I volontari di Greenpeace
ripuliscono Riva Fiorita a Posillipo

di Giuseppe Crimaldi

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Lattine di birra, bottiglie di plastica, vetri rotti, residui di cibo, e poi cicche di sigarette, contenitori di polistirolo e persino una paletta per rimuovere la spazzatura in casa. C'era di tutto, l'atra mattina, nelle buste di raccolta utilizzate dai volontari di Green Peace che hanno ripulito la spiaggetta e buona parte della scogliera della baia di Riva Fiorita.
Uno scempio che è figlio dell'incuria, ma soprattutto dell'assoluta mancanza di senso civico di chi scambia un angolo di paradiso naturale, nel cuore del Gofo di Napoli, per una discarica. Il Mattino aveva denunciato a fine agosto lo stato di degrado in cui versa - per la totale assenza di manutenzione da parte dell'Asia - il cordone di rocce che proteggono una delle spiaggette storiche della città, che si trova peraltro a pochi metri da Villa Rosebery.
E se per qualche giorno la baia è tornata pulita è merito dei volontari di Greenpeace: i quali hanno anche lanciato la giornata del "Brand Audit" (celebrata sabato) in diversi litorali e città italiane per creare una mappa globale dei rifiuti in plastica presenti sulle spiagge e nel mare ed individuare quali sono i marchi maggiormente responsabili di quello che appare ormai come un disastro annunciato. Il mare sta morendo di plastica e dei rifiuti non biodegradabili che ogni giorno mani scellerate e persone senza scrupoli né educazione ambientale vi gettano.
"Ognuno di noi - spiegano i responsabili di GreenPeace - almeno una volta nella vita si è imbattuto in un rifiuto di plastica sulla spiaggia e molto probabilmente lo ha raccolto e gettato nel cestino. Altrettanto spesso capita di tornare qualche giorno dopo nella stessa spiaggia e trovarla nuovamente piena di rifiuti in plastica. Una massiccia operazione di pulizia può permettere di rimuovere buona parte della plastica facendola confluire nella raccolta differenziata".
Ma il riciclo funziona davvero? "Per anni - obiettano i responsabili dell'associazione ambientalista - ci è stato detto che è la soluzione per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica ma la realtà è che, dagli anni ’50 ad oggi, meno del 10% della plastica prodotta è stata correttamente riciclata, mentre il resto è finita negli inceneritori, nelle discariche o dispersa nell’ambiente e di conseguenza in mare. E la percentuale di riciclo, nonostante sia aumentata negli ultimi anni, in Italia è oggi pari a circa il 40%. Ciò dimostra che la responsabilità di questo inquinamento non può ricadere solo su noi cittadini, ma sono piuttosto le grandi aziende, che continuano ad immettere sul mercato enormi quantità di plastica monouso senza darci delle reali alternative, a doversi assumere le proprie responsabilità".
È per questo che, insieme ad altre organizzazioni che fanno parte della coalizione internazionale #Breackfreefromplastic, Greenpeace ha deciso di puntare i riflettori proprio su quei grandi marchi che usano quantità enormi di plastica usa e getta. A coordinare il gruppo di giovanissimi che per ore, sotto il sole, hanno "bonificato" Riva Fiorita c'era Francesca Zazzera.
Lunedì 10 Settembre 2018, 11:42
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