VINCENZO DE LUCA

Ospedali, a Napoli l'emergenza si allarga: dopo il Cardarelli bolgia anche nel polo Est

Sabato 7 Maggio 2022 di Ettore Mautone
Ospedali, a Napoli l'emergenza si allarga: dopo il Cardarelli bolgia anche nel polo Est

La quiete dopo la tempesta: il pronto soccorso del Cardarelli si è quasi svuotato. Una settimana dopo il caos, le denunce, le conferenze stampa, le dimissioni presentate in massa dai medici e le ispezioni dei Nas, la routine assistenziale è tornata sotto il livello di guardia. Dei 172 malati stipati in barella al triage sette giorni fa ieri ne residuavano solo 67. Un numero accettabile grazie al trasferimento di decine di pazienti Covid ai Policlinici e al Cotugno. Altri malati sono stati dirottati ai reparti. Ha poi riaperto l’unità di lungodegenza e l’intera palazzina H (Ortopedia), da dicembre scorso impiegata per il Covid, ha anch’essa chiuso per tornare a convertirsi in degenze ordinarie. Un’operazione simile è in corso all’Ospedale del mare. Il grande presidio di Napoli est - gemello del Cardarelli per i problemi che gravano sul pronto soccorso - dopo giorni difficili in cui ha segnato una media di 60, 70 pazienti stipati al triage - sta lentamente tornando a respirare. 

Tamponata l’emergenza, restano irrisolti i problemi di fondo, «strutturali» come ammesso dal governatore Vincenzo De Luca. Quali sono, dunque, le necessità e urgenze della rete sanitaria napoletana e campana? Quali le leve su cui agire? Quale il modello di riordino ospedaliero da programmare? La macchina regionale della programmazione è al lavoro: sulla scorta delle indicazioni ministeriali diramate a tutte le Regioni è previsto un riordino dei percorsi Covid da rendere pronti sempre in ogni evenienza. Le ipotesi sono due: strutturare posti letto ad alto isolamento in ogni ospedale oppure realizzare una sorta di rete assistenziale parallela imperniata sul ruolo di hub del Cotugno, in cui trattare sia malati Covid propriamente detti (in cui la patologia infettivologica è dominante) sia malati in cui prevale un’altra affezione a cui si sovrapponga la positività a Sars-Cov-2. 

Video



In questo quadro la vera incognita riguarda il Loreto Nuovo. Era un ospedale destinato a un pronto soccorso di I livello, di media complessità, è un Covid center con 50 posti letto ma senza specialistica dove impiega decine e decine di unità di personale ma è destinato a essere ospedale di Comunità. Anche il San Giovanni Bosco è nel limbo: la sua perdurante assenza nella rete del pronto soccorso dopo la lunga parentesi Covid, che pesa come un macigno sul Cardarelli, è dovuta alla carenza di personale. Nodo che resta centrale in qualunque ipotesi di rilancio delle rete ospedaliera. Il Piano ospedaliero va insomma riscritto. Al centro storico se il Loreto verrà a mancare bisognerà sostituirlo con qualcos’altro che potrebbe essere un pronto soccorso già realizzato per la parte edilizia al Policlinico Vanvitelli ma vanno sciolte alcune ambiguità vista la divaricazione tra il polo di Caserta (dove coopera al pronto soccorso di Marcianise) e i padiglioni ospitati nella cittadella collinare a sua volta pronta a giocare un ruolo nell’emergenza e pronto soccorso. 

Da completare ci sono le reti tempo dipendenti. Se quella dell’infarto è strutturata da anni non si può dire lo stesso per quella del trauma in cui il solo Cardarelli funziona a pieno regime con le discipline complementari (Neurochirurgia, Ortopedia ecc.). Anche la rete Ictus va consolidata con il rafforzamento dell’Ospedale del mare e del policlinico Federico II (che ha segnato le 100 procedure). Da rimettere in moto su questo fronte il ruolo satellite del San Giovanni Bosco e del Cto. Tutti tasselli che spingerebbero a far confluire il Cardarelli con gli ospedali della Napoli 1 (tranne il Pellegrini) in un’unica azienda (Ospedali riuniti di Napoli), ipotesi di cui si è parlato molto nei mesi scorsi e che è stata accantonata. In cantiere poi il rafforzamento dell’emergenza di tutti gli ospedali cittadini, l’apertura di pronti soccorso del Policlinico Federico II e della Vanvitelli ancora incerta e senza una proposta politica chiara. Da costruire infine la nuova rete territoriale con i fondi del Pnrr per realizzare finalmente il filtro agli accessi nei pronto soccorso offrendo cura in case e ospedali di comunità in cui convogliare i codici a minore gravità e i cronici coinvolgendo i distretti e tutti i settori della medicina dipendente e convenzionata. Strutture su cui pesano, tuttavia, le incertezze relative al personale che manca di cui De Luca si è fatto carico, in totale solitudine, in Conferenza Stato-Regioni. 

Un percorso a ostacoli complesso, insomma, quello che mira alla risoluzione definitiva del caos nei pronti soccorso e che tocca inevitabilmente anche il 118 da potenziare e riordinare. Nell’immediato le azioni suggerite da esperti del management passano poi per un potenziamento dell’assistenza di prossimità (poliambulatori di medicina di base, specialisti e diagnostica per immagini ed endoscopica, assistenza a domicilio), delle dimissioni protette dagli ospedali verso lungodegenza e riabilitazione. Le azioni intra-ospedaliere passano invece per il miglioramento delle condizioni di lavoro, la comunicazione e l’ascolto con le direzioni, il completamento delle reti hub e spoke tra pubblici e privati che garantiscono l’emergenza h24, il miglioramento del network con i policlinici universitari e il Pascale da dotare di una porta ad accesso diretto per le urgenze.
 

Ultimo aggiornamento: 9 Maggio, 07:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA