cella (grazie alle indagini dei pm Fratello, Rossi e Sanseverino, sotto la guida dell'aggiunto Giuseppe Borrelli), i due fratelli negano di aver commesso il delitto. Difesi dai penalisti Davino, Genovino e Perone, hanno giurato di essere estranei ai fatti, quando le foto di quel tre maggio non erano state ancora calate agli atti. Ora la parola passa al Riesame e, in caso di conferma, a un probabile processo immediato. © RIPRODUZIONE RISERVATA