Da piazza Garibaldi a Port'Alba, Napoli ostaggio della doppia fila: «Noi prigionieri delle auto»

di Antonio Menna

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Una dentro l’altra, senza toccarsi mai. Sembra una magia ma è l’arte della sosta stradale a Napoli. Ogni angolo è quello giusto. Ogni spazio va occupato. Ogni vuoto, riempito. Nessuna paura dello «Street view». Il nuovo sistema della Polizia municipale con telecamere montate su auto per filmare e poi multare chi parcheggia in doppia fila, non ha spostato quella marea di lamiere che dalla Stazione alla City, dal Museo al Vomero, si “appoggia un attimo” in seconda, in terza, a volte anche in quarta fila.

Corso Meridionale, ore 11.10: comincia qui il giro della pazza, pazza sosta nel cuore della città. A destra la stazione centrale, a sinistra una batteria di negozi. Una Bmw fa bella mostra di sé in doppia fila con le quattro frecce accese. Più avanti altre auto, quasi nascoste dalla sagoma di quella più grossa. Tutte parcheggiate a filo di portiera con le macchine ferme accanto al marciapiede. Cento metri e c’è la gioielleria Esposito: qui comincia un vero tappeto di auto. Molte di grossa cilindrata, tutte in seconda fila. Una Smart azzarda addirittura la terza. «Siamo prigionieri – sbotta Enrico, che passa e guarda -. Sequestrati in casa». Poco più avanti c’è Binario calmo, il caffè all’imbocco di una galleria pedonale che porta dentro la stazione centrale. Nuova colonna di auto in doppia e tripla fila. «Abbiamo dovuto mettere una persona fissa a presidiare l’ingresso della nostra struttura – si sfoga Santolo Cozzolino, dell’Hotel Stelle -. Abbiamo clientela selezionata ma riceviamo recensioni negative per queste situazioni di degrado».

A fare tenerezza, all’imbocco di Via Pavia, è il cartello del parcheggio a pagamento. Impossibile perfino identificarla, la striscia blu, sommersa dalle auto da tutti i lati. Alle ore 11.25, almeno venticinque auto fuori posto. E la grande fila, così ordinata e composta che è difficile definirla selvaggia, viene chiusa in alto da un camion che, non potendosi mettere in parallelo, ha scelto la via perpendicolare, chiudendo il Tetris perfetto.
 

Arriva fino a Via Marina, invece, la fila di auto in doppia fila di Corso Arnaldo Lucci. Sono le 11.48. Il primo pezzo è ordinato, anche perché alla rotonda stazionano sempre pattuglie dei vigili urbani, a presidiare i flussi di traffico da Via Ferraris. Ma nel secondo tratto, ricompare la scacchiera di auto, che chiude da un lato anche tutti i bidoni della spazzatura. Per depositare un sacchetto, bisognerebbe lanciarlo. «Non ci lasciano libero nemmeno il cancello per entrare nel palazzo – si sfoga Clara Coletta -. Dobbiamo saltare sopra le auto».

La scena non muta se si lascia la zona della stazione e ci si avventura lungo il Rettifilo. Qui la sosta in doppia fila segue come un andamento naturale. Qua sì, qua no. Come se esistesse un immaginario piano della viabilità anarchica. Risalendo da piazza Borsa, lungo via Sanfelice, invece, si nota una ragazza chiusa nella sua Hyundai bianca, regolarmente parcheggiata, bloccata da un Citroen in doppia fila. «Sto suonando il clacson da un quarto d’ora – dice -. Non esce nessuno».

Ma il vero spettacolo di arte varia è in piazza Matteotti. Sono le 12.20 e nel piazzale tra la Provincia e la Posta va in scena un complicato groviglio di auto, scooter, taxi, catene, strisce gialle, strisce blu dentro il quale si rimane incastrati camminando a piedi: a un certo punto, in quella matassa di ferro e gomma, non si sa più come andare avanti. Non resta che sedersi su uno scooter. Sulla rotonda davanti alla Provincia, poi, campeggia il cartello di divieto di sosta, e tutto intorno, auto parcheggiate. Ma non solo: esauriti i posti in divieto, si va in doppia fila.

In via Costantinopoli, dietro Port’Alba, fino all’incrocio col museo, alle 12.48, riparte la doppia fila spudorata. Auto, furgoni, perfino motorini in sosta che tagliano l’aria alle auto, lasciando giusto lo spazio per la risalita. Scena simile, lungo via Salvator Rosa, e poi al Vomero dove in Piazza degli Artisti, verso le 13, non infili nemmeno uno spillo, mentre in Via Cilea, complice qualche paninoteca da strada, la sosta in doppia fila si fa con le portiere aperte e la musica a palla. Perché parcheggiare è come vivere: ci vuole un po’ coraggio e molta fantasia. Altro che telecamere.
Sabato 9 Febbraio 2019, 14:30 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2019 17:55
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