Vigilante ucciso, per i tre minorenni
l'accusa è di omicidio con crudeltà

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Fatti di «assoluta gravità» sia per la modalità sia per il movente, che denotano «personalità facilmente inclini ad azioni assolutamente gravi per fini devianti e scelti con una stupefacente superficialità». Sono le parole adoperate dal gip del Tribunale per i minorenni Pietro Avallone per sottolineare la necessità di tenere in carcere i tre indagati - due sedicenni e un diciassettenne - accusati dell'omicidio del vigilante Francesco Della Corte, aggredito a colpi di bastone e lasciato agonizzante davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola, alla periferia nord di Napoli, la notte del 3 marzo e morto dopo 13 giorni all'ospedale Cardarelli.

Omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà e tentata rapina, sono i reati contestati nell'ordinanza di custodia emessa dal gip al termine dell'udienza di convalida. Dopo gli interrogatori di garanzia, durante i quali i ragazzi hanno ammesso la partecipazione al delitto come avevano già fatto nei giorni scorsi davanti al pm, il gip ha convalidato il fermo e emesso l'ordinanza di custodia. I familiari dei ragazzi - ha scritto il giudice - «anche perché travolti dai fatti non appaiono in grado di gestire la situazione venutasi a creare».

Il gip ha evidenziato come appaia necessaria la custodia in un istituto per evitare «la reiterazione dei reati della stessa specie». Assistiti dagli avvocati Luigi Bonetti, Antonella Franzese e Antonino Rendina i tre minorenni - L.C., e A.K. di 16 anni, e C.U., di 17, tutti del quartiere Piscinola - che furono identificati dalla polizia grazie alle immagini registrate dalle videocamere, hanno raccontato quanto avvenne quella notte e le loro dichiarazioni sono apparse non contraddittorie, lasciando un unico dubbio sul movente: non è ancora del tutto chiaro infatti se abbiano aggredito la vittima per impossessarsi della pistola (che alla fine non fu sottratta, perché i tre scapparono impauriti quando videro Della Corte rantolare agonizzante) o se si sia trattato di un episodio di violenza gratuita.

Il giudice, accogliendo la richieste del pm, ha condiviso l'ipotesi della aggressione a scopo di rapina. Un pestaggio violento che vide la partecipazione diretta di due ragazzi, mentre un terzo si teneva defilato, a poca distanza. Il ruolo da protagonista, secondo quanto emerso dall'inchiesta, fu svolto da L.C.: il sedicenne ha detto che dopo aver fumato diversi spinelli, preso da euforia, propose di picchiare la guardia giurata. «Ricordo che i miei amici erano contrari, perché non vi era un motivo valido per fare ciò», si legge nel verbale delle sue dichiarazioni. Prese un piede di un tavolo di legno abbandonato tra i rifiuti e, con i complici, attese che il vigilante terminasse il giro di perlustrazione. «Preciso - poi si corregge - che l'intenzione di picchiare il vigilante mi venne proprio appena lo vidi passare». Poi il pestaggio, la sottrazione di una borsa dall'auto della guardia giurata, successivamente gettata nell'immondizia insieme con il bastone. Poco dopo tutti e tre andarono davanti al bar «ad osservare cosa accadesse»: «all'arrivo della polizia andammo via, la responsabilità è solo mia, i miei amici hanno fatto da spettatori, sebbene mi abbiano assecondato».
Lunedì 19 Marzo 2018, 16:39 - Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 10:21
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