Napoli, il neo prefetto Palomba: «Subito più telecamere e linea dura sulle armi»

Lunedì 1 Novembre 2021 di Valentino Di Giacomo
Napoli, il neo prefetto Palomba: «Subito più telecamere e linea dura sulle armi»

«Ho giocato nelle giovanili del Napoli e solo per un problema all'appendicite non sono riuscito ad approdare nella selezione Allievi ed andare a Coverciano, oggi però sono solo capitano della Nazionale dei prefetti. Da uomo di sport so benissimo che per vincere bisogna giocare di squadra ed è quello che proverò a fare in città». Claudio Palomba si insedierà da prefetto di Napoli il prossimo sabato. Arriva da Torino a rilevare il posto di un «ottimo prefetto», come lo stesso Palomba ritiene l'uscente Marco Valentini.

Prefetto, da dove si partirà?
«In linea generale credo che Napoli non abbia solo bisogno di un controllo del territorio, ma di un governo del territorio. L'impegno quotidiano deve essere quello di conoscere capillarmente le esigenze e le peculiarità di ogni quartiere e di intervenire in maniera organizzata, con un lavoro sinergico tra tutte le istituzioni».

Per fare ciò ha già sentito il sindaco Manfredi e il presidente De Luca?
«Certo, conoscevo già Manfredi e ho avuto un cordiale scambio di saluti con il governatore. Sia la giunta comunale che quella regionale hanno al loro interno persone con una lunga carriera nel settore della sicurezza come l'ex questore Antonio De Iesu e il prefetto Mario Morcone. È un'ottima base di partenza».

Per fare?
«Penso ad esempio che sia il Comune che la Regione hanno degli specifici programmi per implementare i sistemi di videosorveglianza in città. Al momento non c'è una rete diffusa e capillare, tra i primi punti proporrò al più presto l'ampliamento di questi sistemi».

Quando dice che bisogna governare il territorio intende anche questo?
«Non solo. In altre realtà ho istituito dei tavoli di ordine e sicurezza pubblica in ogni singola circoscrizione, provando a lavorare non solo con le forze di polizia e le istituzioni che solitamente partecipano a questi tavoli. Vorrei coinvolgere le tante associazioni perché credo fermamente nella sinergia tra pubblico e privato. Penso alle parrocchie e ai dirigenti scolastici lavorando sugli obiettivi».
Il suo predecessore ha provato a dare risposte non solo sostanziali, ma anche simboliche come la battaglia ai murales e agli altarini della camorra.

Proseguirà?
«Sì, è fondamentale non concedere margini alla criminalità anche immaginifici e soprattutto fare in modo che i ragazzi possano godere di esempi positivi. Ci sono tante risorse in arrivo per il progetto Scuole sicure, è uno dei punti che ho toccato nelle mie interlocuzioni con Comune e Regione per trasmettere i valori della legalità sin dai primi anni di vita».

Anche tanti ragazzini girano armati. Emergenze sulle quali il nostro giornale sta ponendo l'attenzione da tempo. Come si interviene?
«Farei intanto una verifica su chi possiede oggi il porto d'armi e se ne ha realmente diritto. E poi girano troppe armi anche illegalmente: se si vuole smantellare questo fenomeno bisogna intervenire alla radice, individuando chi sono i soggetti che ne fanno un commercio e da dove arrivano. Su questo farò un punto della situazione con la Questura e le forze dell'ordine. In città ci sono troppi ragazzini armati e dobbiamo capire come nasce il fenomeno. Poi si lavorerà sull'aspetto sanzionatorio».

Il duplice omicidio di Ercolano pone una questione non solo sul possesso delle armi, ma ci interroga pure sulla percezione della sicurezza in determinate realtà. Non trova?
«Vero. Una revisione su chi ha diritto ad essere armato va fatta valutando tutti i requisiti soggettivi e oggettivi di queste persone».

A proposito di armi, bombe e omicidi: crea allarme quanto sta avvenendo a Ponticelli. Ha letto l'appello dell'arcivescovo Battaglia?
«Condivido. I parroci sono sentinelle del territorio, per questo è indispensabile coinvolgerli e sapere anche da loro cosa accade. A Ponticelli come in altri quartieri difficili ci illuderemmo nel pensare che solo con la presenza della polizia supereremo questo fenomeno. Ci vuole tanto altro».

Oltre alla camorra che spara teme soprattutto quella silente e che fa affari?
«Come diceva qualcuno molto più noto di me: Follow the money. Si va dove vanno i soldi e dobbiamo attrezzarci preventivamente. Ora con il Pnrr arriveranno tantissime risorse e molti Comuni non saranno in grado di gestirle. Dobbiamo affiancare le amministrazioni e saranno cruciali i protocolli di prevenzione antimafia che attiveranno proprio le prefetture. Perché quando si muove la magistratura è già tardi. Penso al fenomeno dei passaggi di alberghi in cui mi sono imbattuto quando sono stato prefetto a Rimini e che spesso andavano in mani poco lusinghiere. Ogni nuovo contratto va visto e revisionato alla luce delle normative antimafia».

Da gran tifoso del Napoli avrà pensato che la nomina di Draghi e Lamorgese è giunta alla vigilia del compleanno di Maradona. Il suo mandato parte con la protezione della mano di D10s?
«Amo lo sport e quelli collettivi ancora di più. Su questo dobbiamo lavorare, lo sport crea tra i giovani e tra i ragazzi uno spirito di squadra. Solleciterò ogni intervento per fare in modo che si recuperino strutture per questo. Poi se vince anche il Napoli tanto meglio, ma le vere vittorie vorrei ottenerle nei campetti di periferia recuperando i giovanissimi. Non solo a Napoli, ma anche in altre realtà difficili della provincia come Castellammare e Torre Annunziata, girerò molto non appena mi insedierò».

Ultimo aggiornamento: 2 Novembre, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA