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Viaggio nell'ospedale della bufera:
«Furbetti coperti da tanti complici»

Sabato 25 Febbraio 2017 di Rosa Palomba
Viaggio nell'ospedale della bufera: «Furbetti coperti da tanti complici»

Il malandazzo del Loreto comincia fuori. Al parcheggio la prevaricazione è inquietante. Il parchimetro del Comune di Napoli c’è. Ma c’è anche il tizio che impedisce di pagare il ticket: «Ci pensiamo noi». Ma noi chi? Grandi assenti, controlli e legalità. 

Ingresso Pronto soccorso. La sala d’attesa è stomachevole. In una poltroncina è seduto da giorni un barbone. Se ne sta tranquillo; anzi mezzo addormentato, non dà alcun fastidio. Ma andrebbe assistito, ricoverato sì, però in un’altra struttura. Andrebbe innanzitutto lavato. Il suo cattivo odore invade la stanza. «Oggi l’assistente sociale non c’è», spiega qualcuno tra il personale. E ieri e il giorno prima ancora? La gente attende notizie dei parenti portati qui d’urgenza con il fazzoletto al naso. Qualcuno colto dalla nausea scappa all’aperto. Qualcun altro urla e impreca. C’è chi teme infestazioni da pidocchi. La notizia del blitz dei carabinieri avvenuto qualche ora prima, dei 94 dipendenti Asl indagati e dei 55 arrestati, rende l’aria ancora più irrespirabile. «Ecco perché non funziona nulla. Ecco perché questo è un posto immondo - reagisce una donna che ha la figlia ricoverata in uno dei reparti dell’ospedale - Devo portarmi le salviettine disinfettanti da casa. E se per caso un lenzuolo si sporca di sangue devi supplicare perché venga cambiato». 
 


Nell’androne ci sono gruppi di dipendenti che commentano l’indagine della procura di Napoli: «Qui tutti sapevano tutto», dice un operatore socio sanitario: undici dei suoi colleghi da qualche ora sono ai domiciliari. «Denunciare? Chi non è coinvolto nell’inchiesta è un lavoratore serio e io sono regolarmente in servizio». Ma ha mai pensato che il silenzio è complice? «Se quasi cento dipendenti sono finiti nel mirino degli investigatori vuol dire che il giro è molto più grosso. Tutto ha un prezzo. Bisognerebbe denunciare tutti. Le responsabilità partono dall’alto». 

I capannelli di visitatori si gonfiano di rabbia. Il tennis, il doppio lavoro di cuoco addirittura a Nola, i radiologi che timbrano al Loreto e poi vanno a fare i professionisti nei centri diagnostici privati: monta l’indignazione. «L’altra mattina la bustina del catetere di mio padre quasi esplodeva. Per farglielo cambiare ho dovuto mendicare», racconta un insegnante. Un crescendo di sdegno che non è solo legato a un’assistenza sanitaria talvolta indecorosa: «Ci sono tanti giovani disoccupati, tanti padri di famiglia rimasti senza lavoro che per la metà del loro stipendio sarebbero pronti a fare qualsiasi cosa purché legale e questi invece si permettono di comportarsi così». La gente ascolta l’oratore di turno e condivide. Tolleranza vicina allo zero. In questi tempi di incertezze occupazionali e portafogli sempre vuoti, pensare che qualcuno tratti il lavoro con tanta arroganza è ormai inaccettabile. «È il problema della pubblica amministrazione: li hanno arrestati? Devono licenziarli in tronco», è il commento degli stessi lavoratori.

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Ultimo aggiornamento: 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA