Fase 2 a Napoli, con soli 200 posti il Palapartenope non riapre

Venerdì 22 Maggio 2020 di Rino Manna*
Un milione e più fra artisti, tecnici, maestranze, e gestori dei teatri, produttori ed organizzatori di concerti e spettacoli dal vivo al momento sono a casa e «senza voce». Dall'8 marzo abbiamo chiuso i battenti e siamo in attesa di direttive dal governo e dalla Regione. Chi come me, gestisce da privato, un teatro che non gode di contributi ministeriali è in serie difficoltà economiche.

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Gli eventi che sono stati annullati e posticipati, i mancati incassi sono solo una parte delle problematiche che riguardano la situazione del Palapartenope e di molti altri teatri italiani. Le spese da sostenere tra fitti, utenze, tasse, pagamenti fornitori e manutenzione ci sono e sono alte. Ogni anno i nostri spazi ospitano circa 500.000 persone, di cui il 70% ha tra i 15 e i 44 anni. Il Palapartenope, che opera da più di 40 anni, è uno tra i teatri più grandi e capienti d'Italia, ed è il più grande esercizio teatrale privato della Campania provvisto di un palco tecnicamente e completamente attrezzato ed un considerevole boccascena. Grazie a queste caratteristiche è adatto ad ospitare tutte le maggiori produzioni nazionali ed internazionali con 3.300 posti a sedere o 6.500 posti in piedi. Ho deciso di far sorgere il Palapartenope in una zona a rischio e con diverse problematiche per investire sul quartiere Fuorigrotta e zone limitrofe, diventando un pioniere dell'organizzazione di concerti ed eventi. È praticamente impossibile riaprire a capienza ridotta, addirittura solo 200 posti a sedere (quando la nostra struttura ha una area tale da poterne ospitare molti di più con le dovute distanze), un modello non sostenibile per ricavi e costi.

Alla luce degli ultimi eventi, la nostra struttura non riaprirà il 15 giugno, se non per eventuali lavori di manutenzione ed adeguamento, a stagione teatrale/concertistica peraltro ormai terminata. Non ci sono stati e non ci sono i tempi tecnici per predisporre gli spazi, sanificarli ed organizzarli con le nuove normative (che al momento non sono ancora chiare); non ci sono stati e non ci sono i tempi tecnici per organizzare un cartellone di eventi; non ci sono stati e non ci sono i tempi tecnici di allestimento e prove spettacolo. L'unica certezza sono le spese da sostenere: personale, manovalanza, sanificazione, consumi...

La possibilità data dallo Stato di riaprire, a fine stagione, può agevolare esclusivamente gli eventi finanziati dal ministero o dai fondi europei e che non hanno problemi di deficit ed incassi, perché anche in mancanza di pubblico «la pagnotta a casa» la portano lo stesso.

Spero che quanto prima il ministro Franceschini e il presidente De Luca si mobilitino a favore dei teatri, dei concerti e degli spettacoli dal vivo con proposte concrete e fattibili e che sostengano la nostra categoria messa in ginocchio. Invito invece il nostro caro pubblico ad avere pazienza, e a rispettare le norme anti-contagio, in modo da poter quanto prima tornare a regalarvi nuovi emozioni e ricordi piacevoli.

* direttore del Palapartenope © RIPRODUZIONE RISERVATA