Napoli, permesso premio al killer del vigilante: verifiche sulla scorta

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Leandro Del Gaudio

Quella festa non era autorizzata. O meglio. Chi ha firmato il permesso premio a uno degli assassini del vigilante lo ha fatto senza sapere che c'era una tavola imbandita e delle candeline da spegnere; senza sapere che il detenuto stava lasciando il carcere per andare a festeggiare il suo 18esimo compleanno. È questa la spiegazione più plausibile del caso scoppiato a pochi giorni dal processo d'appello per la morte di Franco Della Corte, il vigilante massacrato un anno fa all'esterno della metropolitana di Piscinola.
 
Un caso sul quale, a partire da questa mattina, è logico attendersi verifiche in corso da parte dei vertici della Corte d'appello, anche in relazione ai tanti interventi sollevati dalla pubblicazione delle foto della festa in Instagram.

Sul caso interviene anche Franco Gabrielli, capo della polizia (ieri a Napoli per l'inaugurazione della nuova sala operativa), che risponde a chi gli chiede della rabbia della famiglia del vigilante ucciso: «Come dargli torto», dice ripensando all'amarezza dei familiari della vittima, per quel permesso premio e per quella foto di Ciro U., il festeggiato che bacia spensierato la fidanzata e si spalleggia con gli amici.

Una vicenda destinata a nuovi approfondimenti da parte del presidente della Corte di Appello dei minori, guidata dal giudice Maurizio Stanziola, mentre anche l'ufficio ispettivo del Ministero della giustizia potrebbe avviare le proprie verifiche. Tutto si consuma il 29 luglio scorso, quando i giudici d'appello accordano un permesso a Ciro U., recentemente condannato assieme ai due complici (Luigi C e Kevin A.) a 16 anni e mezzo per l'omicidio di Della Corte. Un delitto brutale, con l'aggravante della crudeltà, per il quale è atteso l'appello il prossimo 19 settembre. Pochi mesi di carcere e Ciro U. ottiene il via libera dai giudici a lasciare la cella. In sintesi, la Corte gli accorda il permesso a lasciare il carcere di Airola scortato da agenti di polizia penitenziaria. Probabilmente, l'autorizzazione riguarda un progetto di socializzazione, probabilmente - ma ci sono verifiche in punto - nella richiesta non viene esplicitato che è prevista una festa con parenti e amici nella canonica esterna al carcere in cui Ciro U. viene accompagnato.

Fatto sta che tutto passa sotto silenzio e che - se non fosse per le foto postate in questi giorni da una cugina di Ciro -, lo scandalo della festa di compleanno non sarebbe neppure scoppiato.

Di sicuro, il via libera da parte dei giudici di Corte di Appello è arrivato dopo un parere positivo firmato dal carcere, per la buona condotta manifestata dal detenuto nei primi sei mesi in cella, come per altro ha fatto notare l'avvocato di Ciro U., il penalista Nicola Pomponio.

Ma basta un parere dopo solo sei mesi di detenzione? Spiega il capo della polizia Gabrielli: «È che questo Paese morirà di bulimia normativa. Si fanno leggi in continuazione che poi alla fine non producono gli effetti, c'è la necessità di una rivisitazione complessiva. Il tema è che gli interventi normativi spot a volte producono più danni del preesistente. C'è una parolina magica che però nel nostro paese ha sempre avuto poco successo ed è riforma». Intanto, sul caso interviene Annamaria, la vedova del vigilante ucciso (famiglia rappresentata dal penalista Marco Epifania), che ricorda l'atteggiamento assunto dai tre imputati: «Non hanno mai mostrato un minimo pentimento per l'atroce delitto commesso ai danni di un padre di famiglia. Io, che ho perso mio marito devo piangere. Loro, invece, che me lo hanno ucciso, stanno ridendo. Un permesso del genere non deve essere concesso per delitti così gravi, voglio ribadire che hanno affrontato il processo senza versare una lacrima, senza mostrare - loro e i loro genitori - un minimo segno di ravvedimento».

E non è l'unica voce di rabbia e indignazione. Scende in campo anche Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, che va dritto al sodo: «È vergognoso che, dopo neppure un anno di detenzione, il killer di Piscinola sia stato premiato nonostante abbia ucciso un uomo a sangue freddo: non possono esserci sconti o concessioni verso chi si è macchiato di reati tanto gravi».

Ma su cosa farà leva la verifica condotta a partire da questa mattina dal presidente Stanziola? Probabile che venga chiesta una relazione agli agenti di polizia penitenziaria chiamati a scortare il ragazzo all'esterno del carcere, per capire come mai non avessero segnalato l'anomalia di una festa di compleanno.

Possibile inoltre che, in un secondo momento, vengano fuori anche altre sorprese, proprio a partire dalla reazione «social» alle foto postate in Instagram da parte di una parente del neo 18enne: tra i followers dei ragazzi, c'è chi ha postato «like» in segno di adesione alle immagini del bacio e dell'allegra comitiva, ma anche emoticon a forma di leone, quasi in segno di ammirazione per quel gruppetto di amici. Messaggi choc, che sembrano confermare un sospetto: tra risate ed effusioni, candeline e coriandoli, chi ha ucciso un uomo alle spalle, in fondo, non ha mai cessato di sentirsi come un leone degno di ammirazione.

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