«Radiografie al sottosuolo intercettando i raggi cosmici
così scopriremo i dissesti a Napoli»

Il progetto sui muoni già in corso al centro storico

Una radiografia del sottosuolo
Una radiografia del sottosuolo
Paolo Barbutodi Paolo Barbuto
Giovedì 29 Febbraio 2024, 23:51
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Da qualche settimana in una galleria della Napoli Sotterranea è in funzione un’antenna in grado di «catturare» i raggi cosmici e di utilizzarli per eseguire meticolose radiografie del sottosuolo. Quel cilindro piazzato sotto terra dall’azienda napoletana Tecno In, è un’antenna speciale, evoluzione di precedenti rilevatori analoghi, figlia di un brevetto tutto italiano che è il fiore all’occhiello di questo tipo di ricerche: serve a catturare i segnali dei «muoni», raggi cosmici che costantemente colpiscono il nostro pianeta (anche ora, mentre leggete queste righe, siete colpiti dai muoni) e a realizzare una vera e propria radiografia del sottosuolo. Il concetto è esattamente quello dei Raggi X che consentono ai medici di scoprire quel che c’è nel nostro corpo, solo che i muoni hanno una capacità di penetrazione moltiplicata all’infinito, riescono a infilarsi per chilometri all’interno del manto terrestre. L’antenna muonica segue i raggi cosmici nel loro percorso e intercetta le naturali deviazioni che questi subiscono quando incontrano ostacoli lungo il loro cammino. L’analisi dei dati rilevati dalle «deviazioni» dei muoni permette di capire quali materiali hanno attraversato e quanto spazio vuoto hanno incontrato: una ricostruzione del percorso dei raggi cosmici permette di ottenere ricostruzioni tridimensionali del sottosuolo indagato.

Si tratta di un’iniziativa di ricerca che, a Napoli, è seguita dalla Tecno In, della quale il deus ex machina è il geologo Lucio Amato, consigliere dell’Ordine: «L’apparecchiatura attualmente installata nella Napoli Sotterranea è l’evoluzione di un precedente macchinario. È realizzata in forma cilindrica in modo da poter essere utilizzata facilmente con un semplice carotaggio del terreno». Amato fa capire che si tratta di una tecnologia già pronta per essere utilizzata anche altrove, al Vomero, per esempio, dov’è necessario avere un quadro preciso dei vuoto sotto le strade e gli edifici: «Sì, il progetto è agilmente percorribile anche al Vomero. Ovviamente bisogna avviare una procedura con il Ministero affinché finanzi una ricerca specifica su quel territorio. Io penso che non dovrebbe essere difficile ottenere quei fondi, i tempi per realizzare l’indagine potrebbero essere brevi, parlo di pochi mesi, se le procedure vengono avviate subito».

Esperimenti con l’utilizzo di antenne muoniche sono già stati realizzati in città: qualche anno fa alla Sanità venne individuata una camera sepolcrale sconosciuta, più di recente nel cuore del Monte Echia è stata confermata l’esistenza di una cavità inesplorabile perché occlusa da materiali.

La novità, in questo caso, è l’utilizzo dell’antenna, dal brevetto «made in Italy», più performante di quelle utilizzate fino ad ora. Si tratta di un esperimento destinato ad utilizzi futuri e più complessi. Attualmente, in cambio del test sperimentale, l’antenna piazzata nelle viscere della Napoli Sotterranea, restituirà immagini tridimensionali estremamente precise del Centro Antico della città, consentirà di svelare eventuali cavità nascoste e permetterà di prevedere sistemi di verifiche e controlli più mirati per evitare dissesti e sprofondamenti. Potrebbe accadere la stessa cosa anche per il Vomero e per tutte le altre zone della città.

 

«Siamo sempre felici di metterci a disposizione della scienza - Enzo Albertini, scopritore e ideatore del percorso della Napoli Sotterranea, non nasconde la sua emozione - siamo consapevoli del nostro ruolo centrale sul fronte culturale, siamo pronti ad assumerne uno analogo anche sul piano della scienza perché questo sito è culla di grandi iniziative che vanno oltre la semplice fruizione turistica».

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Il progetto del Centro Storico è realizzato assieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che contribuisce agli studi e segue ogni passo dell’iniziativa. C’è stata anche una visita da parte dell’Agenzia Internazionale per l’energia Atomica che ha voluto toccare con mano le potenzialità dell’antenna muonica installata a Napoli e verificarne il possibile utilizzo in un settore delicato come quello del nucleare.