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Napoli, il ricordo a 30 anni dagli omicidi di Falcone e Borsellino: «Per combattere le mafie serve lo sforzo di tutti»

Lunedì 23 Maggio 2022 di Alessio Liberini
Napoli, il ricordo a 30 anni dagli omicidi di Falcone e Borsellino: «Per combattere le mafie serve lo sforzo di tutti»

«La mafia è molto potente ma non dobbiamo temerla. Se uniamo le forze la possiamo sconfiggere per rendere il mondo un posto migliore». Nella lettera affissa all’Albero della Legalità da Lorenzo, un giovane studente napoletano, c’è il messaggio più sincero del ricordo e del futuro nella lotta alla criminalità organizzata. Ma, soprattutto, la consapevolezza che - ancora oggi a trenta anni di distanza dalle tragiche uccisioni per mano di Cosa Nostra - l’eredità lasciata dai magistrati siciliani, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è ancora fortemente viva e vegeta anche tre le nuove generazioni.  

È difatti una “memoria viva” quella che ha accompagnato, nella mattinata di oggi, tantissimi studenti e studentesse degli istituti napoletani in piazza Municipio per ricordare, nel loro trentennale, quelle che probabilmente sono ancora oggi le pagine più buie della storia del nostro Paese. Come la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie il magistrato Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E la strage di via D'Amelio, avvenuta il 19 luglio dello stesso anno, in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

All’evento, coordinato dal vicesindaco di Palazzo San Giacomo, Mia Filippone e dal presidente onorario della Fondazione dedicata al cronista del Mattino ucciso dalla camorra, Giancarlo Siani, Geppino Fiorenza, hanno presenziato numerose autorità cittadine e regionali come: il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il prefetto partenopeo, Claudio Palomba, il Questore di Napoli Alessandro Giuliano e l’assessore alla Sicurezza della Regione Campania, Mario Morcone. Insieme a loro erano presenti numerose delegazioni delle tante associazioni locali e non che combattono sui territori, giorno per giorno, l’avanzare dei fenomeni mafiosi. A fare da cornice, ai tanti ospiti della giornata, c’erano numerosi studenti di vari istituti scolastici cittadini che hanno omaggiato la memoria di Falcone e Borsellino addobbando l’albero della Legalità - su cui ai suoi piedi è posta una lapide dedicata a tutte le vittime delle due stragi - con disegni e messaggi allegri di ricordo ma soprattutto di speranza per un futuro migliore. Mentre, le autorità cittadine, hanno deposto – come ogni anno – una corona di fiori alla memoria di tutte le vittime. A termine dell’evento, inoltre, l’orchestra degli alunni del Sspg Tito Livio di Napoli, si è cimentata in un'esibizione musicale, suonando prima “Bella ciao” e successivamente “Imagine” di John Lennon. 

«La battaglia contro la camorra e tutte le mafie si combatte ogni giorno» ha spiegato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. «Questi momenti di ricordo – precisa il primo cittadino partenopeo, tra la grande attenzione dei giovanissimi studenti - alla presenza delle scuole e dei giovani, sono fondamentali per fare in modo che la legalità e la democrazia, lo Stato, prevalgano sempre». Ma per farlo «serve lo sforzo di tutti noi» evidenzia il prefetto di Napoli, Claudio Palomba. «Deve essere – chiarisce Palomba agli studenti presenti in piazza - uno sforzo comune per il bene di tutti, a partire dalle famiglie e dalle scuole. A Napoli ci sono tante energie positive e tante associazioni che fanno un lavoro egregio sul nostro territorio».

 

Un lavoro a cui fa da cornice il prezioso operato che svolgono quotidianamente docenti e dirigenti dell’intera città, specialmente in quei quartieri definiti a “rischio”. Dove, all’aumento della dispersione scolastica corrisponde, troppo spesso, un avvicinamento dei giovani alle peripezie del mondo criminale.

«Il mondo della scuola – racconta la numero due di Palazzo San Giacomo, Mia Filippone, già dirigente scolastico di diversi istituti di Napoli - è un mondo nel quale la memoria si coltiva perché è strategica. È strategica nell’educazione del cittadino e può essere uno strumento utile, direi indispensabile, per combattere una serie di problemi che ancora attanagliano la società contemporanea, come quello della dispersione scolastica». «Abbandonare la scuola – evidenzia il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Campania, Ettore Acerra - significa non avere più un punto di riferimento, diventando facili prede di tentazioni. Quindi la prevenzione, verso la dispersione scolastica, sia esplicita del vero e proprio abbandono, sia quella implicita di arrivare ad un titolo di studio senza le competenze sufficienti, è uno dei principali obbiettivi del sistema Paese e del sistema Campania».

L’attenzione dell’intera commemorazione e proprio verso le nuove generazioni, ovvero il futuro del nostro Paese, martoriato - da ben due secoli - dai fenomeni mafiosi.  «È molto importante che le giovani generazioni e i ragazzi, che questa mattina ci onorano della loro presenza, comprendano la necessità di dare una scossa alla nostra società che ha ancora tanti problemi ed è ancora così profondamente intrisa dall’illegalità e dal sopruso che non possiamo più accettare» commenta l’assessore alla Sicurezza di Palazzo Santa Lucia, Mario Morcone.

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Allo stesso tempo, per combattere le camorre, è bene ricordare la memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie, anche se meno note, che in Italia sono oltre un migliaio. Di queste in molti non ne hanno memoria ecco perché il lavoro svolto da associazioni e fondazioni è fondamentale in tal senso, affinché nessuno venga dimenticato. 

«La Fondazione Polis – racconta il presidente Don Tonino Palmese -  ogni giorno ricorda a tutti i familiari le vittime del giorno e, purtroppo, l’elenco è lunghissimo». «Solo oggi pomeriggio – prosegue Don Palmese - sarò a ricordare una povera vittima che per aver protestato nel suo condominio fu accoltellata ed uccisa. Mi riferisco a Patrizio Falcone, omonimo del giudice - ucciso proprio lo stesso giorno - È importante ricordare tutte le vittime».

«Quelle del 1992 sono state giornate strazianti e terribili, ma hanno segnato un punto di non ritorno nella lotta alle mafie nel Paese. – precisa, invece, il coordinatore regionale di Libera in Campania, Mariano Di Palma – Questo punto è stata la capacità di cittadini e cittadine di voler costruire un’Italia diversa. Anche qui da Napoli questo messaggio è importante in un momento di grande emergenza nella nostra città».

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA