San Gregorio Armeno, tornano i turisti a Napoli ma artigiani ancora in crisi

Giovedì 20 Agosto 2020 di Antonio Folle

Dopo le dure settimane di lockdown e le incertezze sul ritorno del turismo a Napoli, da ormai diversi giorni il centro storico della città è tornato ad essere al centro dei grandi flussi turistici che tradizionalmente caratterizzano questo periodo dell'anno. Migliaia di visitatori - provenienti in gran parte dalle altre regioni italiane - stanno prendendo d'assalto anche San Gregorio Armeno, affollando la strada e creando non pochi grattacapi agli artigiani costretti molto spesso a chiedere agli avventori di indossare correttamente la mascherina. All'aumento dei flussi turistici, però, non corrisponde l'atteso incremento del volume d'affari. Sono molti, infatti, a lamentare ancora oggi difficili condizioni economiche che non permettono, in alcuni casi, nemmeno di coprire le spese vive delle attività.
 

Le ragioni delle difficoltà economiche degli storici artigiani di San Gregorio Armeno vanno ricercate nell'altrettanto complicata situazione economica delle famiglie italiane. Gran parte dei flussi turistici che stanno invadendo il capoluogo partenopeo, infatti, sono low budget. Difficile, quindi, che possano acquistare gli splendidi - ma costosi - presepi fabbricati a San Gregorio Armeno. Nella quasi totalità dei casi, come hanno spiegato gli stessi artigiani, i turisti si limitano ad acquistare souvenir da pochi euro. Poco per far ripartire l'economia di un luogo storico che sta facendo in ogni caso da volano di sviluppo per il turismo della zona.
 

 

«San Gregorio Armeno attira migliaia di turisti - spiega il presidente dell'associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno Gabriele Casillo - ma questi turisti non possono risollevare l'economia degli artigiani. Per la maggior parte si tratta del classico turismo mordi e fuggi che si caratterizza per il basso profilo e per le spese estremamente contenute. Noi stiamo cercando una interlocuzione con il presidente De Luca - prosegue Casillo - abbiamo chiesto più volte di essere aiutati ma per il momento non c'è stato ancora nulla di concreto. Quello che noi chiediamo è un contributo a fondo perduto per cercare di coprire le spese vive che, in questo momento, rischiano di ammazzare decine di attività storiche. Non chiediamo grosse cifre - conclude il presidente dell'associazione che unisce gli artigiani di San Gregorio Armeno - chiediamo solo il necessario per sopravvivere a questo momento di difficoltà». 

Difficoltà destinate, almeno secondo le previsioni degli artigiani, a durare ancora diversi mesi. In molti hanno coraggiosamente anticipato le spese per l'acquisto delle forniture necessarie a realizzare i pastori e i presepi che dovrebbero essere venduti nel prossimo periodo natalizio. Una "scommessa" che potrebbe mettere definitivamente in ginocchio attività che risentono di cali del volume d'affari vicino al 40%. 

«Siamo in estrema difficoltà - ha spiegato Daniele Gambardella - ma stiamo cercando di resistere con tutte le nostre forze. San Gregorio Armeno non può morire e le istituzioni devono aiutarci a sopravvivere. Le masse di turisti che vengono qui in questi giorni dimostrano che la storia di questo luogo e il lavoro di noi artigiani sono stimati e apprezzati in Italia e nel mondo, per questo stiamo continuando a tenere aperte le nostre botteghe nonostante le difficoltà economiche. I turisti che arrivano oggi acquistano il cornetto o il portachiavi da due euro - prosegue Gambardella - niente a che vedere con gli incassi che era possibile realizzare fino a qualche mese fa e che ci consentivano non solo di mandare avanti le nostre attività, ma anche di offrire lavoro a tante famiglie del quartiere».

La stampella fornita dalle istituzioni potrebbe rappresentare l'ancora di salvezza per gli artigiani che, forse, sono i più colpiti dall'effetto lockdown e dalla paura dei nuovi contagi che sta caratterizzando questa fase storica. «La nostra speranza - spiega Aldo Vucai, decano degli artigiani di San Gregorio Armeno - è di poter tenere duro ancora qualche mese. Di certo ad oggi in molti non riusciamo nemmeno più a coprire le spese, ma stiamo continuando a lavorare in attesa di riuscire a superare questa crisi». 

Ultimo aggiornamento: 17:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA