Napoli, permesso premio al killer del vigilante: il ministro invia gli ispettori

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Saranno gli ispettori del ministero della Giustizia a valutare la correttezza delle procedure che hanno portato a concedere un permesso, per il suo diciottesimo compleanno, a uno dei tre giovanissimi in carcere dopo la condanna per l'omicidio del vigilante Francesco Della Corte. Permesso durante il quale il giovane ha festeggiato, tra brindisi e sorrisi, con un gruppo di familiari e amici: le foto del compleanno sono finite sui social, suscitando polemiche e soprattutto lo sdegno da parte dei familiari della vittima. «È disgustoso. Mi rivolgo a chi ha concesso quel permesso: io che ho perso mio marito devo piangere, loro che me lo hanno ucciso stanno ridendo», ha detto la vedova di Della Corte, Annamaria. Una reazione sulla quale il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha espresso ieri la sua comprensione («Come dargli torto»). Il figlio di Della Corte, Giuseppe, si è invece detto soddisfatto per l'invio degli ispettori da parte del guardasigilli Alfonso Bonafede: «Non posso credere al fatto che sia stato concesso un permesso premio all'assassino di mio padre, per festeggiare il compleanno con amici e parenti all'esterno del carcere; questo non lo ritengo rieducativo. Dopo poco più di un anno dall'omicidio, questa belva come può essere premiata? Io non lo accetto, visto che è l'artefice della distruzione della mia famiglia. Il fatto che sia partita un'ispezione su questo caso non ci fa perdere la fiducia nella giustizia, in cui noi crediamo», afferma il figlio della vittima a nome di tutta la famiglia.
 

​Francesco Della Corte, napoletano di Marano, fu ferito gravemente alla testa il 3 marzo 2018 mentre era in servizio nella stazione della metropolitana di Piscinola, alla periferia del capoluogo campano. Aggredito da una babygang - tre minorenni che volevano rubargli la pistola e non esitarono a colpirlo più volte con il piede di un tavolo da cucina in legno - Della Corte morì in ospedale dopo alcuni giorni di agonia. I tre - due 16enni e un 17enne - furono identificati e arrestati dopo poco, e condannati in primo grado per omicidio volontario a 16 anni e mezzo di reclusione. La stessa pena per tutto il branco, anche se il protagonista delle foto finite sui social aveva sostenuto di essere rimasto in disparte mentre i due complici colpivano alla testa la guardia giurata.

Tra poco avrà inizio il processo di appello. Gli ispettori di via Arenula dovranno intanto accertare come e perché sia stata concessa al detenuto l'autorizzazione a lasciare per alcune ore, scortato dalla polizia penitenziaria, il carcere minorile di Airola. «Sempre più spesso - è la critica dell'Uspp, l'Unione dei sindacati di polizia penitenziaria - si devono eseguire bizzarre scorte per eseguire fantasiose ordinanze dell'autorità giudiziaria, ma questo caso indigna e lascia sgomenti». Per il presidente dell'Uspp Giuseppe Moretti e il segretario campano Ciro Auricchio, è ancora più grave che il nullaosta sia stato dato a chi «non si è ravveduto» e «non si è mai scusato con la famiglia».
Mercoledì 11 Settembre 2019, 11:09 - Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 06:28
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