Napoli: ricoverato al Monaldi in attesa di trapianto, gli rubano il telefonino in ospedale

Lunedì 29 Luglio 2019 di Ettore Mautone
Vinto dal sonno e dalla stanchezza in un letto d’ospedale, dove è ricoverato in attesa di un trapianto di cuore, gli hanno rubato il cellulare sfilandogli anche le cuffiette con cui stava ascoltando musica. Scaltrezza, viltà e cinismo gli ingredienti dell’incredibile furto avvenuto domenica mattina in corsia, al Monaldi, nel reparto di «Assistenza meccanica al circolo e dei trapianti nei pazienti adolescenti» diretto da Andrea Petraio.
 
La vittima del ladro è Michele Romano, un uomo napoletano di 34 anni di Ponticelli da due mesi e mezzo è ricoverato in lista per un trapianto di cuore. Nelle settimane scorse Il Mattino si è già occupato di lui in quanto protagonista di una petizione su charge.org (oltre 100 mila le adesioni raggiunte) per spingere all’attuazione della legge 91 del 1999 su trapianti e donazioni, nella parte relativa al silenzio assenso sulla volontà di donare gli organi a distanza di 20 anni ancora nel limbo in attesa di un decreto attuativo. 

«Poco dopo le 13 di domenica ero solo in stanza - racconta Michele - attualmente nel reparto siamo ricoverati solo io e Ilaria (un’altra ragazza che aspetta un cuore nuovo sostenuta dal berlin heart ndr). Aspettavo che si facesse l’orario per seguire la Formula 1 di cui sono appassionato. Nell’attesa mi sono steso sul letto per ascoltare musica dal telefono con le cuffiette. Devo aver ceduto alla stanchezza. Mi sono risvegliato alle 14,15. Istintivamente la prima cosa che ho fatto è stata cercare le cuffiette. Ma non le avevo più. Ho frugato dappertutto ma mancava anche lo smartphone. Ho notato che non c’era più il vassoio del vitto. Poi ho chiesto ai ricoverati di un’altra stanza che mi hanno detto che hanno visto un tizio aggirarsi furtivo per il reparto».

Qualcuno che si deve essere intrufolato approfittando delle visite domenicali. Pare che alla domanda: «”Chi cercate?” costui abbia risposto “sapete dove è il signor Coppola?». Probabilmente un diversivo per non destare sospetti. I dirigenti della struttura semplice dipartimentale in cui è ricoverato Michele hanno intanto predisposto una denuncia. Il telefono che hanno rubato a Michele era nuovo, di ultima generazione. Un regalo dei suoi fratelli per il suo ultimo compleanno festeggiato il 18 aprile scorso. Trentaquattro anni per Michele, di cui più della metà trascorsi a inseguire le terapie per una malattia di cuore congenita scoperta quando era adolescente. Anni vissuti “con il freno a mano tirato assumendo sempre farmaci”. Una malattia peggiorata lentamente ma inesorabilmente che potrà guarire solo con un cuore nuovo. Michele è un uomo mite e intelligente. Da due anni con i suoi fratelli ha messo su un’azienda che si occupa di feste, comunioni e compleanni ed è diplomato ad un laboratorio di teatro professionistico. Solo un vile può pensare di rubare qualcosa a uno come Michele e fare di un ospedale il proprio territorio di caccia.

Intanto il commissario straordinario dell’ospedale Antonio Giordano, dopo essere riuscito nell’impresa di far ripartire la struttura trapianti dedicata a bambini e adolescenti sta ora lavorando per assicurare standard adeguati anche per il centro adulti a cui afferiscono 700 pazienti. 
 Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA