​Napoli, pistole e documenti falsi
un market per jihadisti in fuga

di Valentino Di Giacomo

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Se in periferia continuano a comandare i vecchi clan, a Napoli preoccupa invece sempre di più l'ascesa costante dei baby-camorristi che rappresentano uno dei maggiori pericoli per la salvaguardia della sicurezza dei cittadini napoletani. A certificare la crescita d'influenza delle baby-gang alle falde del Vesuvio è la relazione annuale del comparto intelligence presentata ieri alle Camere. «È proseguita la condizione di fluidità dei clan di camorra napoletani viene spiegato dagli analisti del comparto intelligence e nel territorio della metropoli partenopea, il defilamento degli storici clan, indeboliti dall'azione repressiva che ne ha fortemente minato le leadership ha continuato a lasciare spazio a gruppi e bande che caoticamente hanno continuato a contendersi il controllo delle piazze di spaccio, rappresentando, a causa dell'efferata spregiudicatezza dei nuovi giovanissimi protagonisti criminali, un vulnus per la sicurezza e l'ordine pubblico».

Il riferimento è alle frequenti sparatorie nei quartieri del centro-storico che non di rado hanno visto cadere al suolo anche vittime innocenti. Ma se in città la situazione è definita «fluida», nelle altre zone della Campania i vecchi clan riescono invece a proseguire i loro traffici illeciti. «Il respiro imprenditoriale e la capacità di ingerenza nei processi decisionali pubblici è scritto nel documento - sono rimasti, pertanto, riservati principalmente alle espressioni camorristiche più evolute dell'hinterland partenopeo settentrionale, del nolano e del Casertano». Mentre in città si spara e si mietono vittime per gli effetti dei repentini cambi di equilibrio tra i baby-camorristi, in periferia le grandi holding della camorra riescono, senza sparare colpi di pistola, a continuare i propri traffici.

«Edilizia, giochi on-line, smaltimento di rifiuti, green economy e, soprattutto, gli appalti pubblici si sono confermati i settori dell'economia legale di principale interesse per gli investimenti», viene rimarcato nella relazione dei Servizi. I documenti. «Uno dei principali ambiti di contaminazione tra circuiti criminali e terroristici è spiegato nel documento dell'intelligence - resta quello dell'approvvigionamento di documenti di identità». Infatti, come dimostrato dagli sviluppi d'indagine seguiti ai recenti attacchi terroristici, la mobilità di estremisti tra il teatro siro-iracheno e l'Europa, nonché all'interno dello spazio Schengen, ha rappresentato un fattore di vulnerabilità anche in relazione all'utilizzo di documenti falsi, contraffatti o autentici. Il riferimento è certamente ad alcuni arresti effettuati anche in Campania recentemente come quello dello scorso marzo in provincia di Salerno che fece scattare le manette per Djamal Ouali. L'uomo, secondo gli investigatori, faceva parte di una rete clandestina in grado di produrre documenti falsi utilizzati anche da alcuni terroristi implicati nelle stragi di Parigi e Bruxelles, tra cui Salah Abdeslam. E in Campania sono state recentemente sgominate organizzazioni criminali in grado di produrre documenti falsi. Spesso la tecnica utilizzata è il furto di carte d'identità vergini in piccoli Comuni italiani che sono poi riutilizzate per la falsificazione. Armi. Suscitò molto interesse un'intercettazione rivelata dai Servizi segreti tedeschi riguardante l'autore della strage di Berlino, Anis Amri. L'uomo confidò l'intenzione di procurarsi un kalashnikov proprio a Napoli. In realtà secondo quanto confermato da fonti d'intelligence Amri non ha mai messo piede in terra partenopea. Ma quella dichiarazione fa comunque trapelare la «celebrità» che il capoluogo campano ha assunto nel mondo per il traffico d'armi. Il kalashnikov che Amri avrebbe avuto intenzione di acquistare a Napoli ha un costo che oscilla tra i 500 e i 1200 euro sul mercato nero partenopeo.

I clan hanno proprio listino prezzi e le zone dove c'è più mercato sono Forcella, Secondigliano e Castelvolturno. Il requisito di base per comprare un'arma è avere delle referenze, legami con il mondo del riciclaggio, del traffico di droga e più in generale della malavita. Anche se di solito i jihadisti si riferiscono più spesso dagli slavi, nei campi rom o dai clan della mafia nigeriana che imperversano anche in Campania. La mafia nigeriana. I nigeriani sono particolarmente attivi nel basso Casertano. Si occupano prevalentemente come viene descritto dalla relazione degli 007 - del narcotraffico, tratta di esseri umani, immigrazione clandestina di connazionali e nello sfruttamento della prostituzione. La crescita dei network è stata sostenuta dallo strategico supporto fornito da una ramificata rete di omologhi gruppi criminali presenti sia in patria, sia in altri Paesi europei, che ha consentito di massimizzare i profitti del traffico di droga e della tratta degli esseri umani. I No Tav. Oltre alle relazioni tra camorra e jihad, una parte della relazione riguarda i gruppi eversivi. «Una crescente attenzione ha suscitato il progetto Alta Velocità Napoli-Bari scrivono gli analisti - opera attualmente in fase avanzata di costruzione nell'area del casertano e del napoletano, che si va profilando come un ambito suscettibile di sviluppi contestativi». L'intelligence spiega «che nella pubblicistica d'area viene sottolineato come l'infrastruttura arrecherà un danno irreversibile a un territorio già pericolosamente minacciato da altre nocività».
Martedì 28 Febbraio 2017, 08:39
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