Napoli, all'ospedale Cardarelli tornano le barelle: ​oltre 100 pazienti stipati nel pronto soccorso

Napoli, all'ospedale Cardarelli tornano le barelle: oltre 100 pazienti stipati nel pronto soccorso
di Ettore Mautone
Mercoledì 21 Settembre 2022, 18:50 - Ultimo agg. 22 Settembre, 00:05
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Centocinque barelle ieri sera, 95 stamattina, al cambio turno di medici e infermieri per una media di 130, 140 pazienti stipati tra Pronto soccorso e Osservazione breve: ennesima nottata di passione per la prima linea del Cardarelli, il più grande ospedale della città, terminale di tante urgenze che non trovano risposte sul territorio metropolitano. 
Dopo i giorni tranquilli di agosto e le settimane in cui lo scenario sembrava cambiato da un giorno all'altro, con l'arrivo del nuovo direttore generale Antonio D'Amore (un mese e mezzo fa), il Cardarelli è ora progressivamente tornato quello di sempre. Le strigliate del manager al personale dopo il suo insediamento sono un eco lontano, l'accelerata al turn-over reso più rapido in pronto soccorso per alcuni giorni e alcune soluzioni organizzative che avevano dirottato i codici verdi in un'area laterale utilizzata dai pazienti Covid durante le fasi acute della pandemia, hanno tamponato la situazione ma non sono riusciti a conseguire il cambio di marcia auspicato.

Il pronto soccorso del Cardarelli resta gravemente congestionato e nel grande androne del triage sono oggi di nuovo stipati oltre cento pazienti di varia gravità clinica. Una lunga teoria di letti, barelle, sedie e lettighe si estende senza soluzione di continuità verso la zona della diagnostica di urgenza lambendo la sala della medicheria per proseguire nel reparto di Osservazione intensiva. Parliamo degli stessi spazi dove da anni alloggiano i pazienti in attesa di visita e quelli già stabilizzati e in attesa di ricovero, questi ultimi in barella, a volte per giorni in condizioni alberghiere precarie e disumane. La caccia al posto letto per i malati accolti attraverso il pronto soccorso - n questo grande ospedale che conta una media di circa 250 accessi al giorno e dotato di decine di reparti e di circa 900 unità di ricovero - resta il principale nodo da sciogliere. 

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Il perché è presto detto: al Cardarelli negli ultimi tre anni e mezzo sono stati chiusi alcuni reparti per lavori, altri hanno ridotto la capienza per uniformarsi alle norme sul distanziamento antiCovid, mentre sul territorio i presìdi della Asl Napoli 1 ancora dotati di una accettazione in urgenza si sono ridotti. In attività troviamo solo il San Paolo, il Pellegrini e l'Ospedale del mare a cui va aggiunto il Cto, presidio dell'azienda dei Colli. Intanto il San Giovanni Bosco e il Loreto Mare restano a mezzo servizio, dopo la parentesi Covid, a causa delle note e strutturali carenze di personale. Entrambi precipitati nel limbo di soluzioni organizzative precarie (aree di sfogo per ricoveri di pazienti provenienti da altri ospedali della Asl dotati di pronto soccorso, come il San Giovanni Bosco per l'Ospedale del mare e il Loreto per il San Paolo) e in attesa di un ridisegno che l'atto aziendale (il chi fa cosa e con quali mezzi e posti letto) in fase di stesura, dovrà rendere funzionale e definitivo. Ciliegina su una torta sempre più difficile da digerire è la dotazione di personale ovunque ridotto all'osso, stremato della condizioni di lavoro, dalle aggressioni, dalla mancanza di adeguati riconoscimenti economici e di carriera, orfano di ferie, permessi e riposi. 

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«Il problema di questo ospedale è strutturale - avverte un medico che cammina rapido in un corridoio - e va affrontato in maniera seria e meno propagandistica di quanto fatto finora. Il nuovo manager si è fatto carico di certezze e promesse oggettivamente difficili da mantenere e che per ora non si sono ancora tradotte in disposizioni, delibere, note di servizio che invece attendiamo. Abbiamo accollato vaghi accenni a nuove soluzioni organizzative che stiamo aspettando e perentorie disposizioni che ci vietano di parlare con i giornalisti. La mia impressione è che servirà uno sforzo corale della Sanità napoletana, compresi ambulatori e unità territoriali, case e ospedali di Comunità (quando e se saranno realizzati) per venire a capo di questo perenne ingorgo di pazienti al Cardarelli e in altri ospedali. Senza dimenticare il 118 che viaggia ormai con ambulanze quasi tutte demedicalizzate e dunque costretto a dirottare i pazienti in ospedale non potendo, l'infermiere a l'autista, garantire diagnosi e terapia sul posto». 

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Risolvere i nodi del Cardarelli, insomma, significa venire a capo di carenze e squilibri dell'intera sanità campana riconducibili peraltro alle fallimentari politiche di tagli alla spesa sanitaria nazionale attuate negli ultimi dieci anni prima del Covid. Basti pensare al tetto di spesa per il personale vincolato alla dotazione del 2004 con un ulteriore taglio dell'1,4 per cento, alla scarsa attrattività di alcune discipline specialistiche come Anestesia e Medicina di urgenza e accettazione. In una stagione in cui sono riprese le assunzioni e i concorsi il meccanismo delle equipollenze consente a tanti professionisti e giovani specializzati di scegliere settori meno esposti o magari il privato che dà prospettive di migliore remunerazione. Nel confronto sindacale a livello locale e nazionale e nell'ascolto delle istanze e delle soluzioni proposte da primari e dirigenti in trincea, da norme da scrivere e concepire per ridare fiato alla formazione, potranno venire nuove soluzioni all'annoso e irrisolto problema delle barelle.  L'affollamento del Cardarelli e di tanti altri pronto soccorso di ospedali della Campania e di altre regioni è un male della Sanità italiana per il quale nessuno ha ancora trovato una cura. 

«Ieri sera in ospedale sono arrivati in 4 ore 180 persone al netto delle continue richieste avanzate dal servizio 118, un vero e proprio assalto al pronto soccorso - avvertono fonti dell’azienda ospedaliera - siamo intervenuti con i correttivi pianificati e alle 17 di oggi siamo già scesi a 70 pazienti ospitati in Osservazione breve, in questo momento (alle 19) ce ne sono ancora meno circa 60 malati. I picchi di afflusso non sono evitabili. Le soluzioni organizzative il management le sta implementato piano piano. I cambiamenti strutturali ci saranno ma richiedono un lasso di tempo sufficiente alla loro attuazione. Se questa azienda interviene in poche ore su crisi che si verificano anche per la chiusura di altri pronti soccorso in città bisognerebbe tenere nella giostra considerazione lo sforzo dei dirigenti e degli operatori».

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