Napoli, l'omaggio dei giovani al babyboss Sibillo di Forcella

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Giuseppe Crimaldi
Napoli, l'omaggio dei giovani al babyboss Sibillo di Forcella

S’inchinano deferenti dinanzi al tempietto e baciano l’immagine di un giovane barbuto. Inquadrano addirittura bimbi che avranno meno di un anno e mezzo mentre, nel fotomontaggio, abbracciano un busto che ritrae il “martire” immortalato nel riquadro tra gli emoticons pieni di cuoricini rosa. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora del neomelodico di turno prestato alla causa social-canora dei camorristi. 

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Mentre la società civile si mobilita per dire no agli altarini della malavita, su Tik Tok va in onda l’ultima vergogna made in Naples. E così, dopo i peana che sui social santificavano Raffaele Cutolo, ecco arrivare l’ultima puntata di Gomorropoli: l’inno a Emanuele Sibillo, il boss della “paranza dei bambini” di Forcella ucciso la notte del 2 luglio del 2015 in via Oronzio Costa al culmine di una faida combattuta per il controllo del traffico di droga nel centro storico di Napoli.

È ancora una volta quella impalpabile terra di nessuno offerta dai social a mostrare lo spaccato che descrive la Malanapoli. Immagini postate e condivise a raffica da chi forse nemmeno riesce a scrivere una frase compiuta e articolata in italiano; ma che si esalta - condividendo anche i propri selfies abilmente accostati alle foto del giovane Sibillo - facendosi riprendere mentre bacia, si inginocchia, prega, accompagna gli scatti con didascalie del tipo «You complete me» in una sorta di trance oscena e paracriminale.

 

Su Tik Tok i video si accavallano: quasi che fosse scattato un nuovo tam tam di rivolta, una ribellione eruttata dalle peggiori viscere della Napoli lontana miglia dal percorso della legalità, della dissociazione dagli ambienti criminali. I post della vergogna. In una scena c’è addirittura una ragazza - potrà avere nemmeno vent’anni - che poggia le labbra in un bacio ideale sulla statuina che ritrae Emanuele, reso ancor più inquietante nella sua artigianale fattura con gli occhi di vetro.

A corredo dei post, tanti messaggi di fedeltà, rispetto e amore per Sibillo. È l’agiografia della camorra, la letteratura dei santi neri oggi venerati sui murales della vergogna o sugli altarini pagani che affiancano quelli veri e antichi che immortalavano nei secoli scorsi le “povere anime del Purgatorio”. Napoli ne era piena, nel 1900. Oggi si venerano altre icone. A denunciare l’ennesimo affondo di chi esalta i peggiori modelli in una città ancora e sempre ostaggio dei clan e della violenza è stato il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, che dichiara: «È in costante crescita la cultura e l’apologia criminale: sul web e sui social continuano a scatenarsi omaggi e celebrazioni per personaggi legati al mondo della criminalità».

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«Addirittura - conclude Borrelli - presso la cappella votiva abusiva nel centro storico portano i bambini in pellegrinaggio davanti al busto del boss che viene baciato come se fosse un santo. È ora che la Napoli vera, quella della cultura della legalità e della giustizia, si faccia sentire forte e prenda il sopravvento sulla parte malata del territorio che osanna ed idolatra delinquenti e camorristi. Bisogna salvare la nostra terra da questa deriva criminale».

 

Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 14:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA