Notaio e artista di strada: «Non basta una canzone ma il denaro non è tutto»

Lunedì 11 Novembre 2019 di Maria Pirro

Notaio e artista di strada. Lo studio è in via Santa Brigida, il marciapiede all'angolo tra piazza San Gaetano e via San Gregorio Armeno. «A volte mi sposto sotto l'obelisco di San Domenico Maggiore», spiega Massimo Felice Abbate in uno dei pochi momenti in cui smette di recitare. L'incontro è tutto uno show (piacevole), è una grande prova di memoria (e si capisce come ha vinto il concorso), sfida e citazione continua di artisti, testi e detti, luoghi comuni ovviamente da ribaltare. Salvatore Di Giacomo, Giacomo Leopardi, Totò, Miseria e nobiltà, il Risorgimento e Napoli di quinta: O sole mio diventa pretesto per illustrare la sua personale visione. «Perché le canzoni dicono un sacco di bugie, amore è anche per la terra e i suoi abitanti, non solo le farfalle nello stomaco», si sfila dal pensiero unico. Insider, o meglio voce di dentro, da protagonista, ma anche fuori, più solo, in fuga dal sistema. «Al lavoro mi sento un po' Montalbano, commissario romanzesco a caccia delle informazioni per la vendita, un po' finanziere in carne e ossa dinanzi agli acquirenti che offrono contanti di dubbia provenienza. Ma faccio il notaio a tempo perduto», sostiene il professionista, anche se quest'ultima affermazione sembra più un artificio di scena: è stato tra i più giovani a conquistare il titolo.

«Avevo 28 anni e allora amavo il diritto». A 58 sostiene che «è diventato storto», ma si vede subito che continua a studiare. «Dedico la mattina all'aggiornamento: soldi e proprietà nella vita, però, non sono tutto», e racconta della sua ricerca del bello attraverso l'arte iniziata in ritardo sul resto, sette anni fa, quando la vita sembrava avergli tolto tutto. Con la dolorosa separazione dalla moglie, con il distacco complicato da parte dei figli adolescenti, e con questa reazione necessaria e istintiva. Con questo tempo perduto e ritrovato, questo tempo nuovo scoperto anche leggendo i libri. Ed entrando nella storia, non più individuale, ma scandita da una clessidra sulla scrivania. D'improvviso, le avventure dei briganti così sembrano diventate sue: la maschera da attore s'indossa in certi casi per avere un contatto con la gente. Gli piace, difatti, osservare i passanti. «Vedere le facce rabbuiate da pensieri come le bollette, la spesa, i compiti dei ragazzi a scuola. Ma poi le stesse facce si illuminano all'ascolto di poesie e musica». La strada come cura. Luogo di raduno oltre gli steccati delle discipline. Qui, in strada, la passione per il teatro s'incrocia con i «Soul Palco», talento vero e gruppo di appartenenza. Altri riferimenti sono Davide Brandi, con le sue lezioni di napoletano, e Claudio Saltarelli, presidente dell'associazione identitaria Alta terra di lavoro. «Io non mi travesto per le esibizioni», chiarisce Abbate, interpellato in materia. «Ho appuntato sulla giacca solo una spilletta rossa, eccola».

La giacca è scamosciata, il maglioncino Lacoste ha lo scollo a V, non indossa la camicia ma una Polo verde. Senza ombrello sotto la pioggia, il notaio-artista prosegue con i monologhi. Declama in latino, oltre che in italiano e in dialetto. La tarantella del Seicento è preferita alla Gatta Cenerentola. Eugenio Bennato surclassa Roberto Saviano. Anti-leghista, offeso dal razzismo crescente. La sua personale odissea è anche segnata da un ictus («Nel 2007, la paralisi del lato sinistro») e da un infarto («Nel 2010, acuto»), malattie scatenate anche dal fumo. «Ma me ne fotto e continuo a fumare, mentre sto correggendo i valori del colesterolo». Sul telefonino, uno smartphone collegato anche ai social network, mostra una foto con un immenso aquilone per planare sulla superficie lucente dell'acqua: «Questo sono io», conclude, anzi non conclude. «Andiamo a salutare le pietre che parlano?» propone dopo aver fissato con lo sguardo il passato («Mi spiace quel che si perde, lei», la sua ex consorte). C'è ancora tempo. In piazza Bellini, Abbate indica le scritte sulle mura del V secolo avanti Cristo. È il suo solido presente, perché si può fare il notaio e l'artista di strada, poesia e diritto. Il diritto è alla poesia.

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